Cinema

“Cane mangia cane”, il noir con Cage e Dafoe dal 13 luglio al cinema

Ci sono i criminali che si redimono, quelli che diventano malviventi per caso o per necessità e quelli che invece scelgono deliberatamente di seguire la strada del crimine e della violenza. I tre protagonisti di “Cane mangia cane“, il nuovo film di Paul Schrader, sono una specie di sintesi tra queste tre categorie.

La pellicola, distribuita in Italia da Altre Storie (già protagonista con “Sognare è vivere” di Natalie Portman) e disponibile al cinema dal 13 luglio, conta su tre maschere eccellenti che senza dubbio sono il valore aggiunto della vicenda. Parlo di Nicolas Cage, Willem Dafoe e Christopher Matthew Cook, che insieme danno vita a un trio di grande spessore, divertente, decadente, sciagurato e drammatico al tempo stesso.

cane-mangia-cane-CMC_35x50_HDCane mangia cane” racconta la storia di tre malviventi che sognano di sistemarsi per tutta la vita realizzando un colpo che frutterà loro una valanga di soldi. Ovviamente le cose non andranno come speravano e da una possibile svolta, Troy, Mad Dog e Diesel si troveranno in un mare di guai.

Il marchio distintivo del film sta nel taglio del racconto dato da Schrader al romanzo di Edward Bunker, uscito in Italia nel 1999: freddo, cinico, al limite dell’aridità e di un’emotività soffocata dal ghiaccio. L’ironia è tagliente, non c’è spazio per alcun dialogo di circostanza, i passaggi riempitivi sono ridotti al minimo a favore della semplice, granitica presenza scenica dei tre bravissmi attori protagonisti.

In “Cane mangia cane” il triangolo delle star è perfettamente equilibrato. C’è il cane sciolto Dafoe, un assassino schiavo della sua emotività che si commuove e accoltella persone con la stessa facilità; c’è Diesel (Cook), dall’intelligenza acuta e lucida e legatissimo a Troy Cameron; e infine, appunto, Cage e il suo personaggio a tratti malinconico ma comunque spietato, calcolatore, determinato a far sì che il piano vada a buon fine.

Schrader li fa muovere in un mondo dominato dalle tinte scure, in spazi chiusi e in alcuni casi psichedelici, dentro luoghi bui che annientano la speranza e l’idea della salvezza. La voce del regista è primitiva e traspone la penna di Edward Bunker in modo laconico, come a rappresentare una lunghissima notte con tre vittime sacrificali al centro della storia.

Cane mangia cane” ha senza dubbio le sembianze del noir classico, ma estremizzato “in peggio”, per così dire: mancano totalmente gli elementi dell’amore e della compassione. Qualsiasi contenuto positivo, insomma. In sé non ha niente di nuovo o di scioccante, né di particolarmente brillante. Eppure il film conserva una cifra precisa e riconoscibile, che lo sceneggiatore di “Taxi Driver” e regista di “American Gigolò” riesce a rendere importante grazie all’utilizzo di tre fuoriclasse del cinema che riuscirebbero a catturare l’attenzione anche con la classica busta sulla testa.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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