Recensione

“Le Scoperte Geografiche”, in viaggio tra purezza e identità al Brancaccino

Sabato 21 marzo 1953. Due ragazzi studiano le scoperte geografiche di Magellano e Colombo, sono quasi maggiorenni, uno è scapestrato e casinaro, l’altro serio e puntiglioso. Studiano il mare e i suoi percorsi sorprendenti pieni di rischi e di meraviglie, così diversi dalla sicurezza della terraferma e di due piedi piantati al suolo. Perché il mare, per definizione, non ha forma e il suo “territorio”, per quanto ormai ben conosciuto, mantiene il gusto dell’inesplorato.

Le Scoperte Geografiche” di Marco Morana, in scena fino al 5 marzo al Teatro Brancaccino, viaggia su un doppio, delicato binario che intreccia l’immensità del mare con quella di due vite che hanno appena iniziato a sbocciare, mescolando la paura del nuovo con l’attrazione per qualcosa che ancora non ha un nome e che spaventa, ma non si può negare.

Ferdinando e Cristoforo, come scelgono di chiamarsi Daniele GattanoMichele Balducci, sono in realtà innamorati l’uno dell’altro ma vivono questa pulsione in maniera assai diversa. Travolgente come un’onda l’uno e costretta da una diga, l’altro. Sarà il personaggio di Daniele a sfondare il muro costruito dall’amico e a scoprire assieme a lui la naturalezza di un amore che, come una burrasca, è impossibile da contenere.

La regia di Virginia Franchi è dolce e poetica nel tessere una trama che, dall’adolescenza, viaggia nel tempo in cui i due si ritrovano da adulti e, ancor più in là, in età anziana. Cambiano i contesti e i ruoli sociali, ma non i sentimenti. Ferdinando e Cristoforo sono ancora in mezzo al mare, al loro mare, sulle loro onde, immersi nell’azzurro di una storia d’amore che non possono raccontare a chi sta loro vicino ma che prosegue seguendo la stessa rotta tracciata quel pomeriggio del ’53, in quella classe, sul banco di quell’aula.

Balducci e Gattano regalano un’interpretazione lieve e romantica di un rapporto complesso e impronunciabile, per gli anni ’50. Il racconto sonoro di Fabio Di Salvo è un vestito incisivo per l’amore tra i due giovani, dove le onde del mare e la sua risacca sono scanditi da musiche dense di potenza oppure morbide e dolci, che assieme ai protagonisti sono una gioia da vedere e da ascoltare.

Le Scoperte Geografiche” è un testo scritto con cura, sebbene ancora acerbo e senza dubbio ampliabile e migliorabile, ma già apprezzato dalla critica (è stato finalista della XI edizione del Premio Dante Cappelletti). Un amore omosessuale non è mai semplice da mettere in scena. Soprattutto se adolescente. Soprattutto in un’Italia post bellica. Ma questo spettacolo ha senz’altro il merito di non scadere mai in morali ridondanti o in spocchiose lezioni di perbenismo, rimanendo fedele a quello che da sempre smuove le montagne (e le maree): l’amore puro e semplice.

The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)
(Foto: © Manuela Giusto)

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