danza

#Recensione: “Full Moon” al Fuori Programma Festival

Il quinto appuntamento di Fuori Programma 2018, Festival Internazionale di Danza Contemporanea, si è tenuto lo scorso 25 luglio al Teatro Vascello. Protagonista è stata la compagnia Spellbound Contemporary Ballet in una prima assoluta dal titolo “Full Moon”.

Full Moon” è una proposta coreografica firmata Mauro Astolfi incentrata, come si desume dal titolo, sulla Luna che prima di diventare piena è intesa come fenomeno capace di influenzare tutto ciò che esiste attorno all’uomo.

fuori-programma-teatro-vascello-Spellbound_Full moon-5Nella sua pienezza, questo straordinario satellite naturale ha la potenza di risvegliare il lato più istintivo in ogni essere così da percepire cosa di importante si sta manifestando.

Un faro di luce si irradia con intensità verso la platea dove il numeroso pubblico prende posto. Poco dopo si intromettono in questa atmosfera alcuni suoni quali la pioggia, i tuoni e gli ululati dei lupi.

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Pian piano si accentua il buio in sala e nello spazio scenico privo di quinte. Solo alle volte sopraggiungono dal fondo delle sagome di corpi. È la volta dei danzatori che entrano sul palco ponendosi lungo una linea orizzontale di schiena al pubblico, proprio come a guardare la Luna. Ed è da questa linea che nasce un duo sinergico accompagnato dalla restante parte degli interpreti intenta ad accerchiare la coppia. 

Un moto continuo, come a cercare qualcosa nello spazio, porta tutti gli artisti verso il centro per una breve danza in sincrono, evoluta subito in un trio successivo. Le entrate e le uscite continue dei danzatori spostano costantemente lo sguardo dello spettatore che non ha il tempo di focalizzare un’azione poiché ne sta nascendo già una nuova.

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D’altra parte questa evidente peculiarità del tessuto coreografico pone in rilievo le qualità dell’organico danzante, dotato di fluidità corporea. In questo susseguirsi di movimenti talvolta si avverte una forza esplosiva, mentre in altre circostanze la stessa si inserisce in un disegno di corpi che si intrecciano, le cui braccia legano e/o vincolano gli stessi danzatori. Seguono due duetti consecutivi. 

In questo tempo performativo sono alcune apparizioni nel fondo del palco, come cascate di luce, a catturare l’occhio di chi guarda. È il disegno luci per mano di Marco Policastro che all’inizio della coreografia donava l’idea di un lontano miraggio, mentre nell’evolversi dell’opera regala un momento di “respiro illuminato”, caratterizzandola con una certa densità.

locandina_a3-1Un danzatore diviene il catalizzatore di tutti gli altri, intenti a seguirlo con lo sguardo. Un’ulteriore apparizione dal fondo lascia vedere una schiena forte che si muove organicamente e segna un momento di transizione: sarà forse il raggiungimento della Luna piena? Nel frattempo, la musica “ulula” in questa nuova atmosfera.

Gli interpreti di “Full Moon” costituiscono un cerchio al centro dello spazio scenico, una forma che da regolare si deforma conducendo un danzatore sul ventre di una danzatrice: risveglio esplicito di un’istintività primordiale. Appare poi, sul fondo del palco, un corridoio di corpi femminili bagnati da una luce calda.

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(Foto: Paolo Porto)

Nel ridondare del moto danzante prendono la scena un quartetto, due duetti e un breve ensemble del collettivo per lasciare spazio ad un semicerchio, uno spicchio di Luna aperto alla platea. Infine, un danzatore si avvicina guardando gli spettatori, perdurando questa azione fino al graduale buio in sala.

Questa proposta coreografica termina con uno sguardo all’uomo, l’intenzione di guardare fuori e, al contempo, scoprirsi dentro proprio come potrebbe accadere durante una serata in cui si è intenti a osservare la potenza della Luna.

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(Foto: Paolo Porto)

Full Moon” è stato il penultimo spettacolo di Fuori Programma 2018, conclusosi lo scorso 27 luglio con “Corpo a corpo” della Compagnia Zappalà Danza. Il festival diretto da Valentina Marini rimane ricco di nuove proposte artistiche in cui il corpo e la musica restano i pilastri portanti di un’idea forte, ossia la sensibilizzazione verso il pluralismo e la diversità dei linguaggi di comunicazione creativa.

The Parallel Vision ⚭ _ Rossana Abritta)

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