Arte

E’ uscito “Kintsugi”, il nuovo lavoro dei Death Cab For Cutie. La recensione

Rimettere insieme i pezzi per cercare di creare qualcosa di ancora più prezioso rispetto all’originale infranto. Questo è “Kintsugi”, l’antica arte giapponese di riattaccare frammenti di ceramica con oro o argento per dare maggior valore alle cose spezzate e apparentemente finite, laddove prima esisteva un’unità perfetta. Il titolo del nuovo disco dei Death Cab For Cutie allude esattamente a questo. A qualcosa che si rompe ma resta vivo, alle crepe profonde che presuppongono un epilogo e che invece, per magia, brillano di linfa nuova e diventano anche più pregiate. Nello specifico, due sono le fratture in questione: la fine del matrimonio del cantante e chitarrista Ben Gibbard con la moglie Zooey Deschanel e l’allontanamento del chitarrista, produttore e fondatore della band Chris Walla. Due eventi emotivamente pesantissimi che per un artista (o un gruppo intero) possono essere insuperabili. Non per i Cab, però. Che tirano fuori l’ottavo album in studio da questa serie di esperienze negative e anzi, sembrano non aver perso smalto né ispirazione. “Kintsugi” è un tipico disco alla Death Cab For Cutie: pieno di melodie accattivanti, di toni dimessi, suoni vellutati e visioni malinconiche. 11 tracce deliziose in cui si naviga tra il piglio post-adolescenziale tipico della ex boy-band americana e uno sguardo decisamente più adulto, frutto probabilmente delle recenti esperienze di Gibbard e soci. Ne esce fuori un lavoro piacevole che mantiene intatta l’anima romantica dei primi dischi miscelandola con gli occhi maturi di chi, invece di rimuginare sul passato, guarda decisamente al futuro.
Nei 45 minuti di musica di “Kintsugi” si incontrano preziose ballate come “You’ve Haunted Me All My Life”, decadente ed evocativa, “Hold no Guns”, pezzo intimista che poggia sulla classica accoppiata di chitarra acustica e voce e “Little Wonderer”, un brano elegante e malinconico con un bell’arpeggio elettrico avvolgente. Poi c’è il singolo “Black Sun”, brano pop tagliato perfettamente per le radio, sulle quali sta avendo tuttora molto successo, “Everything’s a Ceiling” coi suoi innesti elettrici e il delicato crescendo, la progressione di “El Dorado” (simile, come sonorità, ai Mansun) con chitarra e batteria che corrono in parallelo e in cui si può apprezzare tutto l’amore per la melodia di Gibbard. E “Binary Sea” in chiusura di disco, un brano splendido dove pianoforte, chitarre, cori e voce trovano un equilibrio eccellente che lo rendono forse il pezzo migliore dell’album o comunque uno degli esempi più alti dell’arte dei Death Cab For Cutie per questa nuova fatica del 2015. “Kintsugi” risulta un’opera che aggrega e tiene stretti a sé i sogni e le aspettative dell’adolescenza con la ruvidità del mondo adulto, incollando il tutto con quell’immancabile malinconia che in questo caso ha la forma di una lacrima innocente che scivola su un volto scavato. Imperfetto. E per questo ancora più prezioso.

Death Cab for Cutie – Kintsugi

Death_Cab_For_Cutie_-_Kintsugi

1.    No Room in Frame
2.    Black Sun
3.    The Ghosts of Beverly Drive
4.    Little Wanderer
5.    You’ve Haunted Me All My Life
6.    Hold No Guns
7.    Everything’s a Ceiling
8.    Good Help (Is So Hard to Find)
9.    El Dorado
10.   Ingénue
11.   Binary Sea

Uscita: 31 marzo 2015

Genere: Indie Rock

Etichetta: Atlantic Records

Membri:

Ben Gibbard – voce, chitarra, pianoforte
Nick Harmer – basso
Jason McGerr – batteria

Produttore:

Rich Costey

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