Teatro

#Recensione: “La Tempesta” al Globe Theatre

Non esiste riscatto senza dolore. Non esiste perdono che non sia gentile. Una gentilezza dolorosa regna silente sul dramma de “La Tempesta”, penultimo appuntamento per la stagione del Silvano Toti Globe Theatre e, come molti studiosi affermano, penultima opera scritta dal grande William Shakespeare.

Un cielo terso e l’aria incerta della serata del 21 settembre scorso hanno reso ancor più incantata l’atmosfera di mistero che ha accolto la prima del celebre spettacolo. Un equilibrio degno del più prestigioso cesellatore ha scalfito la durezza della drammaturgia rifinendola con i movimenti eleganti del corpo di ballo de “La Tempesta” che merita la prima menzione di questo mio racconto.

Instancabili acrobati ed attori tutti che, guidati dalla regia inconfondibile di Daniele Salvo, hanno saputo rendere il senso di vuoto in un palco gremito, lo sgomento della solitudine, l’attesa per un domani che può rendersi migliore solo attraverso il compiersi delle nostre azioni.

La commedia si apre con una tempesta in mare: “LA” tempesta. Sul veliero che sta attraversando il Mediterraneo viaggiano, di ritorno da Tunisi, Alonso Re di Napoli (Martino Duane), suo figlio Ferdinando (Tommaso Cardarelli), suo fratello Sebastiano (Simone Ciampi), Gonzalo (Mauro Marino), consigliere del Re, Adriano e Francisco (Sebastian Gimelli Morosini e Alberto Mariotti) e Antonio (Carlo Valli) che, 12 anni prima, aveva usurpato il Ducato di Milano al fratello Prospero (un immenso Ugo Pagliai). La vittima del tradimento era stata abbandonata su una zattera in mare assieme con la piccola figlia, Miranda (la dolcissima Valentina Marziali).

Non c’è scampo ed il naufragio è inevitabile. Tempo, spazio e azione sono legati fra di loro dal volere di Prospero che avrà in mano la sorte di tutti coloro che per ignoranza lo portarono al suo esilio forzato. Grazie ai servigi dello spiritello Ariel (la strepitosa Melania Giglio) e nonostante i goffi tentativi di insurrezione ad opera di Calibano (Gianluigi Fogacci), Trinculo (Marco Simeoli) e Stefano (Mimmo Mignemi), ogni protagonista di questa vicenda troverà la sua pace a patto di saper far buon uso del nuovo futuro ridisegnato.

Probabilmente è questa una delle tematiche di maggiore impatto per un’opera che segue una linea narrativa apparentemente semplice nei suoi accadimenti, ma che contiene una gamma di metafore ed immagini allegoriche che Daniele Salvo ha saputo cogliere, rielaborare e offrire in un moto sussurrato. Come il soffio in un sogno. Come un risveglio del quale percepiamo la consapevolezza senza saperne il perché.

Non è da ricercare nell’insieme delle azioni compiute in scena il senso delle emozioni che questo dramma vuole mostrare, ma è riposta e consegnata nei singoli personaggi la fiducia e la speranza della sapientia vincitrice sull’oblio. Esiste forse un monito più forte di questo da lasciare ad ogni società che si avvicenda nei secoli?

Prospero rappresenta la sofferenza e l’ingiustizia che non si piegano alla disperazione. L’imponente presenza scenica del grandissimo Ugo Pagliai ne è essenza preziosa. Miranda è la dolcezza e l’innocenza senza la quale perderemmo il senso dell’etica. Impossibile non menzionare la passione caritatevole michelangiolesca che disegnano in scena lei insieme al suo amato Ferdinando. Un fermo immagine che lascia il segno e che riempie l’anima.

Il senso di dolore sordo è immediato ne “La Tempesta”. La sorte degli uomini in mare che ancora nessuno può conoscere è la percezione di smarrimento che ciascuno vive ad intervalli incerti nella propria vita. E le pulsioni di quelle vite, il loro passato, presente e futuro, sono in balìa dell’abisso del tempo.

Il tempo: risultato delle nostre scelte. La leggera aria di speranza che le accompagna è paragonabile alla speranza di libertà di Ariel: delicata e preziosa, mai da deludere o illudere. Melania Giglio ha sostenuto un ruolo complesso da applaudire per maturità artistica: svelta come un vero folletto, misteriosa come la più onirica delle creature shakespeariane e nascosta in una maschera affascinante quanto impegnativa creata per l’intero corpo di ballo da Creafx Firenze.

“chi nuota in acque basse, spesso affoga solo per pigrizia o per paura”

La Tempesta”, in scena fino al prossimo 7 ottobre, è l’occasione per sperimentare la drammaturgia del celebre maestro inglese in chiave contemporanea senza che però venga meno alcun elemento cardine dell’opera originale. È un lavoro di scena complesso ed imponente che merita il plauso e la lode di un pubblico generoso.

Il perdono è la capacità di provare un senso di rinascita e di nuova gentilezza. Ma nel perdono deve esserci l’impegno al cambiamento. Svelata l’incoscienza, noi tutti possiamo ritrovare noi stessi. Anche nel cuore della tempesta più cupa.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)
(Foto: © Laura Sbarbori)

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