Intervista

#Intervista: Tommaso Di Giulio, in viaggio con “Dieci storie proprio così”

Tommaso Di Giulio, camaleontico cantautore romano classe ’86, nel 2011 pubblica con i Bal Musette Motel l’album “Tutto il male vien per nuocere“, disco che è tra i vincitori del concorso Musicultura 2012. Seguono, tra collaborazioni con radio, televisioni e teatri, “Per fortuna dormo poco” e “L’ora Solare“, fino al duetto con Max Gazzè in “Maximilian” nella traccia “Disordine d’aprile“, della quale Tommaso Di Giulio è anche autore del testo. “Tra i privilegi del fare il cantautore c’è senza dubbio quello di poter usare le canzoni come fossero una nave, una barca o nel peggiore dei casi almeno una zattera“, racconta Tommaso. Decidiamo allora di andare a scoprire dove lo porterà il vento e lo incontriamo alla conclusione di dieci giorni di prove serratissime per l’ultimo spettacolo teatrale per il quale ha composto la colonna sonora: “Dieci storie proprio così“, scritto da Emanuela Giordano e Giulia Minoli.

tommaso-di-giulio-foto-matteo-casilli-2

© Matteo Casilli

Tommaso, stai partendo con un nuovo progetto teatrale, mi racconti di cosa si tratta?
Di “Dieci storie proprio così“, uno spettacolo di rivalsa, riscatto e ribellione nei confronti delle mafie. A differenza di molti spettacoli sedicenti “impegnati”, questo non ha nulla di propedeutico, di didascalico. È una sorta di blues metropolitano in cui le storie vengono raccontate come se fossero… storie! E noi suoniamo dal vivo: un’esperienza molto forte.

I brani che faranno da colonna sonora allo spettacolo li hai composti appositamente? E con quale formazione?
Ho composto l’intera colonna sonora unicamente per lo spettacolo. Inizialmente era pensata per chitarra elettrica, basso e batteria. Invece nella formazione finale io sarò alla chitarra accompagnato dal batterista e percussionista Paolo Volpini, al quale ho affibbiato una partitura quasi inscrivibile, molto concettuale.

tommaso-di-giulio4

© Paola Rotasso

Nelle tue composizioni sono confluite particolari influenze regionali?
In realtà la colonna sonora è una radicalizzazione del blues afro-americano, contaminato dalle pulsazioni che scandiscono i ritmi urbani. Il blues è la musica a mio avviso più contemporanea che ci sia: racconterà sempre del sentirsi inadatti nel posto in cui si sta, è un po’ quello che accade nei luoghi dove si è vittime delle mafie, dove si vuole combattere un paese che ti minaccia. Si parla di lotta, come quella contro le organizzazioni mafiose. La musica che ho scritto per “Dieci storie proprio così” è una radicalizzazione quasi tribale di quella musica, fa da contrappunto presimbolico a quello che viene detto nel testo, lo racconta in maniera opposta e complementare. Il blues nello specifico è più universale di qualsiasi altra musica regionale. Noi abbiamo tanti blues: in Calabria, in Sicilia, nel Veneto. D’altra parte anche il classico stornello romano parla di morte, di dolore. Il  collegamento tra il Tevere e il Mississippi non è così lontano…

Mentre sarai in viaggio per il tour teatrale farai anche dei tuoi live in piccoli club…
Visto che sarò in giro armato di chitarra ho pensato di aggiungere al viaggio un mio progetto: “L’Ora Da Solo“. Un’idea che in una certa misura mi consigliò Niccolò Fabi, che incontrai due anni fa a un festival in Sicilia. Gli chiesi come mai scelse di fare un tour da solo andando in giro in macchina per locali in Italia, quasi senza promozione. Mi disse che dopo un anno particolare che aveva vissuto gli serviva come “purificazione” e per pensare al disco successivo. Nel 2016 è successo di tutto a tutti. Anche a me. Ora ho bisogno di disintossicarmi dalle scorie che si accumulano quando rimani per troppo tempo fermo nelle tue comfort zones. In questo “viaggio” porterò i miei brani ridotti semplicemente a voce e chitarra elettrica.

tommaso-di-giulio-foto-tommaso-di-giulio-3

© Tommaso di Giulio

Come percepisci le due dimensioni, quella del disco e quella del live?

Disco e live sono due dimensioni opposte e complementari, una delle peculiarità della “canzone” rispetto ad altre forme artistiche è che basta riarrangiarla per farla rivivere di vita nuova. Se in un determinato periodo dell’anno ci si sente particolarmente felici e allegri si avrà voglia di vestire determinati brani (nei limiti del possibile) in modo differente. Il disco serve a mettere un punto fermo e a ricordare a te stesso e agli altri che in quel preciso momento tu eri così. Poi le canzoni prendono altre strade. In questo caso ho sentito l’esigenza di spogliarle.

Quale sarà la scaletta della tua “Ora Da Solo”?
Ci saranno una serie di canzoni dei miei dischi “L’Ora Solare” e “Per Fortuna Dormo Poco“, con le quali mi sono voluto riconciliare, o in alcuni casi farci a cazzotti per vedere chi sarebbe uscito vivo dall’incontro. Ci saranno anche alcuni brani nuovi…

tommaso-di-giulio-foto-giorgia-zoe-righini-1

© Giorgia Zoe Righini

Stai quindi lavorando su un nuovo disco?
Sì. A differenza del passato avrà un suono solo, non sarà un insieme di tutte le sperimentazioni, quasi ingorde, che ho usato in passato, spaziando da postpunk all’acustico passando per gli anni ’50. Sarà un suono frutto di un unico percorso, non si sentirà l’effetto “compilation” che invece c’era negli altri miei progetti. Sto arrangiando le canzoni direttamente in sala, con i miei tre musicisti (Simone Empler, Stefano Vaccari e Andrea Freda) come se dovessero essere suonate dal vivo da lì a qualche giorno, proprio per conquistare quella dimensione spontanea, il più possibile ridotta all’osso.

Anche il disco, come i tuoi live, prenderà una piega più intimista?
Potrebbe essere molto più rilassato nei tempi, nei bpm, ma lo sarà molto meno per quanto riguarda il contenuto! Va in una direzione che non ha nulla a che fare con la leggerezza.

tommaso-di-giulio-fabrizio-bisegnai-5

© Fabrizio Bisegnai

Sono un’appassionata delle tue classifiche alla Nick Hornby. Qual’è la tua compilation dei migliori dischi del 2016?
1) David Bowie – “Blackstar“; 2) Iggy Pop – “Post PoP Depression“; 3) Nada Surf – “You know who you are”;  4) Nick Cave – “Skeleton Tree“; 5) M. Ward – “More Rain”; 6) Afterhours – “Folfiri o Folfox“;  7) Kate Tempest – “Let them eat Chaos”; 8) Michael Kiwanuka – “Love and Hate“; 9) Dinosaur Jr. – “Give a Glimpse of what yer not”; 10) Alessandro Fiori – “Plancton

The Parallel Vision ⚭ _ Margherita Schirmacher)

Info:
Pagina Facebook Ufficiale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...