Attualità

Dal Web globale a quello interstellare. Alon Musk e il sogno di un mondo interamente connesso

Più di 4 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso a Internet. Il che vuol dire che il 60% della popolazione mondiale non si è mai connessa alla rete. E che noi, collegati quasi ogni minuto attraverso mille dispositivi mobili e fissi, siamo la minoranza. Una nicchia un po’ più larga. E se quei 4 miliardi di persone fossero un governo, noi saremmo all’opposizione. Intorno a noi c’è gente che non ha la più pallida idea di cosa sia un’email, Facebook, YouTube, un server, un link, un sito. Per il semplice motivo che laggiù, dove Internet non esiste, non esistono neanche le parole per raccontarlo. 

Al 30 giugno 2014, la penetrazione del Web nel mondo stava al 42,3%, cresciuta sì del 741% dal 2000 ad oggi ma che significa solo una cosa: che “World Wide Web” non è per niente così “wide” come si continua a sostenere. Anzi, risulta un’espressione del tutto elitaria e classista, in quanto per “mondo” si intende solo quello che sta da un certo gradino in su. 

E’ notizia di qualche mese fa (anche se se ne parla da diversi anni) della volontà di Elon Musk, deus ex machina di SpaceX e Tesla Motors, di accordarsi con Greg Wyler (ex dirigente di Google e capo di WorldVu Satellites) per creare e lanciare in orbita circa 700 satelliti a basso costo (un milione di dollari ciascuno) e ultraleggeri (113 kg) con l’obiettivo di connettere tutti gli abitanti della Terra alla rete globale attraverso lo spazio. E cancellare in un colpo solo il Digital Divide che segna una profonda linea di confine tra mondo industrializzato e paesi in via di sviluppo. 

Epperò, non è che un investimento da circa 10 miliardi di dollari si fa solo per il buon cuore di aiutare la povera gente a campare meglio. Lo sanno bene anche Google, Facebook e Virgin, tanto per fare tre nomi. Tre aziende cioè fortemente interessate ai progetti aerospaziali legati al Web che porterebbero miliardi di utenti in più sui loro server e quindi introiti centuplicati attraverso tonnellate di nuova pubblicità. I tre colossi americani sono anch’essi in corsa per il predominio dell’orbita terrestre finalizzata a connettere (per davvero) tutto il mondo. E anche se l’esborso appare imponente, il profitto ipotizzato dovrebbe largamente ripagare Zuckerberg e compagnia. 

Una prospettiva del genere, tuttavia, cova al suo interno il classico risvolto della medaglia. È senza dubbio un bene che i Paesi più poveri di Asia, Africa e Sud America abbiano libero accesso al Web e quindi la possibilità di creare più lavoro, più cultura e più coscienza sociale all’interno delle rispettive realtà. Ma allo stesso tempo il controllo che i colossi di Internet hanno già sui nostri dati (sensibili e non), sulle nostre abitudini e quindi sulle nostre vite sarà ancora più penetrante e potente grazie a tecnologie sempre più finalizzate a tracciare il profilo dell’utente/consumatore perfetto, cosa di cui ci accorgiamo quando navigando, Google ci “suggerisce” gli acquisti che potrebbero interessarci. Con 4 miliardi in più di utenti potenziali a disposizione, assisteremo innanzitutto a una vera e propria corsa all’oro digitale a colpi di milioni di dollari investiti in server e banche dati sterminate, con la sicurezza delle nostre informazioni sempre più in pericolo. Ma vivremo soprattutto l’era dell’interconnessione globale, di un mondo interamente collegato alla rete come mai si era visto prima, di un flusso di informazioni gigantesco che sarà l’obiettivo principale di chi su Internet vuole imporre la propria dittatura. 

E questo, paradossalmente, sembra solo l’inizio se è vero che la visione di Musk si spinge ben oltre la sfera terrestre, fino a Marte. Il magnate sudafricano, infatti, ha intenzione di spedire sul pianeta rosso una colonia di esseri umani al fine di popolarlo. I quali, ovviamente, avranno bisogno di una connessione veloce per le comunicazioni con la Terra e nello spazio la velocità della luce è più elevata del 40% rispetto alla fibra ottica. Musk, quindi, non sta pensando “solo” di creare un Web mondiale, ma uno interstellare. “Mancano solo 12 anni per mandarci la prima persona”, dichiara l’imprenditore. “Se siamo bravi, forse dieci. E lì creerò una città, perché bisogna garantire la sopravvivenza della nostra specie, nel caso qualcosa vada storto sulla Terra”. Sopravvivenza che al momento riguarderebbe solo un manipolo di persone, visto che il prezzo del biglietto si aggira intorno ai 500mila dollari. Ma Musk ci tiene a sottolineare come nel costo sia compreso anche il viaggio di ritorno. Quando si dice la filantropia. 



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