Intervista

#Intervista: “Di questo parlo io”, dentro il mondo di Ilaria Porceddu

A quattro anni di distanza dal suo terzo album “In equilibrio” torna Ilaria Porceddu con “Di questo parlo io” (LineaDue/Pirames International), disco uscito lo scorso 7 aprile pieno di grazia e importanti collaborazioni. Un obiettivo raggiunto dopo un periodo intenso di cambiamenti positivi, generati anche da momenti difficili, durante i quali Ilaria ha saputo aspettare, stare, osservarsi da dentro per poi ripartire. Cambiamenti profondi coronati dall’arrivo in una nuova casa. E adesso anche il suo gatto, superato il trauma del trasloco, è più felice!

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(Foto: © Valentina De’ Mathà)

Ilaria, hai sottolineato l’importanza del silenzio in questi quattro anni dall’ultimo disco. Cosa ha rappresentato per te?
All’interno del silenzio ti riscopri. Io ho capito chi ero. Ho fatto tante cose in questi anni, ma a livello musicale ho elaborato una ripartenza, che era inevitabile. Dal 2014 (anno di grandi stravolgimenti per me) ho ricostruito tutto e necessitavo di questo silenzio…

“Di questo parlo io”. Di cosa esattamente? 
Parlo della libertà che ho ritrovato, una libertà che io stessa non mi concedevo, parlo della donna che sono diventata, più pura nella maturità. Ho capito che devo essere più vera per essere felice ed essere vera mi ha fatto riscoprire la purezza interiore.

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(Foto: © Valentina De’ Mathà)

Nel disco ci sono collaborazioni importanti. Come è nata quella con i fratelli Gazzè?
Max l’ho conosciuto a Sanremo 2013 e da quell’estate ho aperto i suoi concerti. Da lì si sono incrociate le nostre strade. Clemente Ferrari, per esempio, è produttore artistico dei miei due dischi, ma è anche un collaboratore stretto di Gazzè… In modo naturale si sono intrecciate le squadre di lavoro. Tramite Clemente anche io e Francesco Gazzè siamo entrati in contatto e da lì è iniziato un percorso artistico insieme, che ha incluso Francesco De Benedittis, co-autore di molti dei pezzi di Max Gazzè. Tutto il disco è scritto da noi.

Tu non hai capito”, seconda traccia dell’album, è molto influenzata dai suoni di Max Gazzè, mentre il testo è molto legato alla tua poetica. Come si sono incontrati in questo brano il tuo romanticismo e l’anima musicalmente più dissacrante e tendenzialmente ironica di Gazzè?
Questo pezzo a me piace molto proprio perché è poetico ma anche dissacrante, c’è un capovolgimento dei ruoli. Qui Max fa il romantico, l’uomo che aspetta e la donna è la cinica indipendente che non torna. Credo che il punto di incontro sia nella poesia dissacrante, che si unisce alla musica più pop e ironica.

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(Foto: © Valentina De’ Mathà)

Sette cose”, quarto brano del disco, è scritto con Francesco De Benedittis e Antonio Toni. Il numero 7 c’entra qualcosa con i chakras?
Sì! È un numero spiritualmente molto ricorrente, ma è anche molto presente nella nostra cultura ed è un numero che sento molto legato alla mia vita…

Hai parlato dell’importanza di saper aspettare. Cosa fai mentre aspetti? 
Ho imparato molto e studiato me stessa, ho fatto un lavoro di cognizione psicologica. Sono ansiosa e concreta nella vita, ho imparato a occuparmi dei problemi. Preoccupandomi stavo male. Ho iniziato a guardare i problemi come opportunità per crescere, ho capito profondamente che quello che sento dipende dal modo in cui lo guardo e lo vivo.

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(Foto: © Valentina De’ Mathà)

Pensi ci sia un filo rosso che lega tutti i nove brani del tuo disco? 
Il filo rosso è la femminilità, la rinascita. Questo disco è un “albera”, in sardo albero è un sostantivo femminile e uno dei pezzi in dialetto del disco è proprio su questo.

A proposito… Hai detto che ti senti radicata come un albero, ma con le foglie al vento. Un’immagine bellissima e di grande consapevolezza interiore. Come ci sei arrivata?
Ci sono arrivata duramente e necessariamente. È stata sempre la riflessione di questi anni che mi ci ha portato. Non sono disposta a cambiare, ma a evolvermi, una volta capito questo ho trovato il mio modo. Ho rimesso a posto i tasselli della mia vita e capito che per me è importante farcela da sola. Ballo con il vento ma non mi schiodo dal posto in cui sto.

ilaria-porceddu-3Ancora una volta ci dimostri quanto sono importanti per te le tue radici sarde, il disco contiene due brani in dialetto. Hai mai pensato a un album tutto in dialetto? 
Ci ho pensato anche recentemente e la collaborazione con Alessandro Carta, autore dei due pezzi sardi del disco, mi fa credere che prima o poi riuscirò a realizzare questo sogno.

Per una donna, spesso, il cambiamento si legge anche nel look, in particolare nei capelli. Quattro anni fa avevi i capelli corti. Oggi li porti lunghi. Come ti vedi tra altri 4 anni?
(Sorride). Non lo so! È vero: cambio di capelli uguale cambio di vita. Il capello corto per me ha corrisposto al periodo di maggiore tormento, una richiesta di attenzione che andasse oltre l’aspetto, forse. Adesso mi riconosco senza il bisogno di cambiamenti estremi.

Ricordaci l’appuntamento a Roma del 13 aprile…
L’appuntamento sarà giovedì a ‘Na cosetta ore 18.30 per la presentazione del disco. Per il concerto bisogna aspettare ancora un po’, ma ne varrà la pena, perché stiamo facendo un lavoro sui suoni e sulle immagini molto particolare!

Inoltre mercoledì 12 aprile Ilaria Porceddu è ospite di “Armadillo – strategie di resistenza”. Proseguirà la chiacchierata insieme e ascolteremo il nuovo disco dalle 14 alle 15. Potete seguire la diretta sul sito www.radiokaositaly.com o scaricando TuneIn. Chi volesse può raggiungere la redazione e assistere al live in Via Eugenio Torelli Viollier 17.

Stay tuned!

The Parallel Vision ⚭ _ Noemi Serracini)

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