Recensione

#Recensione: “Trainspotting”, il racconto onesto di un tempo ingannevole

Provocare. Se dovessimo riassumere in un unico termine il senso dello spettacolo “Trainspotting” andato in scena presso il Teatro Brancaccino dal 5 all’8 aprile e che si è avvalso della regia di Sandro Mabellini, non potrebbe che essere quello.

Di fatto la trama stessa del famosissimo romanzo di Irvine Welsh ripreso cinematograficamente da Danny Boyle si pone fra gli obiettivi quello di smuovere emozioni forti e contrastanti per raccontare uno stato di disagio sociale e di ricerca di identità.

76manuela.porchiaNella trasposizione teatrale curata dalla Viola Produzioni – Accademia Degli Artefatti, questo delicato gioco di equilibri narrativi si complica ulteriormente invitando lo spettatore a riflettere sulle ovvietà della società contemporanea e sui controsensi che ne disegnano gli attuali confini.

La scena si apre con gli interpreti già presenti nello spazio palcoscenico, nudi, vestiti solo dei preconcetti che ciascun spettatore entrando in sala metterà inevitabilmente in atto nella propria interpretazione di ciò che vede. Strategia che preannuncia la scelta stilistica del regista: non accontentatevi delle apparenze.

77manuela.porchiaUn breve attesa introduce il viaggio scenico e drammaturgico curato ed interpretato da Michele Di Giacomo, Riccardo Festa, Valentina CardinaliMarco Bellocchio che per la durata di circa un’ora e mezza attinge dagli elementi della trama principale del romanzo e li rielabora a favore di una narrazione che cerca, nonostante la complessità della scelta, di ricondurre il pubblico al racconto originale.

La storia di ‘Trainspotting‘ è la storia di quattro ragazzi e una ragazza“, si legge nelle note. “Mark Renton, disoccupato come la maggior parte dei giovani scozzesi della sua generazione, ha trascinato nella confusione e nella dedizione ad ogni tipo di droga i suoi amici d’infanzia. Sick Boy, un appassionato di cinema e sciupafemmine; Begbie, un pericoloso outsider sempre alla ricerca della rissa; Tommy, un seguace del body building; e Alison, fidanzata di Sick Boy, che cerca di conciliare la sua dipendenza dalla droga con il suo ruolo di madre. Per ingannare la noia, i personaggi rubano e si distruggono di eroina, tutti tranne Tommy, che vive un’altra forma di dipendenza“.

La vita che si dà
La vita che si prende

La scenografia è ricca di dettagli polifunzionali, l’uso della musica è attento e ben calibrato, così come lo sono i movimenti scenici che accompagnano la difficile drammaturgia proposta. Lampadine di ultima generazione illuminano temi che si ripetono uguali a sé stessi senza un tempo definibile: la perdita di ideali, la ricerca del proprio io sociale, la scelta di strade facili che si rivelano in ultima analisi le più difficili.

La lettura critica di questa piéce impone una distinzione di argomentazioni. Da una parte troviamo la complessa scelta drammaturgica. Le corde che muove tendono a complicare la già difficile linea narrativa del romanzo quasi suscitando la domanda sul perché intricare qualcosa che già è complesso per sua natura.

78manuela.porchiaForse la sfida che attori e regista hanno voluto lanciare si riassume con una semplice quanto sempre valida regola matematica: invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia. La società non aspetta nessuno. Non è un abbraccio accogliente nel quale rifugiarsi. Mettiamoci in testa che i cambiamenti funzionano solo se partono da noi, nel bene o nel male.

Dall’altra parte c’è da sottolineare ed elogiare l’interpretazione dei quattro protagonisti in scena. La loro prova è davvero notevole sia per la complessità dei dialoghi sia per la convincente metamorfosi che ognuno di loro attua per vivere i personaggi proposti.

Trainspotting manuela.porchiaIl teatro è fatto di scommesse da portare avanti con coraggio e professionalità. Anche quando possono rischiare di essere operazioni ardite. Ma se fosse tutto facile ed immediato non ci sarebbe più il gusto di impegnarsi a superare il limite del comprensibile, “a liberarsi di tutti ed essere per sempre quello che si vuole“.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)

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