Musica

#LiveReport: Giardini di Mirò + Massimo Volume a Villa Ada

Una lezione di eleganza imbevuta di trame oscure e decadenti visioni poetiche. Una notte intensa e delicata al tempo stesso che Giardini di Mirò e Massimo Volume sono abituati a donare al pubblico. Puntellata, stavolta, dall’abbraccio di Villa Ada che domenica 7 luglio ha ospitato sulla sua isoletta circondata dal lago 2 pezzi di storia della musica alternativa italiana.

Il live romano di GDM e MV è stata un’occasione emozionante per rituffarsi in atmosfere e trame narrative oggi desuete che conservano tanti argomenti ancora validissimi per un ascoltatore curioso, ancorché nostalgico. C’è un post rock griffato anni zero sempre vivo e potente; ci sono pennellate dark e noise che qui in Italia hanno piantato semi importanti in solchi, al tempo, ancora poco tracciati. C’è una fedeltà alla propria causa che, nonostante le decadi passate, ha permesso alle 2 band di sopravvivere in buonissima salute.

Le 6 anime dei Giardini di Mirò, rimaste pressoché immutate dall’esordio di “Rise and Fall of Academic Drifting” (Homesleep) del 2001, aprono la serata a Villa AdaCorrado Nuccini, Jukka Reverberi, Mirko Venturelli, Emanuele Reverberi, Luca di Mira e Lorenzo Cattalani traghettano gli spettatori nel mondo dilatato e denso dei Giardini, dove trovano spazio chitarre elettriche multidimensionali, tempi cadenzati su una combo basso/batteria impeccabile, poco spazio per il cantato, tanto per le classiche derive shoegaze e noise marchio di fabbrica del gruppo.

L’estetica strumentale dei Giardini di Mirò resta sempre in bilico tra generi eterei che trascolorano l’uno nell’altro: psichedelia, dream pop, post punk, oltre ai già citati shoegaze e post rock. Non è semplicemente il supermarket delle etichette: i Giardini possiedono ognuno di questi demoni. E sono in grado di raccontarli, evitando accuratamente di esorcizzarli.

giardini-di-mirò-massimo-volume-villa-ada-2019-1Il cammino notturno tracciato da Nuccini e i suoi compagni si intreccia, vuole il caso, con il vissuto sociale della terra di origine della band: il 7 luglio del 1960, infatti, fu il giorno della Strage di Reggio Emilia, un fatto di sangue che coinvolse 5 operai reggiani uccisi dalle forze dell’ordine durante una manifestazione sindacale. “Per noi è sempre una giornata molto importante”, ricorda Jukka. C’è spazio anche per un pezzo suonato assieme a Emidio Clementi, poi intorno alle 22.30 i Giardini si preparano a lasciare il palco ai Massimo Volume.

La band di Clementi (basso e voce) inizia il suo show 20 minuti più tardi con Egle Sommacal e Sara Ardizzoni alle chitarre e Vittoria Burattini a batteria e percussioni. Un quartetto che inizia a riversare sul pubblico di Villa un denso magma oscuro fatto di tempi trascinati, linee di basso scurissime e un muro di suono ossessivo sul quale il recitativo di Emidio si innesta come se nessun altro potesse raccontare quell’universo sonoro iniziato nel 1991 a Bologna.
giardini-di-mirò-massimo-volume-villa-ada-2019-2I Massimo mettono in fila pezzi storici come “Le nostre ore contate” e “Nostra signora del caso” assieme a “Fred“, “La ditta di acqua minerale” e via via tutte le altre. La poesia di Clementi si diffonde lentamente su Villa Ada: “Ho messo chiodi tra le corde / ho preso il vuoto dalle stelle / e l’ho sparso lungo le strade del mondo / e sulla vostra pelle” (“Dymaxion song“); “Il vento scuote ciò che cede / le insegne, i rami, le catene / le foglie morte dell’amore / riuniti qui a consumare / il piatto freddo della cena / la vita stinta nell’attesa” (“La cena“). Tutto è raccolto e vibra in una dimensione condivisa che i Massimo Volume accendono di bagliori perlacei. Uno show intenso, nostalgico e potente.

Il 20esimo live dal palco di Villa Ada – Roma incontra il Mondo 2019 si chiude con Massimo Volume e Giardini di Mirò tutti assieme a suonare il pezzo finale per un commiato rumoroso ed evocativo che termina la terza delle 4 date del mini tour firmato dalle 2 band. Il prossimo appuntamento sarà ad Ancona il 28 luglio presso la Mole Vanvitelliana.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)
(Foto: © Ziblab)

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