Recensione

“La Rapina” al Teatro Trastevere: giogo o gioco della vita?

Scegliere la via più imprevedibile o quella più veloce? Questo e molti altri interrogativi compongono il gioco delle parti de “La Rapina”, andato in scena al Teatro Trastevere fino al 4 giugno. Una commedia scandita da convulse risate e coraggiosi colpi di scena.

Prendete un fiume di parole e battute che si muovono nello spazio in maniera così armonica nemmeno fossimo alle olimpiadi di nuoto sincronizzato. Aggiungete sette attori che sembrano usciti da un film di Pasolini e invece hanno la grinta dei professionisti navigati. Condite il tutto con una scenografia essenziale e musiche coinvolgenti: ladies and gentlemen ecco a voi “La Rapina”!

la-rapina-teatro-trastevere-3Commedia scritta e diretta da Federico Maria Giansanti, “La Rapina” è uno spettacolo che racconta in maniera leggera come la vita possa trasformarsi in gioco tragico se non ti viene offerta la possibilità di scoprire ed utilizzare gli strumenti per esprimere pienamente sé stessi.

Giacomo Bottoni, Luca Cesa, Simone Lilliu, Daniele Marini, Martina Montini e Mark Proietti sono i protagonisti in scena, dove cioè sono amici da sempre. Quel “sempre” che racconta il bello delle comitive nelle vecchie borgate romane dove ai social si preferisce un luogo fisico e ai like le chiacchiere e, perché no, le discussioni.

la-rapina-teatro-trastevere-5Stanchi, annoiati e senza un Euro in tasca decidono di tentare una rapina, anzi “La Rapina”, che dovrebbe cambiare il volto della loro età. Tutto sembra andare per il verso giusto ma l’epilogo lascia gli spettatori sospesi nel limbo dell’imprevedibilità dal sapore amaro, tanto assurdo quanto potenzialmente realistico.

Ed è proprio l’assurdo uno dei possibili assiomi di questa piéce dalle battute serrate, interamente in dialetto romano di periferia. Attraverso dialoghi apparentemente surreali, un tentativo di furto a metà strada fra “I soliti ignoti” ed “Un pesce di nome Wanda”, ambientazioni senza un contorno definito eppure perfettamente riconoscibili la Fmg Produzioni, dopo il grande successo de “Il debutto” e di “Quel che dovrei dirle“, fa nuovamente centro raccontando in maniera credibile il disagio della società degli invisibili.

la-rapina-teatro-trastevere-1La Rapina” è una rappresentazione che può essere accolta su due piani di lettura. Da una parte possiamo scegliere di ridere “de core” grazie alle performance degli attori in scena, bravi e con dei volti particolarmente cinematografici che “bucano” il palcoscenico e, dall’altra, possiamo decidere di sospendere la risata e riflettere.

Riflettere o meglio rileggere le battute appena ascoltate e comprendere che forse non tutto è così scontato nella vita, persino nelle scelte più banali che ogni giorno prendiamo. Il finale di questo testo merita però uno spazio maggiore rispetto a quello che gli è stato riservato proprio per le suggestioni importanti che sollecitano nel pubblico più attento.

La Rapina” ha dunque tutte le potenzialità per diventare uno spettacolo che riesce a mettere d’accordo il pubblico dei più giovani e quello dei meno giovani, di chi vuole “sta’ senza pensier” e di chi invece i pensieri non riesce proprio a lasciarli a casa, di chi ama ma non rispetta questa grande culla che si chiama Roma e di chi vorrebbe renderla un posto migliore nei luoghi e per le persone.

The Parallel Vision  _ Raffaella Ceres)
(Foto: © Carlo Rondinelli)

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