Arte

Il Suono Visibile – L’irruzione del suono nella ricerca artistica del XX secolo

Il suono ha una sua forma? E se sì, quale potrebbe essere? Non ci vuole molto a capire come per secoli, scienziati e artisti si siano letteralmente ossessionati nel cercare una risposta a una delle sfide più affascinanti che l’essere umano si sia mai posto. Francesco Galante, compositore e docente di musica elettronica presso il Conservatorio di Cosenza, ha tentato di ricostruire alcuni dei momenti chiave di questa avventura durante l’incontro di ieri pomeriggio presso il museo di Roma in Trastevere, intitolato “Il Suono Visibile – L’irruzione del suono nella ricerca artistica del XX secolo”. Il percorso tracciato dal Professore, oltre a coprire per intero il ‘900 e ad arrivare ai giorni nostri, parte però dalla metà dell’800, da quando cioè si registrano i primi tentativi di “fissare” il suono, di oggettivarlo, al pari del lavoro svolto dalla fotografia attraverso le immagini. 

Il punto di partenza può essere inquadrato nel 1860, quando cioè Édouard-Léon Scott de Martinville, editore e libraio francese, “incide” per la prima volta il suono grazie al suo fonoautografo, uno strumento che brevettò nel 1857. In realtà non si tratta di una vera e propria registrazione audio, perché il supporto da lui inventato riproduce un suono su carta, che però non può essere riascoltato. Ma nel 2008, grazie al lavoro svolto da alcuni scienziati dell’Università di Berkeley in California, è stato possibile convertire i segni sulla carta in suono, facendo del fonautogramma del 9 aprile 1860 il primo esempio di registrazione della storia. È evidente, allora, che il legame tra rinnovamento e tecnologia diventa un elemento cruciale per la trasformazione del suono in uno dei temi centrali dei fenomeni artistici del XX secolo. Quando infatti questi ultimi hanno cominciato ad evolversi grazie a nuove prassi tecniche, si è iniziato ad intendere il suono come uno dei loro agenti trasformatori principali. Gli esempi che troviamo lungo tutto il secolo scorso sono innumerevoli. Dal Futurismo Musicale alla Bauhaus, dalle opere di compositori come Skrjabin, il quale nel suo “Prometeo” (1910) associa alle note bande di colore, inventando la “Clavier Lumière” (tastiera per luci) a quelle di pittori come Klee, Kandinsky o Balla, fino al cinema astratto pre sonoro di Richter ed Eggeling. Per tutto il ‘900, la sinestesia suono-colore (o musica-pittura) è stata centrale e ha scatenato l’estro di decine di artisti. Chladni, ad esempio, metteva della sabbia su alcune lastre di metallo che, fatte vibrare, creavano disegni attraverso i granelli. Walter Ruttmann, nel documentario “Acciaio” del 1932, raccontava la vita degli operai dell’acciaieria di Terni attraverso il clangore dei macchinari utilizzati. Poi arrivò la Musique Concrète francese a metà del secolo (che porterà alla nascita della musica elettronica), l’arte sonora di Luciano Berio con il suo “Omaggio a Joyce” (1958), il primo esempio di opera multimediale con “Poème Èlectronique” di Edgard Varèse su incarico di Le Corbusier e Iannis Xenakis. Fino all’invenzione di nuovi strumenti musicali come le incredibili sculture sonore di Pinuccio Sciola, le installazioni d’arte di Perich (il suo “Microtonal Wall” del 2011 è un enorme pannello composto da 1500 altoparlanti che riproducono altrettante frequenze microtonali) e la psicoacustica di McIntosh  e delle sue “Ondulations”, una scultura fatta di acqua, suoni e luce. 

Si può, allora, dar forma al suono, elemento senza forma per eccellenza? Diciamo che se ne possono dare tante, ognuna soggettiva e personale. “Interpretazioni”, dunque. Tutti gli strumenti e i supporti utilizzati per oltre un secolo e mezzo (dal disco fonografico all’oscilloscopio alla pellicola cinematografica, fino al digitale) hanno cercato di fornire una visualizzazione del suono il più possibile razionale. Le sperimentazioni che si sono succedute di decennio in decennio hanno poi prodotto parecchio materiale e dunque tanti “vestiti” alle esperienze sonore, diventate sempre di più oggetti concreti non più solo da ascoltare, ma anche da guardare. 



Categorie:Arte, Musica, Recensione

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