Live report

#LiveReport: Elisa Rossi e Ketty Passa, sferzate di beat e trip hop al Monk

Ieri sera al Monk non eravamo in tanti ed è stato un peccato. Forse quando Mentana ha parlato di “bufera su Roma” è stato preso troppo alla lettera e la gente se n’è rimasta a casa. Poco male. I grandi botti partono dai piccoli successi, che come un virus si moltiplicano e proliferano. E ieri la Capitale è stata contagiata da Elisa Rossi e Ketty Passa, artiste diversissime tra loro ma potenti allo stesso modo ed entrambe, a dir poco, eccezionali.

Il doppio live di giovedì ha messo in mostra due ragazze pienamente padrone della propria arte e dei mezzi per esprimerla. Elisa, vellutata ed elegante, avvolge il pubblico in un morbido racconto trip-hop come personalmente non sentivo da una vita. Uno stile che mescola elettronica oscura e testi poetici ad una voce sublime, imbevuta di melodia e di toni malinconici.

La Rossi presenta al Monk il nuovo “Eco” (Leave/IndieSuondsBetter), 7 pezzi pregevoli che compaiono in scaletta assieme a brani del passato, da “Due egoisti” alla splendida “Pensi sia possibile” fino a “L’Asse“, tratta dal primo disco “Viola Selise” (2010).

Ne esce un set compatto di circa 15 brani in cui la cantante riminese immerge la sala grande dello spazio romano in atmosfere dense e profonde, supportata dagli ottimi Adam Lace (chitarra, synth) e Sergio Tentella (batteria e programmazione).

Tutto un altro mondo, invece, quello di Ketty Passa, una vera e propria bomba a orologeria che esplode intorno alle 23.30 e cambia radicalmente il registro della serata.

Ketty e la sua band tritano beat col sangue negli occhi e il sorriso sulle labbra, fanno tremare i muri del Monk con una sezione ritmica infuocata e regalano un live di rara potenza, un miscuglio strano in cui i Prodigy incontrano l’urban style e il tutto viene ricamato dagli splendidi testi di questa vera e propria rivelazione.

Ketty propone in anteprima “Era Ora“, il suo esordio discografico che arriverà ai primi di marzo per Edizioni musicali 22R. Difficile non rimanerne folgorati. Il disco, al di là del notevole impatto live, è scritto benissimo e suonato anche meglio.

Oltre ai primi due singoli “Sogna” e “Caterina“, Ketty mette in lista “Voglio di più“, “Ho dato tutto“, “Il sole tramonta“, “Fino in fondo“, “Credevo fossimo amici” oltre a tutti gli altri pezzi del disco, fino ai bis finali di “Sola al tavolo” e “Le tre cose che non sopporto“.

Concetta (suo vero nome) ieri sera ha potuto contare su una combo formata da Fabrizio Dottori (tastiere, sax, synth), Marco Sergi (chitarra), Marco Pistone (basso) e Manuel Moscaritolo (batteria), che purtroppo non compaiono nell’album.

Poco male. I pezzi di Ketty spaccano a prescindere, lei era felicissima di presentarli al pubblico di Roma e ci ha messo tutto l’amore possibile. Il tour ufficiale partirà alla fine di marzo e spero che torni qui da noi. Non tanto per chi c’era ieri sera, quanto per chi ha dato retta a Mentana ed è rimasto a ravanarsi a casa.

The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)

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