#QuadroDelMese

#QuadroDelMese: Jòzef Mehoffer, “Giardino bizzarro” (1902-3)

Mehoffer_Strange_garden-2


Jòzef Mehoffer (1869 – 1946) è stato un pittore e artista decorativo a capo della corrente modernista Giovane Polonia, ad oggi è ancora il più celebrato artista polacco di tutti i tempi. Nacque in primavera a Ropczyce, una cittadina di 15mila abitanti nel sud dello Stato, ma si trasferì appena possibile per seguire la sua vocazione e studiare nella ben più grande Cracovia, presso l’Accademia di Belle Arti. Qui divenne l’allievo preferito di Władysław Łuszczkiewicz, che gli permise poi di trasferire i suoi studi anche a Vienna e a Parigi, presso l’Académie Colarossi.

È nella città francese che Mehoffer cominciò ad appassionarsi al ritratto, dipingendo personaggi storici in una luce modernista. Poi, riflettendo sull’impiego dell’arte anche su oggetti di impatto più immediato, rivolse il suo sguardo al disegno e alla grafica, concentrandosi su tessuti, vetrate, incisioni e illustrazioni di libri. Il suo tocco, delicato ma in qualche modo straniante, divenne un segno distintivo e Mehoffer venne richiesto anche dal teatro e per realizzare alcuni pezzi di mobilio unici nel loro genere. Le sue vetrate furono celebrate in tutta Europa: tra le altre la chiesa gotica di San Nicola a Friburgo (Svizzera) che lo impegnò dal 1895 al 1936,  la Cappella Orgelmeister di Vienna (1910), la chiesa di Jutrosini (1902), l’imponente cattedrale di Wloclawek (1935 – 1940) e la chiesa di Debniki, vicino Cracovia.

In alcuni casi, come la chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Turek, Mehoffer utilizzò vari media artistici e, oltre alle vetrate, si adoperò per realizzare affreschi e dipinti murali. La versatilità è stata l’elemento centrale di tutta la sua carriera, in quanto l’artista polacco riusciva a far comunicare materiali e prodotti estremamente diversi con la forza di un’unica storia comune. La visione artistica che precedeva le sue opere era contemporaneamente precisa e sognante, i suoi soggetti infatti ricordano la pittura medievale, con i suoi criteri di spazio e gestione, ma con l’utilizzo di una tavolozza impressionista.

Il periodo con la Giovane Polonia fu il suo più produttivo, i membri promuovevano un modernismo positivista e decadentista, generando una versione caratteristica del romanticismo pittorico, conservando sempre l’influenza importante dell’Art Nouveau. Morì a Wadowice, una sua statua in omaggio siede su una panchina di Turek per l’eternità.

Giardino bizzarro” (Strange garden) è un’opera che concluse tra 1902 e 1903, che mostra uno degli scenari più misteriosi della pittura polacca. I soggetti, 3 umani e uno animale, sono immersi in un vivace ambiente naturale, ricco di arbusti, piante e alberi da frutto nel pieno del rigoglio. Mehoffer si trovava allora in un momento di grande felicità: al culmine della sua fama e coinvolto in un matrimonio felice. L’ispirazione fu proprio un viaggio in famiglia, unita all’intenzione – di cui l’artista scriveva in una lettera – di dipingere qualcosa di “caldo, luminoso, vitale, piacevole e gioioso”.

Il primo soggetto su cui gli occhi si fermano è il bambino “d’oro”, un putto biondo che regge in mano rose e peonie, brillando e diffondendo intorno a sé un’aura estiva. Poco lontano una donna giovane e sorridente, avvolta in un abito color zaffiro guarda lo spettatore dritto negli occhi. In una lettera a sua moglie Mehoffer scriveva: “Per me adesso sei praticamente sinonimo del color zaffiro e, stringendoti forte anche se da lontano, mi immergo in quel colore”. È dunque probabile che la donna sia la moglie dell’artista, che con il prezioso vestito abbia voluto rappresentare protezione e amore. In lontananza emerge una figura femminile guardinga ma sorridente, avvolta in vivaci abiti tradizionali polacchi. Seguendo la distribuzione delle ghirlande di fiori, sembra che le 2 donne siano in qualche modo legate da un filo, a rappresentare forse la parentela tra i 2 soggetti e il ruolo di madre della prima.

Incornicia il quadro l’enorme libellula giallazzurra, che sovrasta i personaggi con le ali dorate spalancate. Per alcuni critici è una personificazione del sole che splende con i suoi raggi, per altri è invece un senhal dell’artista stesso, che pur essendo assente veglia sul nucleo famigliare. Quel che è certo è che non c’è avversione nell’atteggiamento dell’enorme insetto, perfettamente inserito nella scena bucolica, che anche grazie ai suoi colori non comunica sensazioni sgradevoli. L’utilizzo dell’oro e la distribuzione spaziale delle figure ricorda i grandi affreschi ecclesiastici del Medioevo e, come Mehoffer desiderava, ne conserva tutta la sacralità.

The Parallel Vision  ­_ Gloria Frezza)

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