Intervista

#Intervista: I giovani di merda secondo De Silva, vecchio scrittore simpatico

Prima di iniziare, mi confesso. Ho venticinque anni, perciò rientro a pieno titolo nella categoria antropologica del Giovane di Merda, come lo chiama Amleto De Silva che ci ha scritto un libro: “Dizionario Illustrato dei #giovanimerda (Magic Press Edizioni), con le illustrazioni di Boban Pesov. Il titolo, non lo nascondo, mi offende, così compro il libro per vedere se dentro ci trovo altre offese, magari qualche risata, o qualcosa che condivido. È composto come un dizionario, appunto, dove i vocaboli hanno definizioni ironiche, provocatorie, a volte proprio cattive. Ho deciso di cadere nella provocazione e ho chiesto di poter intervistare l’autore. Ne è uscita una conversazione generazionale, un po’ scontro, un po’ incontro. Provo a dare del lei ad Amleto, che mi risponde così.

A – Ma come lei? O ci diamo del tu o vengo e ti sputo. Capisco che ci tieni a non mischiarti eh. 
S – Appunto, Magari mi dicevi che ero sfacciato e mi mettevi in una delle voci del tuo dizionario.
A – Ma no, e mica so femmina la mia vendetta so le mazzate. I libri sono una cosa seria.
S – Vabbuò, cominciamo allora.

dizionario-illustrato-dei-giovanimerda-amleto-de-silva-2Partiamo dal titolo, #giovanimerda. Non è la brutta vecchia storia del fare di tutta l’erba un fascio?
Non vedo quale sia il problema di fare di tutta l’erba un fascio. Si chiama generalizzare, e se parli di gruppi di persone da cento in su, è l’unico modo di parlarne. Se tu mi dicessi: “Voi cinquantenni siete così e cosà“, individuando le caratteristiche comuni a quelli della mia generazione, io non avrei niente da dire. Non è che posso parlare dei giovani esaminandovi uno a uno: è la vecchia scusa di chi non accetta le critiche. Non so tu, io con le critiche non ho alcun problema. Criticami, sfottimi, prendimi per il culo, va bene tutto. A me. Non so a voi.

Cosa intendi per giovani? Da quale a quale età si è considerati giovani?
Vedi, il mio è un libro umoristico, non una chiamata alle armi, le classi dal ’99 al 2006. Io prendo per il culo degli atteggiamenti, delle mode orrende. Castigat ridendo mores, diceva Totò schiaffeggiando i marocchini.

dizionario-illustrato-dei-giovanimerda-amleto-de-silva-1Il tuo può essere definito un libro ironico-sociologico. Ma su quale campione statistico hai basato la tua indagine che ha portato alla conclusione che siamo dei #giovanimerda?
Non è un’indagine: io non sono un sociologo, sono uno scrittore. Non ho basi scientifiche, e manco le voglio. Racconto quello che vedo. Se vuoi saperlo, potrei scrivere di molto peggio sulle donne, o su quelli come me. E non è detto che non lo faccia.

#Malignare: sparlare su gruppi social segreti. Uno dei leitmotiv di questo libro è l’ossessione social dei #giovanimerda. Non posso darti torto, ma qui si tocca anche un argomento centrale per il dibattito politico: i gruppi chiusi sono spesso fucina di violenze verbali (e non) sempre più gravi e altrettanto spesso non sono frequentati da giovanissimi, anzi.
Per le violenze verbali o meno non è questione di età, è questione di essere proprio stronzi. Per il resto esiste il codice penale. E io mica critico i social: io devo tutto ai social, figurarsi. Critico un certo modo di starci dentro, sempre il discorso dei mores.

dizionario-illustrato-dei-giovanimerda-amleto-de-silva-5#Mortificare: far notare al giovanemerda che sarebbe il caso di laurearsi finalmente. Altro luogo comune, o no? Ce ne sono tanti di #giovanimerda che si laureano, anzi forse ce ne sono troppi.
Mi permetto di ricordarti che sono i giovani quelli che hanno permesso al governo di inserire gli stage lavorativi gratuiti durante il liceo. Noi eravamo stronzi, ma col cazzo che gliel’avremmo permesso. Non so che combinano all’università, ma il buongiorno si vede dal liceo.

#Ilare: lo è il giovanemerda quando compra erba buona. Ma non erano quelli della tua generazione a sperimentare tutte le droghe immaginabili? O i motivi per cui lo facevate voi erano più saggi dei nostri?
Quello è un luogo comune che uso per far ridere. Se vogliamo essere seri, io i ragazzi li vedo che si ammazzano di shottini, altro che canne. Poi, devo dire, noi eravamo talmente cretini che le droghe non potevano che migliorarci.

dizionario-illustrato-dei-giovanimerda-amleto-de-silva-3Sempre rimanendo sul tema della droga (leggera), la storia del suicidio del ragazzo dopo che la madre lo aveva denunciato alla Guardia di Finanza sottolinea un abissale gap generazionale che tu, con tono istrionico e sarcastico, racconti nel tuo dizionario. Cosa ne pensi?
Il suicidio è una cosa troppo privata e dolorosa, meglio tacere. Però posso dirti che un paese civile le droghe le liberalizza. Tutte le droghe, anche quelle pesanti. Ma noi non siamo mai stati un paese civile, figurati se cominciamo adesso.

#Sabbatico: lungo periodo che il giovanemerda si concede dopo un anno di Erasmus a Barcellona. Da quando l’Erasmus è diventato simbolo di negligenza e bighellonismo, piuttosto che di approfondimento, prima di tutto culturale e poi accademico?
Da sempre, come è giusto che sia. Un ragazzo di provincia che va a Barcellona a vent’anni non deve studiare: deve ubriacarsi, farsi le canne e, se ci riesce, scopare dalla mattina alla sera. Però diciamolo, che cazzo. Alcool, droga e fica sono fondamentali in un percorso culturale. Non è che dite: Sai mamma vado a Barcellona per i musei. Non mi fate ridere.

dizionario-illustrato-dei-giovanimerda-amleto-de-silva-4dizionario-illustrato-dei-giovanimerda-amleto-de-silva-6#Versatile: colui che fallisce nelle più diverse attività. È vero, quelli della nostra generazione hanno tutto a disposizione e un’infinità di opzioni tra cui scegliere e spesso le scegliamo tutte. Qual è la soluzione all’eccesso di offerta di attività?
Ma figurati se lo so. Io cerco di far ridere, di far incazzare, di scrivere cose belle. E già è complicato questo.

#Emarginato: il giovanemerda quando ha finito i giga sullo smartphone. Altra verità, il social-addicting è l’oppio dei popoli giovani (merda). Ma ogni generazione ha il suo e questo almeno può essere sfruttato anche in maniera costruttiva, o no?
Quella è una battuta: in realtà è la mia generazione a essere addicted, molto più della tua. I cinquantenni sui social sono ben oltre il risibile. Però è vero che i giovani usano internet a cazzo di cane. Perché sono cazzocanisti di loro proprio.

#Background: i libri che il giovanemerda non ha letto, i dischi che non ha ascoltato, gli studi che non ha completato. Suona molto come “si stava meglio quando si stava peggio”, l’età dell’oro della musica, della letteratura e dell’accademia è passata, ed era la nostra. Quali autori, musicali e letterari, contemporanei ti hanno fatto capire la grandezza dei classici? Alla stessa stregua, ce n’è qualcuno che reputi artisticamente valido sia nel panorama mainstream che in quello indie?
Non è quello, quanto la noncuranza per quello che è venuto prima di te. Sento dire, quando parlo di un disco, o di un film: “Eh, ma io non ero ancora nato“! Come se fosse una scusa per privarsi della bellezza. Quest’estate, durante una cena, abbiamo fatto un esperimento: abbiamo mostrato una foto a una tavolata di giovani. Tutti belli, intelligenti, seri: ragazzi in gamba, giuro. Beh, nessuno ha riconosciuto il personaggio della foto. Era Martin Scorsese. Martin Scorsese. Undici nomination agli Oscar, uno vinto. Sei nomination ai Golden Globes, quattro vinti. E loro non avevano idea di chi fosse. Ti pare normale? A me no. E no, in Italia non vedo proprio niente di buono. Niente che non mi rompa le palle dopo due minuti.

“Oggi i ragazzi amano troppo i propri comodi, mancano di educazione, disprezzano l’autorità, contraddicono i genitori e si comportano da maleducati”. L’ha detto Platone, citato da Crozza a Sanremo (ammetto la stranezza dell’accostamento). Questo concetto, quindi, è vero proprio perché l’ha detto Platone oppure, proprio perché si ripete da quasi tremila anni, forse è il caso di andare oltre?
I giovani devono mancare di rispetto agli anziani, devono amare i propri comodi, devono contraddire l’autorità e sembrare maleducati. A parte l’artificio telefonatissimo (vabbè, era Crozza), il problema è che io i giovani li vedo autoritari, inquadrati, fascisteggianti a destra come a sinistra. C’è anche da dire che Platone, ammesso che quello che leggiamo sia davvero suo, ne ha dette di cazzate, eh.

È una cosa che io e lui abbiamo in comune.

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The Parallel Vision ⚭ _ Simone Zivillica)

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