danza

#Recensione: Nina Watt e Limón Italia 2018

Si è conclusa domenica 22 luglio la settima edizione di Limón Italia 2018, il prestigioso seminario di tecnica e repertorio Humphrey-Limón con Nina Watt. Un importante appuntamento per la danza contemporanea con un’artista di fama internazionale, nominata “the perfect Limón dancer”, direttore associato della Limón Dance Company e oggi professore di danza alla University of Hartford.

Per la seconda volta Limón Italia si è svolto nella Capitale. Ad ospitare questa preziosa iniziativa, ideata e promossa dall’associazione culturale Dance Continuum, è stata infatti la Maison de la Danse di Roma.

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Nina Watt in scena

Grazie all’accurata direzione artistica di Cristina Caponera (docente presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma) per sette giorni danzatori, maestri di danza e musicisti si sono riuniti tutti insieme sotto la meravigliosa cupola d’arte Humphrey- Limón.

Analogamente all’edizione del 2017, il programma del seminario ha previsto lezioni di tecnica accompagnate dalla straordinaria musica dei maestri Marco Melia e Federico Di Maio, lezioni di repertorio e un pomeriggio dedicato alle proiezioni di video commentati da Nina Watt.

limon-italia-2018-danza-DC1841A9-CF93-4E46-9340-5D107C159B01-29114-000036E5D43980A9La novità di quest’anno è stata l’inserimento di 3 lezioni di didattica per gli insegnanti che hanno partecipato al seminario, offrendo così un bagaglio completo di questa tecnica di danza la cui filosofia considera il movimento “the arch between two deaths” (l’arco fra due punti morti) e nasce dalla dialettica continua di forze contrapposte generate dalla caduta e dalla riconquista dell’equilibrio.

Il rapporto di tali forze concretizza non solo uno dei pilastri fondanti di questo metodo, ma è anche la rappresentazione simbolica della lotta dell’uomo per la sopravvivenza, poiché è nella caduta che si trova la forza per rialzarsi ed affermarsi.

La filosofia Humphrey, dunque, diviene applicazione diretta nel movimento, mai scisso dall’intenzione creativa, di cui il danzatore e coreografo messicano José Limón ne compie la massima resa durante tutta la sua carriera.

Il gruppo eterogeneo dei partecipanti, sia per caratteristiche tecniche che per provenienza geografica (non sono mancate infatti presenze dagli Stati Uniti oltre che da tutta Italia), è stato egregiamente reso armonico dalla stimolante professionalità della maestra Nina Watt, che rende fortemente concreta la poetica Humphrey-Limón in cui l’allenamento del danzatore non è mai un training meccanico del corpo, ma un’esplorazione motoria del reale, ricercando la motivazione in ogni movimento orchestrato nel tempo e nello spazio.

Without a motivation, no movement would be made at all”
(Doris Humphrey – The art of making dance)

Nel suo ultimo giorno, il seminario ha aperto le porte al pubblico per donare un assaggio di ciò che gli artisti hanno studiato durante l’arco della settimana, presentando anche alcuni estratti del repertorio Humphrey-Limón.

Quest’anno la prima scelta della Watt cade su un pezzo fresco e leggero che il coreografo Limón creò ispirandosi alla vita dell’intramontabile Isadora Duncan: si tratta di “Primavera” da “Dances for Isadora” del 1971 su musica di Chopin. Un solo di danza, riproposto in questa circostanza in gruppi di quattro interpreti per volta.

limon-italia-2018-danza-5F9FA78D-D2EE-4F70-A272-CFA457802449-29114-000036E8A05111F5Successivo è l’intervento del danzatore Ty Lyons Graynor che danza con prontezza tecnica e potenza espressiva l’assolo di apertura della coreografia “Invention“, creata nel 1947 da Doris Humphrey.

L’ultimo estratto è quello di “Passacaglia in DO minore” (passacaglia e fuga) su musica di Bach, una coreografia di Doris Humphrey in cui il gruppo dei partecipanti è stato bipartito per danzare le parti dei solisti che nella prima messa in scena (1938) erano la stessa Humphrey e Charles Weidman. Si tratta di un pezzo coreografico in cui vi è un visionario richiamo dell’autrice alla dignità e alla capacità delle aspirazioni umane.

limon-italia-2018-danza-1D45D07E-FD66-463F-BD77-E0CFEAD5938F-29114-000036E53F589D23Proiettati con lo sguardo verso un’alta collina, come suggeriva Nina Watt, i danzatori si cimentano in una danza di notevole impatto scenico, lasciando nella sala la scia del desiderio di un profondo miglioramento per la rinascita di un’arte condivisa. Poiché è proprio vero che “la danza condivisa è la migliore danza possibile“. Un pensiero, quest’ultimo, che Dance Continuum ha pubblicato con lo scatto meraviglioso che vedete qui sopra.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Rossana Abritta)

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