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“Unseen/Non visti”, le foto dall’Europa dimenticata a Trastevere

Si è aperta giovedì 21 marzo nel Museo di Roma in TrastevereUnseen/Non visti“, racconto per immagini che propone le fotografie di Jutta Benzenberg, Andrei Liankevich, Livio Senigalliesi e Mila Teshaieva, 4 fotografi in viaggio attraverso luoghi poco frequentati di un’Europa a 2 velocità. L’esposizione, che vi abbiamo presentato qualche giorno fa, sarà aperta fino al 26 maggio.

Reportage antropologico e indagine sociale, “Unseen/Non visti“, a cura di Gabi Scardi assieme a Goethe Institut, Assessorato alla crescita culturale e Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, è una sorta di diario di bordo le cui pagine contribuiscono a dare voce a popolazioni con storie e vite diverse, che abitano zone dell’Europa dimenticate ma fortemente caratterizzate.

Aspettiamo solo di diventare grandi e poi scappiamo via di qui“: è questa la testimonianza di un bambino di Adriatik City in Albania, una città fantasma documentata da Jutta Benzenberg, artista tedesca in viaggio nell’ambito del progetto “Nell’ombra – Famiglie in Europa. “I bambini di questo strano villaggio sono felici”, commenta Jutta durante la presentazione di “Unseen” dello scorso 21 marzo, “non hanno le cose che hanno i bambini di Tirana, Parigi o Berlino e la libertà di cui godono li riempie di vita, ma cosa desiderano per il loro futuro?”.

Diversa è l’atmosfera che pervade le fotografie di Mila Teshaieva, in viaggio nei luoghi della RDT e nelle regioni industriali dismesse della Sassonia-Anhalt. Nel suo personale racconto per immagini persiste un trauma collettivo che ha le sue origini nel senso di perdita e nello shock subiti dopo la caduta del Muro. Il passato è ancora vivo nell’immaginario di tutti e l’artista prova a dare voce a chi è stato in grado di mantenere forza e dignità in momenti difficili.

Andrei Liankevich porta il visitatore in Italia e precisamente in Sardegna, tra le miniere dismesse del Sulcis, nella provincia di Iglesias-Carbonia, la più povera d’Italia. Qui è presente l’unico parco dedicato ai minatori che hanno perso la vita, dove ogni albero ha un nome. “Conta le gocce del mare, conta i granelli di sabbia, avrai contato i nostri sospiri nel cuore della terra”: così il poeta ex-minatore Massole parla dei lavoratori che perforavano la montagna, rischiando la vita ogni giorno e per i quali, oggi, non esiste futuro.

Il tempo sembra essersi fermato negli scatti di Livio Senigalliesi fra le Paludi di Pryat, in Bielorussia, dove un ambiente selvaggio e inospitale ha forgiato il carattere e il modo di vita dei suoi pochissimi ed isolati abitanti. Gli scatti catapultano il visitatore fuori dalla società moderna e industrializzata e lo mettono a contatto con un mondo legato ai cicli della natura. “La fotografia è uno strumento di cultura di cui c’è bisogno“, sottolinea Livioper conoscerci e per ricordare. [Questa mostra, ndr] mi ha riportato alla passione per il viaggio, per il senso che ha di testimonianza visiva, ma anche umana e significativa di come si vive ancora ai margini di una società capitalistica“.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Silvia Torrioli)


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