Teatro

#Recensione: Paolo Rossi, Il re anarchico al Teatro Sala Umberto

Che Paolo Rossi sia un fine provocatore della comunicazione è un dato di fatto. Ma quello che ogni volta lascia di stucco è la dote istrionica che permette all’attore, comico e cantautore italiano di percepire la direzione emotiva dell’epoca che pulsa fuori dai teatri e portarla sul palcoscenico. Un re anarchico, esattamente come in “Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles”, quinta stagione, in scena al Teatro Sala Umberto fino allo scorso 28 ottobre.

Non c’è tempo per perdersi dietro a troppe parole e la prima operazione che Paolo Rossi mette in atto è la drammatizzazione di una metafora semplice quanto efficace. Mimando la presenza di un muro che separa la platea dal palcoscenico, ci invita a una rapida riflessione: prima di attivare qualsiasi forma di comunicazione bisogna assicurarsi di aver davvero voglia di ascoltare e osservare.

44667496_10156554760061826_7565722438231654400_nIl re anarchico e i fuorilegge di Versailles” di Emilio Russo e Georgia Rossi, è uno spettacolo che si presenta come un esercizio di improvvisazione teatrale ma anche come le prove di un sogno o di quello che potrebbe verificarsi se una compagnia di attori occupasse (nella versione con la K del termine) la reggia di Versailles. Perché improvvisare? Semplicemente perché fuori, nel mondo conosciuto, si recita molto meglio che in teatro, con degli attori professionisti.

Queste iniziali riflessioni servono a comprendere la direzione di una performance che ha attinto spunti dallo status quo culturale e sociale 2.0, strizzando l’occhio alla carriera percorsa dallo stesso artista. Si passa dall’ironico suggerimento offerto dal sempreverde “Aspettando Godot”, pietra miliare del teatro dell’assurdo all’importanza, per l’improvvisazione, del raccontare storie realmente accadute a sé stessi o come diretti spettatori.

44366678_10156542972711826_6763701831882244096_nNel suo delirio onirico il protagonista immagina di potersi recare a Versailles con una compagnia di attori. Perché Versailles? Perché simbologia del luogo del potere. Viviamo nella società dello spettacolo, nel quale il caos e il caso si alternano, confondendo etica ed estetica. In questo strano disegno si inserisce il confuso sogno di un nuovo ordine ad opera del re Paolo Rossi, condiviso da giovani attori che provano a entrare nella compagnia, pronta per la partenza.

Sarebbe bello nella vita riuscire a tagliare i punti morti, recuperare quella lucidità che tanto atterrisce, restituire ai figli tutti i sogni rubati ai padri e smantellare i luoghi comuni. Una carrellata di opportunità che sistematicamente perdiamo e un omaggio al teatro in generale quindi, sostenuto dalla musica dal vivo con Emanuele Dell’Aquila e Alex Orciari.

44336830_10156541534626826_7160238295257972736_nLa scena è retta senza dubbio alcuno dalla consolidata maestria di Paolo Rossi che ritrova il giusto passo anche negli inciampi che fanno parte del bello della diretta. Lo spettacolo non è di immediata lettura e questo, se da una parte solletica il bisogno di sostenere alta l’attenzione del pubblico, dall’altra necessita di tempi più lunghi per far sedimentare le sollecitazioni proposte. Una provocazione, un atto casuale? Certo è che quando entra in scena Paolo Rossi la regola è solo una: impara a prestare attenzione senza emettere giudizi affrettati.

“La vita è stare su un palcoscenico e il resto è attesa” – Molière

La scenografia è un crossover di luoghi che compongono i vari stati di sonno-veglia proposti. Immagini che svaniscono quando, in modalità stand up comedy, l’artista racconta il duende e, quasi in un moto dantesco, il contrappasso rappresentato dal saper sopravvivere dei mediocri.

A ciascuno “Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles” consegna la propria riflessione al termine di una serata che coinvolge gli attori in scena (Marco Ripoldi, Renato Avallone, Marianna Folli, Chiara Tomei, Francesca Astrei e Caterina Gabanella) in una inverosimile rapina a mano non armata. Essere grandi e dimostrarlo, oppure navigare a vista? Questa è la riflessione che ho raccolto io fra i frammenti di uno spettacolo di sogno e realtà.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)
(Foto: © M. Fusco / Boomerang)

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