È uscito proprio ieri in formato fisico e digitale su etichetta Bulbart l’omonimo disco di debutto degli Ella Goda, nuovo progetto di Brian Zaninoni, Sebastiano Pezzoli e Marco Towers. Tre musicisti con alle spalle esperienze e ascolti diversi che si cimentano a modo loro con la difficile arte del power-pop, come accade nel primo singolo “La cura Schopenhauer” il cui videoclip è stato presentato nelle scorse settimane in anteprima su MTV New Generation.
Sanno assolutamente cosa vogliono fare gli Ella Goda e lo fanno benissimo (da soli, perché il disco se lo sono prodotti autonomamente). Partono dalle loro influenze, le più disparate e lontane possibili che pescano dal cantautorato, dal funk, dal brit e dal punk e portano un pezzo di America anni ’90 nella Valseriana (Bergamo) da cui provengono, mescolandolo a un gusto pop tipicamente italiano in curvature melodiche a presa rapida con robuste accelerazioni rock.

Dice Wikipedia che il power-pop è “un sottogenere del pop rock, che si caratterizza per l’utilizzo di melodie semplici ed essenziali ispirate ai gruppi anni ’60, combinate con riff di chitarra abbastanza potenti, e da una struttura ritmica tipiche dell’hard rock”. Ecco: sostituendo l’hard rock con il drumming veloce e dinamico del punk e aggiungendo una dose sensibile di elettronica avrete gli Ella Goda.
E avrete anche questo piccolo gioiellino a base di canzoni popular electro-chitarristiche dal suono pieno, vero e dall’efficacia seriale, capaci di rimanere in testa al primo ascolto e non andarsene più. La band riesce a costruire strofe argute e ritornelli killer di deliziosa perizia architettonica, irrorati quanto basta di elettronica vintage e qualche citazione funzionale (l’omonimo romanzo di Irvin Yalom in “La cura Schopenhauer“, una poesia di Marco Ardemagni in “Uomo o cosa“).
Infine gli Ella Goda lasciano che le parole s’appoggino e scorrano sulle strutture con la (finta) semplicità di chi conosce la fatica artigianale di scrivere canzoni non solamente belle, ma anche capaci di migliorare le giornate e instillare piccole grandi riflessioni sull’esistenza.
(© The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)
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