Teatro

#Recensione: “Da questa parte del mare” all’Auditorium

Abbiamo il dovere di capire. Una frase semplice. Un impegno difficile. “Da questa parte del mare” con Giuseppe Cederna in scena lo scorso 31 gennaio all’Auditorium Parco della Musica è una provocazione che piega le coscienze, una preghiera universale per la dignità del mondo.

Da questa parte del mare” è soprattutto il libro della vita di Gianmaria Testa arrivato nelle librerie solo dopo la morte dell’artista (30 marzo 2016), per Giulio Einaudi Editori con prefazione di Erri De Luca. È il racconto dei pensieri, delle storie, delle situazioni che hanno contribuito a dar vita ad ognuna delle canzoni dell’album omonimo e anche il racconto di Gianmaria stesso e delle sue radici.

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Giuseppe Cederna (Foto: Stefania Spadoni)

Il mare, via crucis per un’onda umana lunga 30mila immigrati, tanti quanti ne contò il solo 2011, l’anno della prima tragica denuncia per un fenomeno che sarebbe diventata la più grande sconfitta del terzo millennio. Sulle note dei brani dell’album di Gianmaria Testa, Giuseppe Cederna rende omaggio prezioso a questa ultima testimonianza del cantautore italiano con il quale condivide la forza e la sensibilità necessarie per raccontare di un dramma che non può essere ignorato.

La condanna per le poche attenzioni concrete e propositive che il mondo politico ha dedicato all’analisi di un esodo umano dai contorni inquietanti arriva chiara e senza giri di parole. Il Mediterraneo, culla della cultura, diventa tomba dell’umana speranza e viene reso scenograficamente grazie al lavoro di Lorenza Gioberti e alle luci di Andrea Violato: una piccola pozza d’acqua circondata di massi, le pietre d’inciampo di uno sterminio contemporaneo.

lasci casa quando è la casa a scacciarti

Giuseppe Cederna interpreta con emozione e profonda empatia le parole disegnate da Gianmaria Testa e adattate per la versione teatrale da Alessandra Ballerini e Marco Revelli. Sono movimenti lenti e profondi quelli studiati dalla regia di Giorgio Gallione. Come lento è il viaggio che subiscono i migranti e profonda la ferita che per sempre si porteranno addosso. 

Una tenda, qualche sedia, un altare di pietre e l’acqua. Non serve molto per riempire uno spazio scenico già gremito delle storie di speranza delusa di vite uguali alle nostre. Giuseppe Cederna è di volta in volta il migrante che trova il coraggio di amare anche sul punto di perdere tutto, il dolore muto di chi non ce la fa, la disperazione di chi, da questa parte del mare, è pronto ad accogliere.

Fra le testimonianze quella che mi ha commosso maggiormente è dedicata proprio a questi ultimi: bisognerebbe riflettere di più sullo sforzo emotivo e sull’eroismo che impiegano tutti coloro che sperano in uno “sbarco bello”: quello senza morti, quello dove i corpi arrivano a terra, anche se gli occhi rimangono vuoti.

L’intero spettacolo “Da questa parte del mare” è un monito all’urgenza di non dimenticare gli uomini fra gli uomini. Siamo stati e sempre saremo migranti delle nostre vite. Non c’è spettacolarizzazione del dolore durante la performance. C’è solo IL dolore.

non serve a nulla respingere chi non ha nulla da perdere

La rappresentazione, di circa un’ora, si chiude con un inchino dell’artista romano verso il mare. “Perdonaci se puoi e sostieni questa parte del mare”, sembra voler dire interpretando il silenzio dignitoso di questo ultimo gesto. Con la poesia “La bellezza esiste” che Gianmaria Testa compone pochi giorni prima della sua morte, Giuseppe Cederna si congeda dal pubblico dell’Auditorium Parco della Musica che applaude senza fine ad una storia d’amore e speranza. Nonostante tutto.

“Nel becco giallo-arancio di un merlo
in un fiore qualunque
nell’orizzonte perduto e lontano del mare
la bellezza esiste.

È un mistero svelato
un segreto evidente
la vita.

La bellezza esiste
e non ha paura di niente
neanche di noi
la gente”

Gianmaria Testa

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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