Ogni buon cocktail dovrebbe avere al suo interno un mondo. Meglio: un viaggio. Quello che Jordy Di Leone cerca di miscelare ogni volta che un cliente si siede al suo bancone per chiedere qualcosa da bere. Qualcosa di familiare ma allo stesso tempo di nuovo, fresco, sorprendente. E il giovane vincitore di Cucinema 2019 non si fa pregare. E anzi rilancia: i suoi drink hanno il sapore (e il colore, e il profumo) di terre lontane, di antiche tradizioni mixate a tecniche moderne e a ingredienti made in Sud. Non d’Italia, ma del mondo.
Dagli inizi di una carriera nata quasi per scommessa fino aย Botaniko (“per me sarร sempre come un figlio“) e alla nuova avventura targata Blume, il barman romano mi ha raccontato della Calabria, del profumo di caffรจ affumicato, dell’etica sul lavoro, del rispetto per il cliente. E di quel viaggio che gli ha cambiato la vita e che ha deciso di mettere dentro a un cocktail. Vincente.

Jordy, รจ passato un mese dalla tua vittoria a Cucinema. Hai metabolizzato?
ร stata una bella esperienza. Dopo 3 anni di stop alle gare ho deciso di rimettermi in gioco, anche per vedere il livello e il valore che cโera in giro. Una competizione non stabilisce se tu sei bravo o no o se sei piรน bravo degli altri. Ma sono contento perchรฉ il tema di Cucinema (il food pairing, ndr) lo affronto da tanti anni e mi piace lavorare con una tematica perchรฉ mi permette di creare e soprattutto di parlare alle persone. Quando stai al bar non รจ sempre facile farle entrare nel tuo mondo. Quindi, a tuttโoggi, sono contento e fiero di quello che ho fatto perchรฉ sono riuscito a trasmettere la mia passione e il mio amore di fare una gara. Il 2018 poi รจ stato un anno importante perchรฉ ho deciso di rimettermi in gioco e su 4 gare a cui ho partecipato ho fatto 4 podi. Questo mi ha dato ulteriori input per studiare. Poi comunque iniziare il 2019 con una vittoria รจ stato bellissimo.
Secondo te cosโรจ che ti ha permesso di vincere?
Io credo che il bere sia una cosa soggettiva, quindi tutti i drink erano piรน buoni per una persona e meno per unโaltra. Forse lo speech ed essere riuscito a far entrare di piรน la gente nel mio mondo sono state le chiavi che mi hanno poi fatto avere un punteggio maggiore rispetto agli altri. Personalmente ho simulato il lavoro come se fosse un film, con una trama di fondo da seguire mentre io creo il cocktail. Ogni cosa ha un significato che poi, nel bicchiere, va a creare unโicona che assaggi e vedi se rispecchia quello che รจ.
A proposito di significato, il tuo cocktail nasce in un luogo particolare, durante un viaggio particolare. Cโรจ stato un episodio preciso che ti ha ispirato oppure รจ nato da una serie di situazioni che, messe insieme, ti hanno portato alla creazione del drink vincente?
Guarda, io ho mamma di Monterotondo e papร metร etiope e metร calabrese. Il sud, quindi, รจ sempre stato un posto in cui mi sono trovato a mio agio. La scelta di andare in Etiopia รจ legata al mio desiderio di visitare i luoghi dei miei genitori, di mio padre in particolare. Vedere dove si รจ dato il primo appuntamento, dove ha bevuto il primo drinkโฆ Questo viaggio รจ stato bello anche perchรฉ lโho fatto con mio padre e, nel drink di Cucinema, il tocco che si ricollega a questa esperienza รจ stata lโaffumicatura del caffรจ. In Etiopia, infatti, il caffรจ lo fanno quasi bruciare! E quellโodore lรฌ mi riporta sempre al mio passato, a mia nonna. Lo zenzero, invece, lโho messo perchรฉ loro lo usano tantissimo la mattina per berlo come tรจ.

Qual รจ la tua filosofia di lavoro?
Penso che in quello che faccio cโรจ bisogno di studio, di sbagliare e di mettersi in gioco. Ma credo che lโelemento principale sia lโumiltร , perchรฉ questo lavoro sta prendendo molto piede e purtroppo viene fuori lโego di chi vuole fare qualcosa di sempre piรน complesso e articolato mentre si dimentica la cosa piรน importante, ovvero il palato della persona che hai davanti. Chi viene nel tuo locale spende soldi e vuole bere qualcosa che conosce, oppure che non conosce ma che riesce a riconoscere. E non tutti si vogliono addentrare nella spiegazione di come tu hai fatto le cose, preferendo piรน che altro una storia leggera che racconta comunque un prodotto. la mia filosofia, quindi, รจ che non bisognerebbe mai perdere la velocitร (che รจ la cosa piรน importante di questo lavoro), la voglia di mettersi in gioco e di valutare sempre i proprio errori. I protagonisti sono quelli che varcano la porta, non chi sta dietro al bancone.
Cโรจ una cosa che un bartender non deve mai fare quando prepara un cocktail e unโaltra invece che va sempre fatta?
Diciamo che tra una gara e un drink fatto al momento ci sono delle differenze. Questโultimo va necessariamente assaggiato sempre, perchรฉ il cocktail รจ un bilanciamento tra parte dolcificante, cidrica e strong. Bisogna pensare a quello che la gente puรฒ bere, insomma. Per preparare un drink ci vuole uno studio del generale, capire quello che vuoi trasmettere e, per quanto riguarda il bancone, comprendere quello che il cliente beve di solito. In gara, invece, bisogna capire che competizione stai facendo e chi hai davanti, se sono esperti del settore oppure un pubblico generico. Per Cucinema non ho calcato troppo la mano, infatti. Anche perchรฉ dovevo abbinare il cocktail al piatto di uno chef.
Come sei arrivato al mondo della mixology?
Ho iniziato molto presto, a 15 anni, per una sorta di scommessa. Mio padre infatti รจ stato per 36 anni uno chef e non voleva che facessi ristorazione. Quindi per andare al bar dovevo avere la media del 7, altrimenti non cโera storia. Sono partito con la caffetteria, poi stando in sala, facendo tanti piccoli lavori, andando a lavorare nelle discoteche e anche allโestero. Ma non sono una persona che ama la parola โmixologyโ. Il concetto della miscelazione per me parte da un semplice Vodka Lemon fino a essere un Campari shakerato. La miscelazione รจ la base di tutto quello che puoi fare partendo da un minimo dettaglio.
Quindi la differenza tra mixologist e bartender secondo te esiste?
Io sono un poโ deluso dal fatto che cerchiamo di sovrastare noi stessi e gli altri, quando in realtร il mixologist non esiste. Perchรฉ la persona che sta al bancone dovrebbe sapere a 360 gradi quello che si fa lรฌ dietro: un caffรจ, un cappuccino, tutto quanto. La miscelazione รจ la stessa cosa: conoscere i prodotti e sapere come miscelarli, sapere come si fa uno sciroppo o un liquore sono tutte cose che fanno parte della base di un mestiere. Quindi per me esiste ed esisterร sempre il barista o barman in inglese o bartender in americano. Il concetto di mixologist รจ una moda lanciata per esaltare lโego di persone che amano e non amano questo lavoro.
Hai un ingrediente preferito?
In realtร a me piace miscelare tutto. Piรน le cose sono difficili piรน mi piacciono! Perรฒ una delle cose in cui mi sono specializzato รจ la miscelazione del caffรจ, che uso molto nei miei drink. Amo le sfide, usare prodotti nuovi, modificarli e anche sbagliare. Cerco sempre di valorizzare un elemento nel miglior modo possibile. Non ne ho quindi uno preferito: amo bere il rum ma nella miscelazione mi piace utilizzare di tutto.ย
Negli ultimi anni il mondo dei bartender e dei cocktail bar si sta affiancando a quello degli chef e dei ristoranti in termini di visibilitร e attenzione mediatica. Perchรฉ, secondo te?
Il concetto รจ che noi siamo sempre stati legati molto, alla cucina. Il problema principale รจ la visione dello chef nei confronti del bar e la visione del barman nei confronti della cucina. Lo chef studia da sempre tantissimi elementi, mentre il barman allโinizio non era cosรฌ acculturato. Mettere vicini questi 2 protagonisti crea lโunione perfetta e per far questo serve la voglia di crescere insieme. Bisogna ascoltare il proprio chef, rispettarlo, imparare e rubare le cose perchรฉ molti metodi di lavorazione che ci sono adesso allโinterno del bar nascono dalla cucina. Credo che questi 2 mondi debbano imparare a incontrarsi e a vivere insieme.

Rispetto a quando eri uno studente e seguivi i corsi ad ora che invece i corsi li tieni, i ragazzi che frequentano sono di piรน o di meno?
A non tutti gli studenti della generazione di adesso piace studiare. Mentre il mondo del bar, in questo periodo, ha tanto da apprendere e approfondire. Rispetto a prima, oggi cโรจ una biblioteca enorme che puรฒ essere sfruttata da un bartender. Io, ad esempio, ho sempre studiato su 3 libri: uno sul bar, uno sulla cucina e un altro sulla pasticceria, i mondi piรน importanti della ristorazione secondo me. Ci sono tanti ragazzi che lo fanno ma tanti altri che si perdono, mentre prima eravamo di meno e avevamo piรน fame, piรน voglia. E si perdono perchรฉ questo lavoro รจ sacrificio, soprattutto della tua vita privata.
Che cosa stai facendo, adesso?
Sono arrivato al Blume dove collaboro con 2 miei ragazzi, Salvatore Guarino e Christian Buccioni. Dovrei prendere in mano la direzione generale del locale, perรฒ per come sono fatto io prima di arrivare lรฌ devo tagliare la frutta in cucina, passare il mocio per terra, fare tutto quello che รจ giusto fare per poi avere il potere, che bisogna saper gestire. Perchรฉ non รจ importante quello, ma saper comandare senza far pesare alla gente che tu comandi. Stiamo portando avanti un progetto innovativo, nel senso che saremo il primo locale che proporrร un doppio menu di cocktail, uno al tavolo e uno al banco. Questo รจ in linea con il Blume che infatti รจ un cocktail bar ma anche una discoteca e questa รจ la chiave moderna, perchรฉ le discoteche classiche stanno scomparendo. Il martedรฌ, inoltre, vorremmo dedicare una serata alla miscelazione. Oltre a tanti altri progetti a cui stiamo pensando, tra cui lโapertura di una societร di consulenza e docenza che si chiamerร Bar Solution.
Con Botaniko quindi esperienza chiusa?
Sรฌ, in maniera del tutto consensuale. Botaniko per me sarร sempre come un figlio, ci penso spesso perchรฉ comunque lโho creato io insieme ad altre 2 persone fantastiche. Perรฒ cerco sempre di rimettermi in gioco e adesso credo di avere lโetร e la maturitร per poterci provare. Ho iniziato anche ad essere brand ambassador di Xenta (azienda produttrice di assenzio, ndr). Sto facendo tante cose, insomma. E provo a farle al 100%.

In conclusione, se Cucinema fosse un cocktail quale sarebbe?
Non un distillato preciso nรฉ un liquore. E nemmeno un composto. Cucinema รจ salire su un palco e creare un film, il tuo, con tutti i messaggi e le metafore che vuoi metterci. Avere una trama, ecco: il drink giusto per Cucinema รจ quello che ha una trama, con il suo inizio e la sua fine e la fine รจ ovviamente la bocca del cliente. Ogni elemento che scegli deve avere un significato, anche se certe volte รจ molto complesso. ร un viaggio.
(ยฉ The Parallel Visionย โญ _ Paolo Gresta)
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