Arte

Il gioco si fa serio: al Chiostro del Bramante inizia “Enjoy”

Parlando di calciatori, Carmelo Bene disse una volta che in realtà non giocano, ma scherzano. Perché la sfera del gioco appartiene ai bambini, mentre quella dello scherzo è propria degli adulti. “Enjoy” va più o meno in questa direzione: il gioco, il divertimento che le belle opere esposte mettono in mostra hanno a che fare soprattutto con un’esperienza di piacere adulta, una sorta di “gioco avanzato” che richiede un po’ di pazienza e soprattutto l’intenzione (seria) di scherzare con il non-percorso allestito al Chiostro del Bramante, dove fino al 25 febbraio 2018 sarete spettatori di una sfida coraggiosa e innovativa che inizierà da domani, sabato 23 settembre.

Il coraggio, dunque. Elemento fondante dell’arte tutta, in particolare quella contemporanea. Ma anche dello scherzo. Persino del gioco. Il Chiostro rischia ancora dopo l’esperienza vincente di “Love” (150mila presenze in 6 mesi, di cui il 70% rappresentato da under 30) e con “Enjoy” prosegue sulla strada della provocazione e della ricerca coinvolgendo artisti da Taiwan, Argentina, Stati Uniti, Brasile, Gran Bretagna, Belgio, Austria, Svizzera e ovviamente Italia. Tutto all’interno di un iter concettuale che non c’è ma che si sviluppa in una serie di microcosmi stilistici all’interno delle diverse stanze del Chiostro.

Avrete modo di ammirare, di usare e di “entrare” nelle opere di Michael Lin, Alexander Calder, Mat Collishaw, Leandro Erlich, Tony Oursler, Ernesto Neto, Pietro Fogliati, Gino de Dominicis, Erwin Wurm, Hans Op De Beeck, Martin Creed, Ryan Gander, Jean Tinguely, del gruppo di architetti e designer Studio 65 e del collettivo artistico giapponese TeamLab. Ognuno di loro andrà tirato dentro alla vostra idea di gioco e vi trascinerà al tempo stesso nella loro. Farete squadra e sarete compagni di divertimento e di benessere, ma al posto dei giocattoli troverete oggetti in acciaio, lamiere, installazioni, prismi meccanici, muri che ridono, enormi torte di compleanno colorate, gigantesche poltrone di Topolino a pois. I più piccoli forse non potranno capire. Voi sarete in grado di godervi “Enjoy” solo mettendovi in gioco.

Perché se l’arte ha il compito di darci gli strumenti per comprendere meglio il nostro tempo, affinare le nostre capacità di critica e dunque diventare persone più libere, allora anche noi dobbiamo dare qualcosa in cambio. E il prezzo non è altro che il mettersi in ascolto del suo messaggio. Complesso, certo. L’arte contemporanea racconta per idee e concetti, spesso oscuri. Ma appunto, ci vuole coraggio. Quello che serve per capire che “The Centrifugal Soul” di Collshaw non è solo uno zootropio (un dispositivo ottico che visualizza immagini in movimento) ma un rito di seduzione che vuole catturare lo sguardo del pubblico. Che gli enormi occhi di “Obscura” di Oursler rappresentano il continuo bisogno dell’essere umano di consumare immagini e narrazioni. Che “Flowers and People – Dark” del TeamLab non è solo un’installazione digitale, ma un quadro in movimento dove l’interazione tra la vicinanza dello spettatore con l’opera provoca un’accelerazione continua della stessa.

Fu Duchamp ad intuire e credere nell’utopia della vita che si fonde con l’arte, al quotidiano che diventa opera. Un’arte volta a inseguire gioia, racchiusa in un unico oggetto, in uno spazio, in un’immagine. “Devi fare ciò che ti fa stare bene” suggerisce proprio in questi giorni Caparezza. “Enjoy” rappresenta il momento stesso in cui il flusso della vita si trasforma in esperienza ludica e si storicizza. Diventando cultura. Senza bisogno di essere giustificata. Una mostra da toccare e da attraversare che vi chiederà un dialogo e anche un pezzetto della vostra vita. Andate a visitarla e confrontatevi con la vostra personale idea di piacere, da non intendere come spensieratezza ma come massima esaltazione del pensiero.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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