Recensione

#Recensione: “Non aver paura…” al Teatro Vittoria

La paura: elemento astratto che si trasforma in concretezza e si presenta in ciascuno di noi sotto molteplici forme.

La paura: strumento di condizionamento sociale, ricatto morale e talvolta anche risorsa per superare i limiti che ci imponiamo.

non-aver-paura-teatro-vittoria-24-nonaverpauraNon aver paura… è solo uno spettacolo” in scena al Teatro Vittoria fino al prossimo 4 marzo, è un esperimento collettivo che va ben oltre la rappresentazione scenica di questa ancestrale sensazione. Scritto da Eduardo Aldan e diretto da Ricard Reguant ed Enzo Masci, l’atto unico presentato è definibile una geniale riflessione collettiva che punta all’individuo.

Perché se è vero che ciascuno di noi vive le proprie personalissime angosce e fobie, è altrettanto vero che queste sensazioni vissute in collettività lasciano spazio ad ulteriori suggestioni che possono persino allontanarsi da quelle originarie.

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Gianni Garko

Non aver paura…” segue una linea drammaturgica apparentemente semplice: tre episodi realmente accaduti, tragici e per molti versi inspiegabili vengono introdotti dalla voce e dall’affascinante presenza scenica di Gianni Garko, noto volto di film di culto del cinema italiano degli anni ’60 e ’70 come la serie di ”Sartana”, “10.000 dollari per un massacro”, “La notte dei diavoli”, “Sette note in nero”, “Uomo a metà”.

Perfetto nel suo completo scuro, nei suoi modi misteriosi ed accattivanti, nel suo interloquire circondato dal buio, Garko racconta la paura e le sue declinazioni alzando lentamente la temperatura di attesa generata in platea.

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Claudia Genolini

Non c’è fretta. Lo scopo principale della piéce è quella di suscitare sensazioni e non solo rappresentare la paura o cercare di stupire con accorgimenti scenici e tecnici. Per godere pienamente della drammaturgia proposta infatti è indispensabile non aspettarsi di partecipare ad uno spettacolo dell’orrore ma accettare di riconoscersi in molteplici sensazioni. La psicosi collettiva è garantita.

I tre episodi portati in scena, molto diversi fra loro eppur legati dal brivido dell’imprevedibilità degli eventi, sono interpretati dai bravi Claudia Genolini, Simone Giacinti ed Emiliano Ottaviani.

Tutti e tre convincono nelle loro esposizioni per la capacità di apparire solisti delle scene raccapriccianti accompagnati però da co-protagonisti non chiaramente identificati, oscuri e per questo generatori di ansie.

“La paura
ha mille occhi
e può perfino vedere
sottoterra”
– 
Miguel de Cervantes

Esserci senza apparire. Così come la paura appunto, che ci accompagna silente ogni giorno per divenire realtà anche quando meno siamo pronti a fronteggiarla.

Molto belle le scenografie ed interessante la scelta del tappeto musicale di questo progetto artistico di Gianluca Ramazzotti curato nella versione italiana da Franco Ferrini.

non-aver-paura-teatro-vittoria-02828Non possiamo svelare piccoli particolari che rendono intrigante lo spettacolo, dall’ingresso in teatro fino ai saluti finali, perché faremmo torto al gusto di rendere le vostre paure forse un pochino meno “paurose”, ma è necessario offrire qualche semplice istruzione d’uso per un contesto teatrale non consueto.

Pulite la vostra mente dall’aspettarvi di essere protagonisti di chissà quale scena splatter: non c’è Quentin Tarantino pronto a riprendervi.

non-aver-paura-teatro-vittoria-we334Non andate soli. Avere paura almeno in due è decisamente meglio! Infine, non lasciatevi andare a facili commenti del tipo “mi aspettavo di peggio” perché nessuno saprà fino alla fine come reagirà a questa speciale esperienza teatrale.

Non abbiate paura, quindi, e andate a teatro per misurarvi con l’imprevedibilità delle emozioni immerse nel buio di una sala, per una volta, non proprio accogliente…

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)
(Foto: © Sibilla Mercuri)

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