Microplastiche nel liquido seminale, il preoccupante studio di Padova

La presenza di microplastiche nel corpo umano trova una nuova e rilevante conferma con il recente studio dell’Università di Padova.
L’istituto ha infatti documentato la presenza di microplastiche nel liquido seminale e nella prostata umana con quantità che possono arrivare a centinaia di particelle per eiaculato.
La ricerca è coordinata dal professor Carlo Foresta in collaborazione con Andrea Di Nisio e Lucio Litti.
Il 40esimo Convegno di Medicina della Riproduzione dello scorso 29-30 gennaio 2026 a Padova ha ospitato la presentazione dei risultati.
Microplastiche e sistema riproduttivo maschile
Analizzando il liquido seminale di uomini sani, con parametri riproduttivi nella norma, i ricercatori hanno quindi individuato microplastiche in tutti i 6 campioni esaminati.
Le particelle osservate hanno dimensioni comprese tra 2 e 13 micrometri, grandezze paragonabili a quelle degli spermatozoi, la cui testa misura circa 5–8 micrometri.
In termini quantitativi, i dati indicano circa 50 particelle per millilitro.
Su un eiaculato di volume medio, questo corrisponde poi a un ordine di grandezza di alcune centinaia di microplastiche.
“Il dato va letto in termini di presenza e non di peso” spiega Carlo Foresta.
“Si tratta di quantità simili a quelle già osservate in altri fluidi biologici come sangue, placenta e latte materno“.
Quali plastiche sono state trovate
L’analisi chimica, condotta con il Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Padova, ha identificato polimeri di uso quotidiano.
Tra questi compaiono polipropilene, polietilene e polistirene, materiali largamente utilizzati in imballaggi, contenitori e tessuti sintetici.
La diffusione di queste microplastiche conferma quindi una esposizione ambientale continua e sistemica.
microplastiche e spermatozoi: nessun contatto diretto
Uno degli aspetti più significativi dello studio riguarda poi l’interazione con gli spermatozoi.
Le microplastiche risultano disperse nel plasma seminale e non aderiscono né penetrano gli spermatozoi.
“Questo suggerisce che eventuali effetti non siano diretti” sottolinea Andrea Di Nisio.
“Potrebbero invece essere mediati dalle strutture attraversate dalle particelle prima di arrivare al liquido seminale“.
Il ruolo della prostata come possibile filtro
Lo studio ha individuato microplastiche anche nella prostata.
In questo tessuto le particelle risultano mediamente più grandi rispetto a quelle rinvenute nel liquido seminale.
Secondo i ricercatori, la prostata potrebbe agire come filtro biologico, trattenendo le particelle di dimensioni maggiori e lasciando passare solo le più piccole.
Il liquido seminale potrebbe quindi rappresentare un indicatore biologico non invasivo dell’esposizione umana alle microplastiche.
“I dati non vanno interpretati in modo allarmistico” conclude Foresta.
“Servono ulteriori studi per comprendere gli effetti a lungo termine, soprattutto in relazione alle nanoplastiche“.
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(© The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)
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