Live report

#LiveReport: Il folk-ska della Scala Shepard al Mons

Pieno centro storico romano, pochi passi da Piazza Navona. Sono al Mons, bar accogliente e intimo. Ordino un Honolulu, cocktail rosa molto gustoso e molto poco virile. La serata è per La Scala Shepard in formazione completa, con Alberto Laruccia alla chitarra e voce, Claudia Nanni al synth e voce (e qualche percussione), Lorenzo Berretti a basso e synth e David Guerriero alla batteria, ieri in composizione minimale.

Accanto ho una famiglia di spagnoli e vedo che apprezzano molto la musica della Scala, quindi colgo l’occasione per chiedergli se la mie impressioni di contaminazione spagnola le hanno avute anche loro.

la-scala-shepard-mons-1083Assolutamente sì“, mi dicono, gli ricordano i festival delle Semanas Santas, dove i ritmi ska ti fanno ballare fino alle sette e mezzo di mattina. Di più, hanno proprio sonorità che sembrano prese in prestito dal rock basco, quello in lingua Euskadi.

Quando poi si mettono a cantare una loro bellissima versione di “Scetate Uagliò”, il gemellaggio tra la cultura musicale romana, quella salentina di questo traditional e l’anima iberica è siglato e già m’immagino la signora Luz di Albacete che si mette a ballare sul tavolo.

Qualche settimana fa avevo conosciuto Alberto all’apertura del release del Branco, lì si presentava da solo e non se l’era cavata affatto male. Con i suoi si trasforma in un frontman atipico, rivelandosi sempre fondamentale e mai ingombrante.

La voce femminile di Claudia è perfetta nella sua parte. Può sembrare la classica voce da Biancaneve, o da talent. Ma lei si cala nella cultura indie con testi che esaltano le sue sfumature timbriche e fa vedere quanto bene possa starci una voce come la sua in questo contesto. Insieme, le voci di Alberto e Claudia sono potenti, graffianti e precise, con un’ottima gamma di toni.

la-scala-shepard-mons-1080David alla batteria ridotta non soffre la mancanza del suo passato metal, evidente dalla velocità e degli spostamenti delle bacchette. Usa un set minimal che sa fare la voce grossa ma anche sussurrare un accompagnamento alle introduzioni di Alberto o Claudia.

Un sottobosco ritmico, insomma, che mette le radici nella musica primitiva africana e sudamericana con sfumature di folk americano, ma che evolve in complessità prettamente contemporanee gestite con i synth.

A completare l’universo musicale della Scala c’è la chitarra acustica di Alberto, che ne usa tutto il manico quasi fosse un’elettrica, a ricordare che l’anima sua più profonda viene dalla tradizione cantautorale del teatro canzone alla Gaber o alla Nino Ferrer, di cui infatti si concede una cover con “Viva la campagna”.

Dal vivo sono genuini, precisi e coinvolgenti, e risultano meglio che in studio. Tanti cambi di ritmo, a testimoniare ulteriormente la cultura musicale della Scala Shepard. Nei testi sanno mescolare bene le due sensibilità degli autori, Alberto e Lorenzo.

Le loro canzoni puoi ascoltarle come fossero un sottofondo o puoi metterti attento a musica e testi e farti portare a spasso nel loro mondo nostalgico, ironico e cosmopolita. Il tutto, mentre loro si divertono tanto sul palco, si prendono in giro, ammiccano, fanno battute più o meno riuscite ma sempre apprezzate e vendono il merchandising, sacrosantamente.

In conclusione, una menzione di merito ad Alessio Ingravalle che apre la serata insieme al bravissimo Daniele Borsato alla chitarra classica. Nei suoi testi c’è una bellissima ninna nanna in “Coltelli dalla punta arrotondata”, che in realtà ha nell’anima una poetica critica sociale all’amore, quando dice “biancaneve innamorati di un nano o di uno schiavo”.

Il duo racconta storie in blues muovendosi tra vari generi, pur rimanendo nell’habitat folk chitarra-voce. Ingravalle sperimenta molto pur non avendo ancora trovato la sua vera identità, ma la strada è quella giusta.

The Parallel Vision ⚭ _ Simone Zivillica)
(Foto: © Simone Zivillica)

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