Teatro

#Recensione: “Einstein & me”, un amore perfetto in un tempo imperfetto

Un albero bianco e luminoso, lunghi rami senza però nemmeno una foglia o una gemma. Un preludio sonoro ci avvisa del vento che scorre fra quelle grandi braccia legnose. Si presenta così la scena di “Einstein & me” in occasione del suo debutto in prima nazionale al Teatro Sala Umberto lo scorso 23 settembre.

Lo scorrere delle opportunità dunque, scandite da un tempo relativo che riconduce al genio del grande Albert Einstein. Sotto al grande saggio attorno al quale tutto ruota, trova la sua sistemazione una sedia bianca. Una sedia da università, il rifugio destinato ad accogliere le riflessioni della donna che per prima amò il fisico più indisciplinato delle storia: Mileva Maric.

gabriella-greison-einstein-DSCF3016-phMarinaAlessi-R copiaSiamo nel 1896 a Zurigo ma, attraverso le parole che scorrono come un fiume in piena nel monologo di e con Gabriella Greison, ci troviamo nelle piazze delle principali città europee, salotti a cielo aperto in pieno fermento culturale. Mileva Maric è la quinta donna a frequentare una facoltà scientifica, è stata ammessa al corso di fisica del Politecnico di Zurigo ed è determinata a fare grandi cose. Milena ha 21 anni, un’imperfezione all’anca e un’amica immaginaria: Marie Curie.

“Tutti abbiamo una ferita segreta che per riscattare, combattiamo”

Gabriella Greison (Mileva Maric) è a sua volta, oltre che una brillante scrittrice e attrice, un fisico e la sicurezza e la scioltezza con la quale presenta al pubblico affermazioni “da addetti ai lavori” la rendono divertente e ironica. Il monologo proposto, nonostante abbia bisogno di qualche giro di accordatura dato dalla freschezza del nuovo, offre degli spunti molto interessanti da approfondire.

Il quadro storico e culturale all’interno del quale si intagliano le vicende della relazione fra Mileva ed Einstein sono ricamate e sostenute da uno scambio epistolare presentato in scena con timidezza, forse a sottolineare il sapore delle emozioni private alla mercè della storia. Indubbiamente è stata proprio la scoperta e la pubblicazione nel 1987 della corrispondenza privata fra i due a contribuire a far uscire dall’ombra la figura di lei inducendo ad un timido riesame dei reali meriti di lui.

gabriella-greison-einstein-DSCF3123-phMarinaAlessi-R copiaLa figura di Mileva è raccontata in “Einstein & me” senza mistificazioni di sorta ma con delicata raffinatezza. Quello che appare forte è il desiderio di narrare la complessità di una donna determinata, intelligente e innamorata. Una donna della quale Gabriella Greison esalta le doti professionali riscattando ciò che i biografi di Einstein, tutti uomini, hanno fatto arrivare a noi probabilmente in maniera non perfettamente coerente.

Il linguaggio drammaturgico scelto rende il monologo descrittivo, veloce e divertente. Un omaggio alla fisica stessa, mettendone in luce gli aspetti creativi che la contraddistinguono. I movimenti scenici sono semplici ed affidati alla sensibilità della Greison diretta per l’occasione dalla regia di Cinzia Spanò e sottolineati da video proiezioni mai invadenti.

gabriella-greison-einstein-350x700Einstein & me” è un album di ricordi ben costruito dove per ogni scatto è possibile (ri)collocare episodi culturali paralleli ed altrettanto significativi. Parliamo, se pensiamo ad Einstein e Mileva, senza dubbio di due figure impegnative per la storia contemporanea e accedere a tale ricchezza documentativa senza avere l’impressione di essere sottoposti ad un complesso esame scolastico rende questo monologo trasversalmente significativo.

Einstein & me” inoltre nasce grazie alle ricerche fatte tra Zurigo e Berna da Gabriella Greison per la scrittura del romanzo “Einstein e io”, edito da Salani, attualmente nelle librerie.

“I futuri non realizzati sono solo rami secchi del passato” – Italo Calvino –

Spero di rivedere nuovamente in scena questa originale piéce. Spero di vedere una sala gremita di studenti con la quale far interagire Gabriella-Mileva. Spero di vedere donne a teatro uscire con le spalle dritte e fiere per l’abbraccio che ad esse rivolge il discorso conclusivo del monologo: l’amore è importante ma, più di tutto, lo è il rispetto per sé stessi.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)
(Foto: © Marina Alessi)

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