Teatro

#Recensione: “Nuoce gravemente alla salute” al Teatro Trastevere

Avviso importante: è vietato non assistere, almeno una volta, allo spettacolo scritto e diretto dalla bravissima Alessandra Silipo “Nuoce gravemente alla salute”, che è stato in scena al Teatro Trastevere dall’11 al 16 febbraio e mi ha particolarmente colpita per l’originalità del testo.

Non è da considerare scontato avere la possibilità di recensire un’opera teatrale che, a partire dalla scelta del titolo, sappia accendere l’attenzione del pubblico e orientarla in un labirinto di provocatori nonsense sapientemente destrutturati ma in grado, attraverso riflessioni e suggestioni, di ricostruire una trama perfetta. Una fotografia bella, quanto impietosa, del mal di vivere che ci circonda e, soprattutto, “Nuoce gravemente alla salute” è uno spettacolo che riesce a non essere banale.

Mai banale” l’ho già detto? Bene, perché uscire dal teatro con la consapevolezza di aver assistito a un pezzo drammaturgico brillante, ben scritto, interpretato con professionalità e con la giusta ironia, puntando tutto sull’impatto delle parole e dei gesti è, di questi tempi, una vera coccola per l’anima e per la curiosità intellettiva.
foto 1Ci troviamo nelle atmosfere buie di un condominio, con abitazioni piccole, alveoli che accolgono una laboriosa pluralità di persone diverse fra loro per estrazione sociale e culturale.

Un medico, l’eclettico Simone Balletti, che potremmo definire fra il dotto e sapiente citando la combo Collodi – Bennato, si aggira fra gli appartamenti del condominio in Via Bighellonia per verificare lo stato di salute di alcuni condomini, sotto la guida della portinaia tutto fare/tutto sapere dello stabile, l’incantevole Alessandra Silipo.

Inizia, con questo originale giro in corsia, una narrazione che ci permette di spiare la vita degli altri protagonisti in scena, i talentuosi Sara Poledrelli, Bianca Mei, Antilena Nicolizas e Luigi Budel, ciascuno alle prese con le specificità della loro vita e concentrati a non contrarre… il virus.
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Seconda eccellenza per questa convincente prova drammaturgica è inoltre la capacità di dire tutto senza dare un nome specifico al “problema”, al virus appunto. Un gioco lessicale che si muove con eleganza fra il teatro dell’assurdo e il linguaggio contemporaneo. Dire e non dire, lasciar intuire aprendo squarci di riflessione ancor più drammatici di quelli dichiaratamente espressi da film o telegiornali. O, peggio ancora, dai social.

Parliamo di un virus e di una cura, ma per debellare cosa? Chi? Una razza, forse. Parole dure quelle contenute in “Nuoce gravemente alla salute” che arrivano dritte alla stomaco evitando quel taglio melodrammatico che renderebbe tutto emotivamente già visto, già ascoltato. Lascia lo spettatore senza chiare coordinate contestuali ma il riferimento metaforico è efficace e puntuale: tutti sappiamo, in pochi scegliamo di conoscere.

Incontriamo dunque le stereotipie più spaventevoli del nuovo millennio che si spintonano per farsi largo nella quotidiana lotta alla sopravvivenza attraverso il caos, la disattenzione per il prossimo
, la tuttologia imperante e il bisogno di quella identità social in grado di addomesticare le intime unicità. “Nuoce gravemente alla salute” è, a tutti gli effetti, un saggio sulle criticità contemporanee che ci stanno infettando e dalle quali nessuno riesce a esimersi.

Nuoce Gravemente alla SaluteTutti abbiamo un talento nascosto: questo refrain più volte intercala la narrazione, perché lo schema della sopravvivenza è dettato dalla visibilità offerta da un indefinito talent. Terza grande intuizione drammaturgica: non è importante il talent, nel focus della narrazione, quanto il perverso meccanismo dei like. C’è chi sta dalla parte del telecomando e usa i libri per far palestra e chi esiste come tele-comandato. Da chi? Dal virus. Dal non sapere più chi si è, chi si vorrebbe realmente essere.

I quadri scenici si rincorrono furiosi, così come le parole. Ma tutto funziona perfettamente, come una serie di orologi a cucù che suonano rispettando una sincronia perfetta quanto angosciante. È possibile creare un gruppo di followers per (ri)scoprire un oggetto come la matita, attraverso un tutorial che farebbe impallidire Alberto Angela (una delle scene più esilaranti della commedia). È possibile spettacolarizzare la morte, usarla come un diversivo. Dimenticare anima, persone, cause ed effetti. Il punto, ci invita a riflettere lo spettacolo, non è se tutto questo sia possibile, il punto è che stiamo dentro a questo processo. Tutti.

Nuoce gravemente alla salute” non ha la pretesa di offrire soluzioni morali. Scatta una foto e ce la mette davanti agli occhi. A cosa siamo pronti per combattere lo sporco, il malessere, il disagio? Cominciamo con il provarlo: la scenografia ce lo chiede, il testo e le musiche ce lo chiedono. Cosa si prova a non avere tutto sotto controllo? Ad assistere a un fiume di parole ordinate circondati da caos e sciatteria?

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(Foto: Emilia De Leonardis)

Questa è la società del tempo offeso e delle cifre che si sostituiscono ai nomi. Come guarire? Nella vita è necessario avere uno scopo, degli obiettivi, per poter affermare con vigore: “questo sono io”. I 1000 pezzetti che perdiamo di noi stessi, rincorrendo falsi totem, sono in continua svendita, come le idee. “Nuoce gravemente alla salute” non ci dice come risolvere il problema. Ci trascina dentro di esso, in maniera forte e originale e per questo va applaudito con vigore.

The Parallel Vision  _ Raffaella Ceres)
(Foto: © Francesca Grusvaldi)

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