Una profonda ricerca cromatica e gestuale legata al proprio nome è al centro delle opere di Josh Smith, artista americano del Tennessee ma residente a New York, che al Macro di Testaccio di Roma porta per la prima volta una personale in un museo italiano. “Josh Smith” durerà infatti fino al 20 settembre ed è promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con la Galleria Massimo De Carlo di Milano.
Il lavoro di Smith poggia su tante tecniche diverse, dalla pittura su carta all’incisione, dal collage all’acqurello, fino all’edizione di libri d’artista, che lui stesso reputa opere in sé a tutti gli effetti. L’esposizione è concepita come un’antica quadreria in cui è possibile ammirare un centinaio di dipinti, tutti delle stesse dimensioni, in cui Smith parte da una riflessione sul proprio nome e produce una serie di lavori che rappresentano veri e propri assemblaggi di colori e forme, omaggiando in qualche modo il barocco romano e l’arte astratta degli anni ’80.
Le opere, realizzate tra il 2009 e il 2015 e di cui alcune del tutto inedite, si dividono in quattro serie: Name Paintings, Abstract Paintings, Collages e Palette Paintings, quest’ultime eseguite con un procedimento legato alla pulizia dei pennelli. Una quinta serie, quella degli Stage Paintings, si accompagna a degli sgabelli da bar sistemati al centro dei due padiglioni del Macro che ospitano la mostra, per permettere agli spettatori di cogliere con maggiore attenzione tutti i dettagli dei dipinti di Smith.
La grande tradizione dell’arte contemporanea statunitense di De Kooning, Schnabel e Basquiat si fonda allora con la lezione imparata da maestri europei come Paul Cezanne o Kurt Schwitters in “Josh Smith“, curata da Ludovico Pratesi e aperta da martedì a domenica dalle 16 alle 22. Ulteriori dettagli sulla mostra sono disponibili cliccando qui.
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