Teatro

#Recensione: “Un attimo prima” al Teatro Vascello

Maggio 1915. C’era la guerra nel mondo a scandire il silenzio, metronomo di un tempo che misurava il suo ritmo solo se in grado di percepire l’Attimo. “Un attimo prima” di riconoscere un suono, così come svela il titolo del monologo di Paolo Logli in scena alla Sala Studio del Teatro Vascello fino al 18 novembre.

Una giovane donna (Claudia Campagnola) ha negli occhi il colore della vita. Ma veste i panni di tutti coloro che non conoscono altra condizione che non sia quella del (con)dividere i propri giorni con i rumori della guerra. Claudia è una portatrice carnica, una di quelle donne che riempivano le loro gerle di granate, medicinali, viveri e se le caricavano in spalla in piccoli gruppi per salire a piedi fino alle trincee in quota.

43736357_10217162558874370_6262237655312891904_oParliamo del primo grande conflitto definito mondiale e non solo per la quantità dei Paesi coinvolti ma perché ovunque, nel mondo ferito, donne diverse vivevano sensazioni simili, uomini simili combattevano guerre diverse ma gli attimi, quelli no. Quelli che puzzano di guerra erano e sono uguali per tutti, nel tempo e nello spazio.

Il drammatico monologo portato in scena da una coinvolgente Claudia Campagnola, diretta per l’occasione da Norma Martelli, è ambientato durante i drammatici accadimenti del ‘15-‘18 ma può diventare memoria delle guerre di ogni epoca. La scenografia, semplice ed efficace, raggiunge l’obiettivo di occupare gli spazi della sala piccola del Teatro Vascello mutando idealmente attraverso le parole della protagonista: prima valle, paese, culla e rifugio e poi ancora sentiero noto ma ostile, trincea e vetta ingannevole.

un attimo prima1La forza drammaturgia della piéce è legata non alla semplice descrizione dei fatti ma allo scardinamento della contingenza in favore di una meta comunicazione che illustra cosa significhi percepire il silenzio, vivere gli attimi, amare e sperare se intorno a te il sibilo della guerra non lascia tregua. Mai.

Claudia Campagnola ha dimostrato, fin dall’esordio di “Un attimo prima” lo scorso 5 ottobre, una grande padronanza nell’uso della voce e del corpo, strumenti in grado di comunicare tutte le vibrazioni che corrono sul filo di quell’emozione che tanto respingiamo da noi ma che ci accompagna spesso: la paura.

“La vita è tignosa e ci fa sognare cose che non ci sono”

L’intero dipanarsi della sceneggiatura si affida alla capacità dell’attrice di mantenere serrato e caldo il ritmo di una narrazione complessa. Cosa che è stata sottolineata nei momenti più drammatici dai frammenti musicali composti per l’occasione dal grande Maestro Nicola Piovani e dalle esecuzioni dal vivo delle percussioni di Gianfranco Vozza.

Quando c’è bisogno non si discute: si cammina e si fatica. Così, come in un mantra appena sussurrato, in poco meno di un’ora la storia d’amore e di speranza della giovane protagonista si sviluppa e si spegne lasciando spazio ad un doloroso finale e a molteplici riflessioni personali.

IMG_1096Mondo 2018. C’è la guerra. È ovunque e avvolge con il suo ritmo e il suo silenzio assordante donne, uomini e bambini. Se dovessi indicarvi il motivo principale per andare ad ascoltare questa intensa performance, indicherei senza indugio perché custodisce senza banalizzare il bisogno di non dimenticare.

È indispensabile, come in “Un attimo prima”, non voltare le spalle alla guerra anche se in quei conflitti non siamo fisicamente immersi. Proviamo a procedere nella vita con passi corti e regolari: forse dovremmo consumare più tempo di quel che ci concediamo, ma non ci dimenticheremmo di osservare quello che accade intorno a noi.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)
(Foto: © Valerio Faccini)

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