Musica

#Intervista: World Youth Orchestra, nascono a Roma i “Suoni di fratellanza”

La World Youth Orchestra di Damiano Giuranna nasce a Roma il 15 settembre 2001, a 4 giorni dall’attentato alle Torri Gemelle di New York. In quel momento, nella Capitale, giunsero “70 ragazzi da tutto il mondo, Israele e Stati Uniti compresi” mi racconta il direttore e fondatore dell’Orchestra che si appresta a suonare per la prima volta in Libano domenica 24 febbraio, al Bustan Festival di Beirut. In 18 anni di attività, la WYO ha collezionato più di 300 eventi realizzati in tutto il mondo, coinvolgendo 3000 talenti di ogni nazionalità e suonando davanti a oltre 10 milioni di persone. La fondazione no profit, creata assieme a La Sapienza con il sostegno di Fondazione Cultura e Arte, darà il via al tour musicale del progetto “Suoni di fratellanza” proprio in Libano, suonando poi al Teatro Nazionale di Sarajevo (Bosnia-Erzegovina) il 4 giugno e al Festival di Fes (Marocco) il 19 giugno. Il Maestro Giuranna mi ha raccontato qualcosa in più di questo splendido, importantissimo progetto culturale che ha ottenuto riconoscimenti politici da UNICEF, ONU, Commissione Europea e dal Presidente della Repubblica Italiana.

Maestro-Damiano-Giuranna-1

Il Maestro Damiano Giuranna

Damiano, spiegami da dove nasce la World Youth Orchestra e qual è il suo obiettivo principale.
La World Youth Orchestra nasce da una mia idea che venne realizzata anche grazie al lavoro di un gruppo di amici e alla collaborazione di decine di accademie, conservatori e università dei 5 continenti. Il suo obiettivo principale era ed è: ritrovare pensieri sulla fratellanza universale attraverso il linguaggio spirituale della musica e l’entusiasmo e la competenza dei giovani musicisti. 

Da chi è composta la tua orchestra? Ci sono ragazzi di diverse nazionalità ed età?L’Orchestra è composta da giovani musicisti studenti di conservatori, università e accademie in rappresentanza dei 5 continenti, le loro età vanno dai 18 ai 28 anni anche se abbiamo spesso ospitato ragazze e ragazzi di età inferiore ai 18.

La WYO non è soltanto concerti, comunque, ma anche formazione.
Il lavoro con i giovani musicisti della WYO è prima di tutto un lavoro sulla formazione musicale e non solo. Lo stare insieme durante i viaggi nei territori interessati ai nostri progetti permette ai giovani musicisti di conoscere, di comprendere realtà spesso molto distanti.

WYO sta per partire con il progetto “Suoni di fratellanza” e proporrà un concerto diverso a seconda del luogo in cui si esibirà. Mi racconti questa scelta?
I programmi musicali sono stati scelti a seconda della città nella quale suoneremo. Il talento italiano, la musica mediterranea e italiana a Beirut, città nella quale si incontrano le 2 comunità cristiana e musulmana e dove esiste un forte impegno italiano di peacekeeping; la IX sinfonia di Beethoven a Sarajevo, città spesso simbolo di una mancata Europa della fratellanza; la musica barocca romana e veneziana insieme alla musica arabo-andalusa a Fes, una delle più antiche città marocchine, dove la cultura arabo-andalusa appartiene alle radici della cultura mediterranea europea.

Maestro-Damiano-GiurannaL’Orchestra nasce il 15 settembre del 2001, 4 giorni dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Difficile pensare sia stato solo un caso.
Sì, dopo mesi di lavoro per la costituzione del progetto World Youth Orchestra, capita l’11 settembre. Ma avvenne un vero miracolo perchè solo dopo 4 giorni da quel fatto che ha cambiato le sorti del mondo, a Roma, sono giunti 70 ragazzi da tutto il mondo, Israele e Stati Uniti compresi. Questo risultato incredibile è stato un segno della bontà di questo progetto.

L’idea di musica che cerchi di trasmettere ai ragazzi che dirigi qual è?
È l’idea che la musica prima di tutto rivive grazie all’esecutore e l’esecutore è come un nuovo Raffaello che deve “ridipingere le stanze vaticane”. Per questo egli ha una enorme responsabilità che deve fondarsi sulla più ampia conoscenza del linguaggio musicale e di tutto ciò che l’ha ispirato. Un lavoro di enorme ricerca sul linguaggio più effimero, misterioso e meraviglioso che ci sia.

Secondo te la musica ha ancora quel potere di fratellanza universale che (a mio avviso) fa parte del suo dna?
Sicuramente. Ma perché questo potere sia effettivo bisogna che il musicista, colui che ricrea l’opera d’arte musicale o che la compone, sia un po’ quel sacerdote laico di mazziniana memoria.

Vi aspettano nei prossimi mesi in Libano, Bosnia e Marocco. È la prima volta che la tua orchestra arriva in questi Paesi?
Sì. L’Orchestra ha viaggiato molto in questi 18 anni, ma non era mai stata in queste 3 meravigliose città.

“Suoni di fratellanza” esordisce il 24 febbraio al Bustan Festival di Beirut. Cosa ti aspetti da questa prima data?
Mi aspetto un lavoro importante con i miei ragazzi, un lavoro sulla musica e sull’incontro. Un lavoro che rimarrà in attesa delle risposte da parte dei cittadini di Beirut.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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