Cultura

Intervista, Biagetti: “Un’attrice non deve mai giudicarsi”

Elena Biagetti tornerà presto sul palco con "1 persona". Qui l'intervista alla giovane attrice di Treviso adottata da Roma

Intervista, Elena Biagetti: “Un’attrice non deve mai giudicarsi”

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Elena Biagetti

Recentemente sul palco del Centro Culturale Artemia, Elena Biagetti è una giovane attrice di Treviso adottata da Roma.

Attiva da circa 10 anni nel mondo della cultura e del teatro, Elena tornerà in scena a gennaio con “1 persona“.

Il testo è stato scritto da Matteo Pantani e sarà interpretato dall’attrice trevigiana a Sperlonga all’inizio del nuovo anno.

1 persona” ha vinto il Premio del Pubblico alla settima edizione di ”InCorti da Artemia” nel 2023.

E ad Elena è stato assegnato il riconoscimento di miglior attrice della rassegna.

Nel frattempo ho scambiato 4 chiacchiere con lei facendomi raccontare del suo percorso artistico e personale.

Un viaggio che l’ha portata dagli spettacolini in salotto allestiti assieme ai fratelli alla professione vera e propria di attrice.


Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Elena? 

Risale a quando avevo 3 anni, in realtà.

Con i miei fratelli facevo uno spettacolino in salotto, di fronte ai nostri genitori.

Poi ho sempre recitato per passione, a scuola, agli scout, ai centri estivi, durante il liceo con un gruppo di amatoriali.

Sono cresciuta a pane e film grazie a mio padre.

In realtà inizialmente il mio intento, anche se recitavo, era di venire a Roma per fare la regista cinematografica.

Ma poi ho capito che stare sul palco mi piaceva davvero troppo. Ed eccomi qua 10 anni dopo.

Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Sono quasi 10 anni appunto, tra una cosa e un’altra…

Penso che la cosa fondamentale che è cambiata sia che ora non mi faccio sfruttare.

Il che è sicuramente un traguardo importante in questo settore.

Prima accettavo progetti anche senza compenso perché dovevo fare gavetta.

Spesso facevo anche cose senza alcun piacere.

Ora ogni cosa di cui mi occupo ha un suo senso.

“1 persona” è il tuo ultimo progetto in teatro. Me ne parli un po’? Di cosa si tratta?

1 persona” è nato come un regalo. Matteo Pantani, autore del testo, me lo ha donato per il mio 25esimo compleanno.

Mi ha detto “fanne ciò che vuoi” e subito dopo averlo letto ho deciso che doveva andare in scena, doveva essere condiviso.

È un grido di aiuto scaturito da un periodo tremendo per il mondo artistico: la pandemia.

Un momento in cui sono venute fuori tutte le storture di una società che non ha più interesse nella bellezza e nella condivisione dell’arte in tutte le sue forme.

In particolare del teatro, che è la vita in cui Matteo e io abbiamo deciso di vivere.

Quello che mi ha spinto a volerci lavorare è stato il dolore, la frustrazione, ma anche la passione che ne deriva.

Così come la tenacia nel cercare di far capire che funzionalità ha l’arte nella società.

E quanto sia troppo importante per farla tanto per farla.

Come hai lavorato sulla stesura del testo?

L’autore, Matteo, ha scritto una prima stesura in cui c’erano anche molti riferimenti alla nostra vita in Accademia.

Lì infatti abbiamo creato uno spettacolo che poi abbiamo portato fuori come prima esperienza.

Poi abbiamo sentito insieme la necessità di generalizzarlo, di renderlo meno festa privata.

In modo tale che il pubblico si potesse sentire davvero coinvolto nel sentir raccontare di arte e di cultura.

Matteo è partito dando voce a una persona (appunto), cioè me.

E alla sua esperienza nel mondo artistico.

Per poi dare spazio a un concetto più ampio.

Ed è quello che dall’inizio sentivo di voler fare anche io.

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(foto: Matteo Nardone)

Al momento di cosa ti stai occupando?

Continuo a lavorare come attrice.

Sono stata in scena pochi giorni fa al Centro Culturale Artemia con uno spettacolo della regia di Massimiliano Vado, “Soft White Underbelly“.

Dopo gennaio “1 persona” rivedrà la luce a Sperlonga e ci sono altri progetti in lavorazione.

Qualche volta mi capita di fare degli shooting come modella.

Al momento sto facendo uno stage in una casa editrice che si occupa di manualistica di teatro e cinema, la Dino Audino Editore.

Una piccola realtà ma grande nel suo scopo e cioè spingere sulla formazione e la continua crescita anche nel campo artistico.

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

A parte le date in scena proverò, creerò e nel frattempo cercherò di non chiudermi a nuovi stimoli, a vecchi stimoli e a tante sfide.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Penso che “1 persona” detenga il primo posto.

Ma perché sento di averci messo davvero l’anima e anche un po’ di salute!

È il primo progetto che sento davvero mio.

C’è una cosa che un’attrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Un’attrice, come un attore, non deve mai giudicarsi, né giudicare il personaggio che interpreta.

Altrimenti ha già perso.

Invece deve buttarsi, sempre.

Controllata, consapevole, ma si deve sempre affidare a sé stessa, agli altri e al suo lavoro. 

Secondo te c’è un problema di genere nel mondo culturale italiano?

Io penso che i problemi che ci sono li conosciamo molto bene.

È brutto continuare a ripetere uno stesso concetto, che tra l’altro non dovrebbe essere nemmeno messo in discussione.

I problemi li conosciamo.

Sono sempre e comunque problemi di tutti.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Elena Biagetti con un’immagine e con 3 parole?

Le 3 parole sono sicuramente: 

  • Ansia
  • Pazzia
  • Amore 

E poi il primo oggetto che mi viene in mente è il naso da clown.

Perché il clown teatrale mi ha insegnato a stare davvero sul palco.

A sentire la musica e il ritmo di uno spettacolo e riconoscere quello che funziona e quello che non funziona.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)


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