Intervista

#Intervista: 86.HaloStreet nello spazio showroom del D Mrkt 2016

Domenica 9 ottobre riparte il D Mrkt di Angela Sessa e Martina Fiori e stavolta sarà il Quirinetta Caffè Concerto di Roma ad ospitare la nuova edizione del mercatino vintage più famoso e alla moda della Capitale. Proprio per l’occasione ho incontrato per voi le ragazze di 86.HaloStreet, la “bottega urbana” di Francesca Metta e Agnese Consorsi che il 9 e il 10 ottobre occuperanno il palco principale del Quirinetta con la loro proposta handmade di tradizione sartoriale ricercata che prende forma in uno stile innovativo e attuale.
In attesa di godervi il nuovo D Mrkt, scoprite qualcosa in più sulle creazioni di Francesca e Agnese che troverete al Quirinetta il prossimo weekend.
86-halo-street-vintage-artigianato-fashion-vintage-market-quirinetta-roma-2016-3Ragazze, partiamo dall’inizio. Quando è nato il progetto 86.HaloStreet e come.
F: Abbiamo iniziato a lavorare insieme da un paio d’anni, ma è solo da gennaio che ci siamo focalizzate con tutte le nostre energie su questa iniziativa. Tutto nasce dai nostri percorsi paralleli, uno più manuale, l’altro più di progettazione. Alla fine abbiamo deciso di costruire una cosa che fosse solo nostra. Il bello è che abbiamo creato prima di tutto il logo, per metterci nella condizione di fare prima il passo e poi dover stare dietro alla decisione presa! Anche per fare tutto più velocemente. Da una spinta forte nel dar vita a qualcosa di esclusivamente nostro è nata l’idea di 86.HaloStreet.

Mi spiegate il significato di questo nome?
F: “86” è il nostro anno di nascita, che ci accomuna. “Halo“, che è la parte più importante, sarebbe l’aura, un alone di luce, parola che ritorna molto spesso nei dipinti di Basquiat, un genere di arte che entrambe amiamo molto. Da lui abbiamo ripreso l’attitudine del rimanere un po’ bambini, non solo a livello estetico ma anche proprio per divertirci. Inoltre lui iniziò come street artist, incarnando quindi anche la nostra voglia di rimanere attaccate a un contesto urbano. Quindi sì all’atelier, che spero apriremo a brevissimo, ma in chiave “Street“, appunto. Un vero e proprio Urban Atelier.

Quali sono i tessuti con cui preferite lavorare?
F: Lo stesso discorso del gioco di cui parlavamo prima torna anche nei tessuti. Cerchiamo di abbinare sempre cose che possono sembrare contrapposte tra di loro. Può essere una maglia in pelle con le maniche di un tessuto leggerissimo disegnato a mano. Oppure qualcosa di maschile utilizzato però su forme più femminili e viceversa. Quello che accomuna le stoffe utilizzate è che sono prese al dettaglio in negozi selezionati che hanno una certa credibilità e affidabilità. E soprattutto in piccole quantità! Quindi di un certo vestito, in quella fantasia, ne esisteranno uno, due o tre modelli e basta. C’è una serialità, nella produzione, ma sicuramente limitata dalla disponibilità del tessuto.

Per le vostre collezioni come vi organizzate?
F: Anche qui puntiamo tantissimo sui tessuti. I modelli, come ti dicevo, cerchiamo di limitarli perché devono assolutamente vestire bene. Quindi pochi, ma curatissimi. E soprattutto che si prestino ad essere realizzati attraverso l’uso e l’accostamento di più stoffe.

Fammi un esempio. 
F: Un vestito Jersey melange con del filo lurex all’interno. Di per sé il Jersey è molto confortevole e lo abbiamo scelto perché la gente esce di casa alle 8 e torna la sera tardi, quindi deve stare comoda. Ciò non toglie che il modello più essere arricchito da un tessuto particolare e di tendenza. E poi da un sacco di dettagli! Se il modello è semplice, tipo una maglia lunga con gli spacchi, al tempo stesso ci sarà il gilet che ha una linea pulitissima però ha il doppio colore, la fodera a contrasto, i punti sartoriali, le rifiniture, i punti invisibili.

Quanto tempo impiegate a completare un vestito?
F: 4-5 giorni. Per un cappotto anche una settimana.

Mi dicevi della serialità limitata. Come mai questa scelta?
F: Per garantire l’unicità del pezzo. Sono tanti piccoli elementi che creano appunto quell’esclusività. Stessa cosa per il servizio che offriamo di personalizzazione del modello. Non parlo di abiti su misura! Il personalizzato ci permette di contrapporci alla massificazione, ad esempio, di Zara o H&M e creare quindi una nicchia interessante.

Avete ricevuto richieste particolari?
F: Una volta, per la Milano Fashion Week, una blogger con cui collaboriamo ci ha chiesto dei capi che le erano venuti in mente vedendo la nostra cartella colori. Ma per il resto, a parte queste richieste che comunque ci divertono molto, le cose che creiamo vengono apprezzate così come sono! Quando le nostre clienti vengono qui, tendono a prendere quello che vedono e noi lo percepiamo come un messaggio positivo, perché alla fine vuol dire che viene dato un ventaglio piuttosto ampio di scelta.

A proposito del pubblico, vi hanno mai proposto suggerimenti o miglioramenti dei vostri capi?
F: Le taglie! Visto che comunque siamo solo in due a lavorare, tendevamo a realizzare taglie uniche. Ma una cosa del genere ovviamente non corrispondeva alla realtà! Questo ci ha portate a migliorare qualcosa che al di là di tutto facciamo da sempre, ovvero far indossare gli abiti alla cliente e chiedere come li sente addosso. In questo modo modifichiamo di volta in volta i carta modelli base.

Qual è l’aspetto più divertente e quello più noioso del vostro lavoro?
F: La fase di creazione è sicuramente il più divertente. La parte noiosa invece è quella del carta modello. Per Agnese, soprattutto!
A: Sì, infatti. Poco creativo, molto geometrico. E poi dev’essere fatto molto bene perché altrimenti il vestito viene male!

Dal D Mrkt cosa vi aspettate?
F: Beh, riesce a stupirci di volta in volta. È stata la nostra prima esperienza come vendita in un mercatino e già il primo impatto, l’anno scorso, è stato bellissimo. Angela e Martina condividono con noi la stessa visione, ovvero quella di dare un aspetto più contemporaneo a questo mondo. Crediamo che questa nuova edizione sarà ancora più moderna, con più possibilità di far emergere questa parte di artigianato che si sta muovendo nella realtà romana. E loro sono le uniche a darle spazio. E poi saremo sul palco! Ci aspettiamo quindi anche molti contatti. Anche perché se non ci vedono là… È comunque un modo per farsi pubblicità perché una cosa importante che vogliamo è creare una rete. Credo che loro lo stiano facendo molto bene e noi vogliamo farne parte.

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