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Perfect Day, la recensione: un omaggio alla mente umana

Recensione di Perfect Day: narratori inaffidabili, stile originale e tono cupo ma avvincente. Un romanzo intenso e imperfetto

Perfect Day, la recensione: un grande omaggio alla mente umana

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Ci sono libri che conquistano con una trama ben costruita e altri che ti restano impressi per la voce con cui vengono raccontati. “Perfect Day“, l’ultimo thriller di Romy Hausmann, riesce a fare entrambe le cose.

Si capisce da subito che la lettura non sarà leggera: la premessa è cupa, asfissiante e claustrofobica, lo stile asettico.

Eppure è quasi impossibile posare il libro una volta che si inizia.

Ho apprezzato molto il coraggio dell’autrice nel costruire un mondo narrativo che non fa sconti e allo stesso tempo costringe il lettore a prestare attenzione.

Quando ho preso il libro tra le mani per la prima volta ho subito pensato che fosse ispirato all’omonima canzone di Lou Reed e non mi sbagliavo.

Il brano ritorna nella storia come un ricordo prezioso contaminato dall’oscurità della vita.

Finendo così per assumere quella sfumatura agrodolce che riflette perfettamente il tono dell’intero romanzo.

Perfect Day: trama e intreccio

La trama sembra semplice, e forse lo è davvero: la figlia di un uomo accusato di essere un serial killer decide di dimostrare l’innocenza del padre.

Una sequenza di eventi che si presuppone di poter seguire con facilità. Eppure basta poco perché tutto inizi a incrinarsi.

Salti temporali, ricordi che non coincidono, versioni contrastanti, dettagli che cambiano a seconda di chi li racconta.

Il risultato è un intreccio che somiglia a un labirinto, dove a ogni svolta ci si accorge che la via d’uscita è più lontana del previsto.

Questo continuo scivolare delle certezze trasforma un incipit interessante in qualcosa di unico.

L’instabilità diventa parte integrante dell’esperienza di lettura e rende la storia viva, imprevedibile e stimolante.

I narratori inaffidabili di Perfect Day

Il vero punto di forza di “Perfect Day” sono i narratori inaffidabili. Nessuno racconta tutta la verità.

C’è chi mente apertamente, chi omette particolari cruciali, chi interpreta i fatti in maniera distorta.

Il risultato è una tensione costante che costringe il lettore a mettere in dubbio tutto quello che succede.

Ho trovato questo espediente affascinante e realistico: nella vita quotidiana le persone spesso nascondono parti di sé, persino e forse soprattutto a sé stesse.

Nel libro questa ambiguità si amplifica e tiene incollati fino all’ultima pagina.

Uno stile che divide

Non definirei “Perfect Day” un romanzo convenzionale.

La prosa essenziale e scarna e le frasi brevi, quasi cliniche, sono tipiche della tradizione letteraria tedesca contemporanea, così come il tono freddo e distaccato.

Tuttavia è uno stile inusuale per una scrittura in prima persona.

Questo contrasto può spiazzare e forse non piacerà a tutti, ma a mio avviso è proprio ciò che rende il romanzo così particolare.

Non è uno stile che coccola il lettore: lo scuote, lo costringe a restare vigile, a non rilassarsi mai del tutto.

Una scelta che a mio avviso si lega perfettamente al clima di incertezza che pervade la storia stessa.

Un tono cupo, ma sopportabile

Non si può negare: “Perfect Day” è un libro cupo che affronta tematiche altrettanto cupe.

Pensare di svegliarsi un giorno e vedere la propria realtà che si sgretola è terrificante.

Sopravvivere al giudizio altrui, all’idea che tutta la propria vita sia una menzogna per i gesti orribili di qualcuno a noi caro fa paura.

E il libro è così: a tratti sembra di affondare in un abisso di solitudine, dolore e crudeltà. Eppure questa oscurità resta sempre funzionale alla narrazione.

Non diventa mai un esercizio gratuito di pessimismo, ma piuttosto un modo per esplorare i lati più complessi dell’animo umano.

La lettura non è mai facile, ma è proprio questa sua durezza a renderla significativa.

Non è un libro da consigliare a chi cerca evasione o leggerezza, ma è un regalo perfetto per chi ama le storie che scavano in profondità. E che lasciano tracce.

La delusione: l’alessitimia

A costo di essere noiosa vorrei perdere 2 righe per parlare di quello che per me è il vero passo falso del romanzo: la descrizione dell’alessitimia, definita come l’incapacità di sentire le proprie emozioni.

Alessitimia deriva dal greco Alexis thymos, che tradotto letteralmente significa non avere parole per le emozioni.

Chi soffre di alessitimia ha difficoltà a riconoscere, descrivere o capire il perché delle proprie emozioni e di quelle altrui.

Quindi parliamo di una definizione ben diversa da quella del romanzo.

Può sembrare un dettaglio tecnico, ma non lo è.

È una semplificazione che rischia di alimentare malintesi su una condizione psicologica reale e che stona in un’opera di per sé attenta alle sfumature emotive.

Proprio perché uno dei leitmotiv del libro sono i narratori inaffidabili, il dubbio che anche questo dettaglio faccia parte del pacchetto mi rimane e forse me lo fa sopportare un po’ di più.

Ma a livello umano fatico comunque a giustificarlo.

Perfect Day, le mie conclusioni

Nel complesso, “Perfect Day” è un romanzo che ho apprezzato. È cupo, a tratti disperato, ma sempre capace di mantenere il lettore coinvolto.

L’uso dei narratori inaffidabili, lo stile spigoloso e l’atmosfera opprimente danno vita a un’esperienza intensa, che non lascia indifferenti.

Nonostante la nota dolente sull’alessitimia, ritengo che questo libro meriti di essere letto da chi ama le storie psicologicamente complesse, capaci di destabilizzare e di far riflettere.

Non regala consolazioni, ma lascia dietro di sé un’eco.

Scheda del libro

  • Romy Hausmann, “Perfect Day
  • Edizioni: Giunti
  • Pagine: 384
  • Euro: 16,90
  • Codice ISBN: 9788809942219

(© The Parallel Vision ⚭ ­_ Valentina Buffetti)


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