Intervista

#Intervista: Gli esseri sottili di Gabriella Martinelli

Pochi giorni all’uscita del secondo album di Gabriella Martinelli, un’attesa che dura dal 2015 e che è servita a questa bravissima autrice pugliese a centrarsi ancora di più, realizzando un disco intenso ed elegante di cui si fatica a trovare i difetti. “La pancia è un cervello col buco” uscirà il 20 aprile e sarà un lavoro autoprodotto in cui Gabriella racconta di donne (importanti, fragili, vere, immaginarie), dell’amore per il cibo, del legame con la sua terra, di gioia di vivere e di angoli oscuri della società. Sempre con classe, suonando e cantando sul velluto di 8 canzoni che tra pochissimo potrete apprezzare.
Intanto ne ho parlato con lei in un bel pomeriggio di primavera, in attesa della presentazione ufficiale di domenica 22 aprile sul palco del Monk Roma.

martinelli-Gabriella-6857Prima di raccontare le donne di questo disco io inizierei dal tuo amore per la tavola perché, dalla prima all’ultima canzone, si parla di pizza, sugo, vino, polpette, orecchiette, zucchero, cannella, burro, canditi, soufflé… E ne cito solo alcuni! Quindi ti chiedo: come si scrive un album con la pancia?
(ride) Provo a rispondere esattamente alla tua domanda. Sicuramente il cibo ricorre perché sono una buona forchetta! Poi ha anche un legame con i personaggi che racconto, con alcuni in modo particolare. “Casimira”, ad esempio, per me è l’immagine della donna “morbida”. E mentre alcuni personaggi sono capitati per caso nei miei appunti, Casimira l’ho proprio cercata. Volevo raccontare la bellezza della donna che ritrova il piacere nel cibo, nei pasticci col cibo. L’ho messa come prima canzone dell’album perché è solare, leggera, proprio per rendere un po’ l’idea. Anche perché dopo ci sono pezzi più contorti, mentre io volevo che il “buongiorno” fosse luminoso. Altre canzoni invece hanno un collegamento forse più casuale col cibo.

Quindi il cibo è legato alla felicità e all’emotività.
Certo! Poi si sa che il sud Italia è cibo e lì è così: non mi devi regalare gioielli, mi devi portare a mangiare!

martinelli-Gabriella-0391Dove nasce l’idea che “la pancia è un cervello col buco”?
Devo dirti che il primo pezzo che ho scritto di questo disco è stato proprio “La pancia è un cervello col buco”, la canzone più delirante. E per me il centro dei deliri è la pancia. Il personaggio di Erika fa parecchio a pugni con la sua pancia e il suo istinto, cerca continuamente nella ragione le risposte ma a un certo punto si accorge che non è quella la via da seguire. Erika soffre di anoressia e la sua è sì una malattia legata al corpo ma soprattutto un’anoressia nei confronti della vita. Lei vorrebbe avanzare ma non lo fa, vorrebbe osare ma non osa. Erika combatte di continuo con il suo ego, per questo è delirante. E per questo c’è una sorta di schizofrenia nel ritmo. Io la guardo, la dipingo e le parlo. Le strillo che dovrebbe imparare a fidarsi di più della sua vita, dovrebbe semplicemente scegliere di vivere!

E oltre a Casimira e a Erika, quali sono le altre donne del disco?
Sicuramente dentro ci sono quelle della mia vita, quindi mia nonna e mia mamma. Casimira ed Erika sono due personaggi immaginari, che rappresentano rispettivamente la fantasia e il delirio. Poi c’è una mia carissima amica, Mary, che racconto nella sesta traccia “In una tazza di caffè”. E gli altri li ho raccolti un po’ nel mio percorso. Ad esempio Giulia nasce da un incontro reale, ma poi spaziando ho fatto in modo che rappresentasse quella persona annoiata che cerca la chiave per uscire dall’apatia, da un aspetto scuro della società. Quindi alcune di loro non sono proprio didascaliche ma incarnano allegorie. La vagabonde” invece nasce da una delle serate di Kahbum. In quel momento stavo chiudendo i provini per il disco quando è arrivata l’occasione di suonare al Lanificio. Io mi aspettavo il tema cazzone e invece è arrivato un temone: la storia di Jeanne Baret (una esploratrice francese vissuta tra il ‘700 e l’800 e considerata la prima donna ad aver compiuto la circumnavigazione del mondo, ndr). Quindi mi sono fermata un attimo e ci ho riflettuto a lungo. Nel disco suona con l’attitudine jazz che hai ascoltato da Kahbum, ma in questo caso è solo piano-voce. Poi a un certo punto compare la voce francese di Camille Blanc che chiude tutto il disco con la frase “je n’ai pas de nom / je suis la vagabonde” (“non mi chiedete quale sia il mio nome / io sono la vagabonda”).

Hai scritto un album molto fedele a te stessa senza subire alcuna influenza contemporanea, mantenendo sempre quel gusto rétro che ti piace tanto. Come dici in “Ciao a te”: la strada è sempre quella.
Dal punto di vista degli arrangiamenti questo disco si allontana sicuramente dal primo, che invece era iperprodotto. Qui ho sentito l’esigenza di togliere, di spogliare. Il fatto che sia un disco “nudo” nasce proprio da un mio bisogno del momento. È vero, ho rischiato. Ho deciso di conservare questa cosa perché volevo mantenere la mia verità: i pezzi li ho concepiti in quel modo e non volevo accettare il compromesso. Questo non significa che un domani non possa realizzare un disco completamente diverso con un sound profondamente differente perché mi piace mettermi in gioco e andare a cercare anche roba molto lontana da me. Sicuramente, però, “la strada è sempre quella” della coerenza, voglio scrivere canzoni nelle quali mi posso ritrovare nel tempo. Questo disco nasce dall’esigenza di dire le cose in modo vero e totalmente mio, così come le sento adesso. 

E il disco l’hai prodotto totalmente da sola.
Totalmente.

martinelli-Gabriella-6877L’incontro con Antonio Pronostico com’è andato?
Me l’ha presentato Ivan Talarico e ho avuto modo di vedere alcuni suoi lavori. Mi sono innamorata subito della sua genialità. È stato interessante far incontrare due mondi, le nostre due arti. Anche lì, sai, ci deve essere un grandissimo rispetto perché Antonio non ha eseguito semplicemente un lavoro per me, ma ha messo a disposizione la sua poesia per dare una lettura personale dei miei personaggi. Quindi è stato anche strano e curioso vedere come lui interpretasse le mie storie.

All’interno di tutta questa “fisicità” che hai messo nel disco, a un certo punto arriva “Esseri sottili”, un gioiello struggente, un pezzo meraviglioso. Nelle note dell’album c’è scritto che ha un testo “importante”. Me ne parli?
Quella è una canzone nata di getto una sera, ascoltando un’artista che trovo meravigliosa perché talentuosissima e allo stesso tempo fragilissima. Lei, come anche gli altri personaggi reali che racconto, è stata un po’ il pretesto per dire altro. Io penso fermamente che siamo tutti degli esseri sottili, per quanto possiamo provare a giocare a fare i duri, è facile spostarci, attraversarci, pur provando a mettere miliardi di strutture difensive. Io stessa lo sono. Quella sera ero seduta col mio bicchiere di vino di fronte a questa artista grandiosa al pianoforte, apparentemente durissima ma che ho trovato estremamente fragile, che scivolava sul piano con tutte le sue debolezze molto molto chiare.

Non vuoi dirmi chi è, quindi.
Preferisco di no. Ma è stata lei a ispirarmi. Ci leggo una bellezza straordinaria che sta proprio nella sua fragilità. Che poi è quella di tutti. 

Il 15 maggio saranno 6 anni dal tuo viaggio sotto le radio e le case discografiche di Milano per farti conoscere e ascoltare. Che ricordo hai di quell’esperienza?
Per me è stato importantissimo e sicuramente mi ha portato un sacco di coraggio, ne ho un ricordo bellissimo! Ecco, lì è stato bello abbattere proprio le barriere. La cosa più potente che mi è rimasta in mente è che, una volta che arrivavo sotto le loro sedi, li chiamavo al telefono e dicevo “sono qui!”. E loro mi rispondevano “guarda te ne devi andare, non puoi rimanere”. E non me ne fregava proprio niente e restavo lì! Poi suonavo e loro in qualche modo si ricredevano, si affacciavano dalle finestre, venivano a conoscermi.

Il 22 aprile presenti “la pancia è un cervello col buco” al Monk Roma. Che notte sarà?
Sarà una grande festa. La prima cosa bella è che sarà un concerto al tramonto e avrò tutti i disegni di Pronostico intorno. Ci saranno molte altre cose nuove al di là dei pezzi, sul palco saremo in tanti e ti dico che canterò anche il brano di un altro artista, ovvero Drugo, che ha scritto una cosa potentissima e la voglio portare come se facesse parte di questo nuovo progetto. Poi siccome ho deciso di dedicarmi totalmente al disco per tanto tempo, ho una voglia di suonare dal vivo che neanche te lo dico!

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The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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