Musica

#Intervista: DAN, punk-pop romano con lo sguardo verso l’Europa

Daniela Mariti, Mara Graziano e Pierpaolo Iulianello, ovvero i DAN. Un progetto lontano da cantautorato e trap, imperanti sulla scena romana. Un duo (Daniela a voce e chitarra e Mara a cajon e batteria) che adesso si è trasformato in un trio punk-pop con l’ingresso al basso di Pierpaolo tra le sei corde della cantante romana e le percussioni della batterista calabrese. Lo splendido cantato in inglese di Daniela unito a melodie di respiro internazionale e a una costruzione del suono accurata e potente fanno dei DAN un’alternativa sana e valida alle linee musicali offerte negli ultimi anni dalla Capitale. Ho incontrato i ragazzi qualche giorno fa per capire qualcosa in più sui loro progetti e sul loro modo di intendere la musica.

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(Foto: © Giulia Hrvatin)

Ragazzi, quando e dove nasce il progetto DAN?
Daniela: Quando ho iniziato a scrivere le mie canzoni, diciamo intorno ai 15-16 anni. Non ho mai pensato di avere una bella voce o di essere una “cantante”. All’inizio non combinavo granché, rimanevo nella mia cameretta e basta. Dopo ho fatto qualcosina con mio padre che organizza alcuni piccoli eventi, ma mi limitavo a suonare “Hallelujah” di Cohen. Poi sai, andando un po’ in giro e suonando di più a Roma sono stata “notata” da Mara su Villaggio Musicale (il social network dei musicisti)!
Mara: Suonavo già con Pierpaolo in un progetto originale. Poi però avevo anche un altro gruppo con cui facevo cover, ma volevo trovare una band nuova, con musica che mi piaceva. Su Villaggio Musicale ho cercato “affinità: Paramore” e poi una cantante/chitarrista. E ho trovato lei. Ho controllato su YouTube e ho visto che le sue cover dei Paramore avevano decine di migliaia di visualizzazioni. All’inizio pensavo fosse una ragazza straniera! Abbiamo organizzato un incontro e parlato un po’. Lei aveva già all’attivo un altro gruppo con cui faceva cover.
Daniela: Ho avuto tanti fallimenti nella mia vita! (ride)
Mara: Macché! Comunque era l’agosto del 2017. Allora abbiamo cominciato a suonare insieme ad alcuni ragazzi ma ci siamo dette che nel frattempo potevamo anche iniziare a vederci tra di noi, in acustico. Abbiamo scoperto di conoscere le stesse identiche canzoni, per cui dopo un’ora di prove avevamo già pronti una ventina di pezzi! Finché poi lei non ha portato qualche canzone originale da riarrangiare. Da lì siamo partite con il vero progetto.

L’estetica, le trovate melodiche, l’approccio sempre più elettrico: si può dire che le vostre sono prettamente influenze anni ’90, nonostante i 21 anni di Daniela?
Pierpaolo: In un certo senso sì. Abbiamo sonorità punk-pop stile Paramore, appunto. Ma questo perché in Italia il genere è stato sempre carente. Siamo molto contenti di apparire così perché è proprio quello che vogliamo esprimere.

49422429_1962156003902462_2849158455216832512_nNe parlavo già con MustRow qualche settimana fa: secondo voi l’elettrico sta tornando, è già tornato oppure è solo un fuoco di paglia?
Daniela: Secondo me l’elettrico al momento è un po’ sottoterra. Anche dal punto di vista dei locali, perché quasi tutti sono concepiti per l’acustico, per i cantautori.
Pierpaolo: In Italia si sta proprio retrocedendo, in questo senso. Mentre se si guarda fuori ci sono molte influenze dal punto di vista elettronico. Non si vedono più gruppi solo chitarra elettrica, basso e voce. Qui stiamo tornando all’età della pietra, all’essenziale. Per l’ennesima volta, direi. Dagli anni ’50 ad oggi, il cantautorato ha un po’ rotto i cosiddetti, ecco. È come se non volessimo vedere oltre il recinto, non c’è sperimentazione.

Voi però vi sforzate di fare il contrario.
Pierpaolo: Esatto, ci teniamo molto a farlo.
Daniela: Ci sono comunque altri gruppi come noi, ognuno è influenzato da determinate cose. Io suonavo con la chitarra acustica perché quella avevo, ma i pezzi li scrivevo pensandoli in un altro modo.
Mara: Lei scrive così ma poi le canzoni sono molto spinte, molto rock.
Pierpaolo: Sì, i suoi pezzi rendono molto di più in elettrico, con un arrangiamento power!

Ma infatti l’impronta di questo progetto sembra rivolta più verso l’esterno che verso l’Italia. Vi chiedo se un’esperienza estera l’avete già fatta o se comunque la prospettiva è proprio quella di andare fuori. Il cantato in inglese mi sembra un buon biglietto da visita.
Mara: A noi farebbe tantissimo piacere portare la nostra musica fuori dall’Italia, anche perché vediamo sempre un grosso riscontro da parte del pubblico.
Pierpaolo: Ti faccio un esempio terra terra. Quando suoniamo nei locali frequentati da turisti, come possono essere Mons o Yellow Bar, le serate sono sempre molto positive.
Mara: Io ascolto musica in inglese, per cui sarebbe anche interessante proporre una scena qui, di questo genere. che poi alla fine, negli ultimi anni, c’è anche stata: Wrongonyou e The Castaway (artisti italiani che stimo tantissimo) hanno presentato ad esempio progetti in inglese. Sarebbe bello portare tutto questo fuori, così come essere apprezzati qui da noi.
Daniela: Forse basterebbe solo salire un pochino verso nord! A Milano o a Bologna, ad esempio, c’è già un approccio più “estero”, più europeo. Ma sarebbe ancora più una vittoria e un orgoglio riuscire ad uscire qui, perché comunque gli apprezzamenti ci sono.

Capitolo album. A che punto siamo?
Daniela: Ci stiamo lavorando. Di pezzi ne abbiamo parecchi per riempire un disco intero. Siamo intorno ai 15-16. Ovviamente sarà difficilissimo eliminarne uno per tenerne un altro! Però alla fine bisogna scegliere e capire tutte le strategie. Noi comunque ce la stiamo prendendo con grande calma perché alla fine abbiamo fatto un anno molto intenso di live e di tante esperienze che ci hanno aiutato con i pezzi.
Mara: Suonarli dal vivo ci ha anche fatto capire la risposta del pubblico.
Daniela: Ci siamo fatti intanto delle pre-produzioni e stiamo collaborando con alcuni ragazzi che ci danno una mano. Lo schema nella testa c’è, insomma. Vogliamo metterlo in pratica nel migliore dei modi. Speriamo entro l’anno di farlo uscire, comunque anticipato da un singolo.

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(Foto: © Giulia Hrvatin)

Mi sembra di capire che ci saranno sempre meno cover e sempre più pezzi originali.
Pierpaolo: Sì sì. O al massimo, se dovessimo fare altre cover sarebbero riarrangiate nel nostro stile.
Mara: Soprattutto in questa versione full band, che abbiamo provato un po’ in giro per i locali.

A proposito di full band, Pierpaolo al basso è l’ultimo arrivato nel gruppo.
Daniela: Mara me ne aveva già parlato e per me lui era un mito! Quindi abbiamo deciso di chiamarlo con noi.
Mara: Dovevamo suonare alla finale di Marmo Music Match e io volevo andare full band!
Daniela: Poi è stato particolare perché la prima prova che abbiamo fatto insieme c’è stato subito un feeling enorme! Questa per me è sempre la cosa più importante: se ti sembra di conoscerti da tanto allora vuol dire che non ti sbagli.

36577240_1699265730191492_2827724614199672832_nHai mai pensato di scrivere canzoni in italiano?
Daniela: Le ho scritte già!
Mara: Ne ho sentita una ed è molto bella!
Daniela: Scrivo molto, anche se quasi sempre in inglese perché mi viene naturale farlo così. Penso sia soprattutto per via di tutto quello che leggo, che è appunto in quella lingua. Ma poi credo che scrivere in italiano sia più difficile. Se io scrivo una cosa bella in inglese, tradotta in italiano perderebbe sicuramente qualcosa.
Pierpaolo: Molti pensano che snobbiamo l’italiano. In realtà non lo usiamo solo perché è difficilissimo farlo. Gli unici che secondo me ci riescono sono i Verdena.
Daniela: Infatti non è che non mi piace, anzi! Solo che ho trovato difficoltà a esprimere quello che sentivo. Quindi sono rimasta nel mio cerchio. Però ci ho provato! All’inizio mi sono messa a tradurre canzoni, ma non è venuto proprio un buon lavoro. Poi invece ne ho scritta una, che per ora rimane lì. L’unica cosa è che il pensiero di cantare in italiano mi mette un po’ a disagio! Forse per il fatto che poi tutti mi possono capire (ride). Con l’inglese invece mi sento più protetta. 

Parliamo della scena romana: Che impressione avete? Cosa ne pensate?
Mara: Sicuramente è viva, perché ovunque andiamo vediamo sempre gente giovane che suona e che ha voglia di scrivere. Quindi per me è viva e attiva. Per quanto riguarda quello che ci piace, è normale che apprezziamo di più ragazzi che fanno cose simili alle nostre come ad esempio Pain is a Dress, Avellis, Mòn, Meds o come ti dicevo prima Wrongonyou e The Castaway.
Daniela: C’è da dire che se frequenti realtà come Spaghetti Unplugged o It’s Up 2U vedi sempre una grande varietà. Non c’è “razzismo” musicale, ecco! Poi a prescindere da indie, pop o rock, c’è tanta gente che è appassionata. Inoltre molti artisti che adesso sono all’apice sono proprio romani.

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(Foto: © Adila Salah)

E poi c’è un flusso costante di musicisti giovanissimi che si affacciano all’interno di una scena già molto giovane.
Pierpaolo: Esatto, proprio grazie a questi format.
Mara: E poi tutta musica originale! I primi tempi in cui noi suonavamo a Roma erano sempre cover, invece adesso ci sono tanti eventi dedicati proprio alla musica nuova ed è una cosa bellissima.
Pierpaolo: Diciamo che questa tendenza sta crescendo, sì. Si trovano poi anche festival più alternativi dove puoi sentire davvero di tutto.

Una domanda su Sanremo non posso non farvela. E allora vi siete mai visti su quel palco?
Pierpaolo: Assolutamente no. Anzi, solo per una somma ingente di denaro, parliamoci chiaro!
Daniela: Devi sapere che mio padre ha provato in tutti i modi a mandarmi lì, ad Amici, a X Factor… Penso che Sanremo in Italia sia il vertice dell’esposizione mediatica a cui qualcuno possa arrivare, ma anche io dico no. Se andassi a Sanremo sicuramente sarebbe bello, però farei una cosa che non è nella mia natura.
Mara: E allora Elisa, che ha sempre scritto cose in inglese? “Luce” (con cui ha vinto a Sanremo nel 2001, ndr) è una canzone stupenda! E poi, dopo il festival, ha continuato a fare cose in inglese. Io comunque Sanremo l’ho sempre visto.
Daniela: Ma anche io, figurati!
Pierpaolo: Io non lo vedo da 2 anni.

Ma se un giorno qualcuno vi dicesse “Mi ha chiamato Baglioni e vi vuole sul palco di Sanremo”?
Daniela: Eh, bisogna passarci e vedere che effetto fa sul momento!
Pierpaolo: Se venissimo chiamati mica possiamo fare gli snob!
Mara: Io direi subito di sì. Sai i dischi che vendi, poi!
Daniela: Aspetta, dipende come la poni.
Pierpaolo: Bisogna considerare che la canzone che porti lì nasce e muore su quel palco. Elisa non viene ricordata per “Luce”, ma per 1000 altri pezzi. Ho sempre ritenuto Sanremo non uno show musicale, ma mediatico a tutti gli effetti.
Daniela: Ora come ora, se dovessi farmi il mazzo per arrivarci, non lo farei. Se venissi chiamata forse sì, ma deciderei sul momento. Bisogna comunque mantenere una certa coerenza.

Fatevi un augurio per il 2019.
Mara: Di far uscire tanta musica che il mondo possa ascoltare!
Daniela: E anche di portarla in giro.
Pierpaolo: E di arrivare a più persone possibili. Magari con un disco in mano da poter proporre. E fare il triplo di quanto abbiamo fatto fino ad ora! 

Ma voi avete già un’attività live intensissima!
Pierpaolo: Non ci basta!
Daniela: Non ci basta!
Mara: Non ci basta!

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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