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#Intervista: Proietti, “Storia di una donna che fiorisce”

#Intervista: Claudio Proietti, lo scrittore che non smette di fiorire

Isira. Storia di una donna che fiorisce” è l’ultimo romanzo (autoprodotto) di Claudio Proietti.

Produttore, autore e regista di cortometraggi, Claudio Proietti è stato allievo dello sceneggiatore Leo Benvenuti per poi dedicarsi a quella che è diventata la sua più grande passione, la scrittura.

Il suo esordio avviene nel 2014 con il romanzo “Ho due storie per te” (Armando Curcio Editore). Successivamente arriva il libro per ragazzi “L’incredibile storia di Casiamù” (Edizioni Progetto Cultura), volume che è stato adottato in diverse scuole.

A colpire la mia attenzione è stato proprio il fil rouge descritto fra le pagine avventurose della storia di Casiamù: scoprire chi siamo realmente.

Ne ho parlato insieme all’autore in questa interessante intervista per The Parallel Vision.

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Claudio Proietti

Il tuo ultimo libro “Isira. storia di una donna che fiorisce” è stato definito un romanzo di formazione. Perché?

Penso che tutte le cose che ho scritto in realtà siano un po’ di formazione. Forse formano me, forse mi fanno capire qualcosa.

Diciamo che Isira è rivolto ai giovani fra i 16 e i 23 anni. Perché si rivolge a questi ragazzi? Perché è la storia di questa 23enne che non si piace, si sente sbagliata, si sente un errore, non si piace né dentro né fuori e quindi non sa che posto ha nel mondo, qual è il suo talento.

È la confusione che vivono tutti i ragazzi di quella età. Tutti noi la viviamo in qualche modo, ma a quell’età c’è proprio il momento del punto interrogativo gigantesco che compare.

Isira fa un percorso alla ricerca della vera mamma dopo che la notizia di non essere figlia legittima la sconvolge moltissimo.

Qualcuno le dice che c’è una mamma da scoprire e lei va alla ricerca di questa madre: così inizia il viaggio per scoprire sé stessa e il proprio talento.

È un romanzo di formazione perché ci invita a guardare dentro di noi e dovrebbero farlo soprattutto i ragazzi che adesso sono portati all’esterno dal cellulare, che diventa predominante, oppure dai social.

Ecco, i ragazzi ogni tanto dovrebbero spegnere le lucette cha hanno fuori e accendere quelle che hanno dentro.

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Il percorso di crescita è un tema che ti accompagna costantemente nella scrittura.

Sì, perché l’uomo è in continua crescita. Noi siamo costantemente mutanti e mutevoli e in ogni storia c’è un’evoluzione, un mutamento dei personaggi.

Bisogna accettare che le cose cambino. La gente fa fatica ad accettare che le cose cambino. Invece noi dobbiamo essere disposti a far entrare e a far uscire dalla nostra vita le persone e i fatti.

Ho letto che due parole chiave del tuo romanzo sono “accettazione” e “perdono di sé“. Perdonarsi che cosa significa?

Perdonarsi significa concedersi la possibilità di ricominciare.

Prima di perdonare un altro bisogna perdonare sé stessi per essere incappati in quella situazione. Il perdono avviene solo se ti sei perdonato.

Noi causiamo le cose che ci capitano. Le persone non arrivano a caso nella nostra vita perché risuonano con qualcosa dentro di noi, con un nostro aspetto.

A volte la necessità crea delle nuove occasioni

Che tipo di percorso di crescita ha fatto Claudio Proietti?

Non parlo al passato, parlo al presente. Che percorso faccio? Non lo so. Io sono una persona molto complessa.

Sono un timido che non sembra timido e quindi molte volte quello che faccio può essere equivocato.

Il mio percorso è quello di Isira: lo sbocciare. Sono rimasto spesso dietro le quinte ma ho sbagliato perché è importante darsi la giusta importanza, assecondare le proprie inclinazioni.

Non bisogna nascondersi nella vita: bisogna lasciare che le cose accadano e lasciarsi fiorire.

Io sento di potermi mettere in gioco in questo senso. Adesso faccio persino le dirette Instagram!

Parliamo dei tuoi salotti culturali su Instagram

All’interno di quello spazio parliamo un po’ di tutto. A volte siamo più leggeri, a volte penetriamo di più in certi argomenti.

Non ho i paraocchi e sono aperto a ospitare tutti. Mi piace rapportarmi con le persone e non giudicarle.

Avevo programmato degli incontri nelle scuole per presentare il mio romanzo. Non potendolo fare, almeno per il momento, ho fatto quello che non avevo mai fatto: ho acceso il telefono e mi sono messo a parlare del mio libro con una diretta Instagram.

Una persona si è collegata e poi altre ed è finita che sono rimasto un’ora e mezza, non pronto, a parlare con il sudore e un braccio atrofizzato.

Però sai cosa? Ho vinto la paura! Ho dato un nome a queste dirette: “Finché il virus ci separa” perché gli incontri avranno vita in base all’evoluzione del Covid-19.

Incontro persone, nuove persone o amici e conoscenti. Ho scoperto che le persone si sentono a loro agio e un aspetto di me stesso che mai pensavo che avrei incontrato. A volte la necessità crea delle nuove occasioni.

Isira è un romanzo di formazione e di fioritura. Quello attuale è un momento complesso per i giovani adulti che si sono dimostrati coraggiosi e responsabili. Quale fioritura auguri loro?

I ragazzi si sono dimostrati maturi e saggi e faccio loro i miei complimenti.

C’è chi è più superficiale e chi meno ma questo fa parte della vita. Ho piena fiducia nei giovani.

Ho scoperto in loro, nella mia esperienza di scrittore, delle anime meravigliose e attente, sensibili e delicate.

Gli auguro di accettarsi e di accettare quello che amano senza pensare ai giudizi degli altri. Quello che va bene per loro è già dentro di loro.

Devono lasciarsi emergere e non copiare o emulare falsi miti, ma lasciare che quell’essere speciale che ognuno si porta dentro emerga.

Ognuno ha un talento e ha il dovere di assecondarlo senza la tensione del trovarlo perché lo abbiamo già dentro di noi. È la nostra personalissima via nella vita. 

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)

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