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Mostre Roma giugno 2024, il weekend della Capitale

Mostre a Roma giugno 2024: 11 mostre scelte dalla redazione per capire cosa fare a Roma questo weekend

Mostre Roma giugno 2024, il weekend della Capitale. 11 proposte

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Francesca Mariani

Cosa fare a Roma questo weekend?

Per l’arte contemporanea, Roma pullula come sempre di proposte culturali per i vostri giorni di svago e leggerezza.

The Parallel Vision segue molto attentamente soprattutto quegli spazi piccoli e medi che scoppiano di creatività e iniziative da non lasciarsi sfuggire.

Tra le tantissime mostre a Roma aperte in questi giorni ne abbiamo scelte 11 che ci sembravano particolarmente interessanti.

Vi auguriamo uno splendido fine settimana romano pieno di arte e cultura.


Mostre a Roma giugno 2024: le nostre proposte

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“Mambor”, retrospettiva dedicata a Renato Mambor – Tornabuoni Arte

Inaugurata una retrospettiva dedicata a Renato Mambor in occasione del decennale della sua scomparsa.

La mostra, attraverso una trentina di opere, si propone di presentare il percorso artistico e la pratica di Renato Mambor.

Evidenziandone così i passaggi sostanziali e la coerenza poetica e formale sempre mantenuta dai primi esiti alle ultime produzioni. 

Il lavoro di Renato Mambor continuativamente parla di osservazione, linguaggio, comunicabilità e relazione con l’altro.

L’invito è quello di procedere nella narrazione della mostra dalle opere più storiche all’ultima produzione ripercorrendola poi in senso inverso.

Attuando l’auspicio dello stesso Mambor: “Vorrei che l’opera fosse riletta oggi dall’oggi“.

Ora che viviamo noi. [..] L’artista non è colui che certifica il presente ma colui che mette i semi per il futuro”.

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“Danzando fiori selvatici”, personale di Francesca Mariani – Up Urban Prospective Factory

Danzando Fiori Selvatici” è un invito dell’artista a immaginare e vivere la fioritura interiore come abbonDANZA trasformativa.

Fatta di petALI che permettono il movimento, anche nello stare.

Figure, accovacciate o acrobatiche, solitarie o in sinergia, “messe a nudo”.

Il tutto in uno spazio onirico senza pareti, in equilibrio audace e giocoso con la città che simboleggia la casa/radice e il viaggio/luogo da percorrere e abitare.

Complice, la natura: foglie e fiori veri rinascono nelle opere con la potenza della loro geografia interna.

Caffè, pigmenti botanici e inchiostro nero a contrasto con la delicatezza dell’acquerello sono la cifra stilistica di Francesca Mariani.

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“Oltre il presente. Archeologia del domani”, personale di Claudia Peill – Museo di Roma in Trastevere

Viene presentata l’ultima produzione dell’artista (2019-2023) composta da 16 tele di grandi e piccole dimensioni, oltre ad alcuni disegni a tecnica mista su carta.

La mostra si propone di esplorare l’essenza nascosta e spesso trascurata di alcuni elementi che contraddistinguono l’aspetto di una città.

Facendosi così testimoni silenziosi della sua storia.

Dall’era dell’industrializzazione alle tracce del passato che ancora permeano il tessuto urbano.

In questo caso lo sguardo dell’artista è rivolto a terra, verso i tombini stradali.

Oggetti apparentemente sterili ma che in realtà conservano una memoria tangibile fatta di scritte ed elementi decorativi che possono raccontare diversi aspetti del contesto urbano.

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(Massimo Bottarelli)

“Istanti di Classica”, fotografie di Massimo Bottarelli e Alberto Placidoli – Open Studio Gallery Patrizia Genovesi

Istanti di classica” propone in esposizione le fotografie di Massimo Bottarelli e Alberto Placidoli con la curatela e la direzione artistica di Patrizia Genovesi

La mostra raccoglie oltre 50 scatti che raccontano l’attività di 3 importanti musicisti:

  • il direttore d’orchestra Marco Attura
  • la pianista giapponese Ai Watanabe
  • l’organista ucraina Tetyana Rivis

Il lavoro dei fotografi copre un arco di più anni durante i quali hanno conosciuto, seguito e documentato con professionalità e passione l’opera artistica dei 3 musicisti.

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“E se non gridi non ti sento, ridi?” con Catelli, Di Pasquale e Grotto – Richter Fine Art

Il titolo della mostra è tratto da un verso del poeta Beppe Salvia.

A unire le produzioni degli artisti non v’è l’esigenza di definire una tematica particolare.

Bensì, rispettando le reciproche disparità, alla pari del verso di Salvia, sono uniti da un sentimento a volte gioioso e in altre circostanze malinconico.

Sintomo comune di una profonda riflessione.

Così le opere in mostra sono unificate da questo essenziale e sintetico verso, a intendere un dialogo interlocutorio immaginario con l’altro.

Giocato su elementi visivi irrelati e isolati, ricordi di sensazioni che nutrono il pensiero. 

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“Animal Republic”, personale di Valentina De Martini – Galleria Sospesa

Animal Republic” presenta un corpus di opere pittoriche realizzate da Valentina De Martini, in olio su tela, tra il 2021 e il 2024.

Elefanti, cervi, gorilla, asini, scene di volatili, ritratti di animali fantastici, creature vibranti che popolano mondi reali e immaginari.

L’artista sceglie di esplorare l’infinita varietà della natura e di giocare con la fantasia, mescolando elementi realistici con cromature spesso surreali.

Ogni animale che dipinge ha la sua personalità e il suo carattere distintivo, che cerca di comunicare attraverso l’uso sapiente di un gioco di equilibrio di colori, espressioni e pose.

Il tempo trascorso con questi animali colorati ha permesso all’artista di cogliere la profonda lezione che ognuno di loro porta con sé.

Ovvero la bellezza e la magia della vita, che si manifestano anche nei dettagli più piccoli e apparentemente insignificanti.

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“Arcadia”, personale di Vittorio Iavazzo – Von Buren Contemporary

L’Arcadia, antica regione greca del Peloponneso, è divenuta nell’immaginario collettivo un luogo senza tempo, simbolo di un mondo idilliaco e distante.

Dove a regnare non è il caos ma la natura e i paesaggi bucolici.

Vittorio Iavazzo attinge all’iconografia antica e mitologica adattandola al mondo contemporaneo.

L’immagine ideale e romantica dell’Arcadia non rappresenta tanto una via di fuga dalla realtà.

Quanto un elemento simbolico, una guida invisibile, un luogo ideale da rendere visibile attraverso l’arte. 

Le opere dell’artista – che vanno dalla scultura, alla pittura e al disegno – ritraggono figure mitologiche che tracciano un percorso allegorico.

Un viaggio interiore che va dalla perdita alla rinascita.

Apollo e Dafne aprono il tragitto, colti nel momento più drammatico. Quando ormai la ninfa, pur di non essere posseduta dal Dio, si trasforma in alloro.

Lasciando un rametto tra le mani di lui.

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“Una movida Bárbara”, personale di Ouka Leele – Museo di Roma in Trastevere

Dal 17 aprile al 7 luglio 2024 sarà allestita la prima mostra personale dell’artista madrilena.

Il tutto nell’ambito del ciclo organizzato con l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna a Roma e dedicato al movimento culturale degli anni ’80.

L’esposizione ripercorre l’intera carriera di quest’artista vincitrice del Premio Nazionale di Fotografia nel 2005.

Presentando opere dalla sua prima esposizione, “Peluquería“, fino agli ultimi lavori come la serie scattata nelle Asturie “A donde la luz me lleve“.

O quella di disegni con motivi botanici “Floreale“.

Offrendo una visione complessiva dell’universo creativo di Ouka Leele.

In mostra circa 100 opere di diverse dimensioni, formati e tecniche (alcune delle quali originali) integrate da materiale documentario, prove di stampa, cataloghi, manifesti.

Oltre al materiale di merchandising prodotto con le sue immagini.

Informazioni


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“Sequences”, personale di Federico Arcuri – EmmeOtto Arte

Arcuri indaga, in maniera profonda, la differenza tra “individuo” e “persona” per comprendere l’identità umana.

Il tutto attraverso una serie di riflessioni sul significato intrinseco delle 2 parole.

Mentre la prima distingue l’aspetto fisico e biologico di ognuno di noi che ci rende diversi agli occhi degli altri, la seconda considera l’esperienza umana.

La totalità delle caratteristiche emotive, sociali, culturali, psicologiche, la ricchezza dell’interiorità, la dimensione soggettiva.

L’artista traspone la vasta e variegata identità umana nella sua traduzione artistica.

In che modo? Sottolineando l’unicità e la complessità del singolo attraverso le proprie esperienze e relazioni.

E interrogandosi sulle “sequences” del DNA, una successione di informazioni, legami e mappe che parlano di “noi” e del nostro essere diversi.

Informazioni

  • Galleria EmmeOtto Arte – Via di San Pantaleo 66
  • Fino al 31 maggio 2024
  • Mail: info@emmeotto.net

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“Una macchina è una macchina”, doppia personale di Vincenzo Agnetti e Tomaso Binga – Galleria Erica Ravenna

Un dialogo tra 2 artisti che, a partire dagli anni ’60, hanno privilegiato l’uso della parola come medium espressivo.

Circa 30 opere, per la maggior parte inedite, intendono mettere a fuoco i punti di contatto tra Agnetti e Binga.

Questi, nonostante non si siano mai incontrati, hanno condiviso linguaggi comuni tra cui:

  • l’uso della poesia
  • le pratiche performative
  • la concezione dell’arte come un’operazione di sintesi

Erano gli anni della sperimentazione, dell’avvento di materiali extra-artistici e di più aggiornate tecnologie.

Tutti elementi che hanno ispirato e influenzato la ricerca nell’ambito dei nuovi linguaggi dell’arte. 

Informazioni


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Kikugawa Eizan, Raccolta moderna di bambini come tesori, 1809, Silografia policroma, 26,3 x 38,6 cm, ©Courtesy of Museo d’Arte Orientale E. Chiossone 

“Il mondo fluttuante. Ukiyoe. Visioni dal Giappone” – Museo di Roma a Palazzo Braschi

La mostra presenta 150 capolavori dell’arte giapponese di epoca Edo, tra il ‘600 e l’800.

Si focalizza su quello che è stato il filone artistico più innovativo del tempo e internazionalmente ancora oggi influente: l’ukiyoe

Letteralmente traducibile come “immagini del mondo fluttuante”, si tratta di un genere pittorico che include rotoli da appendere e da srotolare tra le mani.

Ma anche paraventi di grande formato, dipinti a pennello su seta o carta, oltre a stampe realizzate in policromia con matrice in legno su carta.

Sono rappresentati i più importanti maestri dell’ukiyoe, oltre 30 artisti, a partire dalle prime scuole seicentesche come la Torii.

Fino ai nomi più noti di Kitagawa UtamaroKatsushika HokusaiTōshusai SharakuKeisai Eisen e alla grande scuola Utagawa.

Questa rappresentò l’apice e forse anche il dissolvimento del genere quando i tempi stavano ormai cambiando.

Informazioni

(© The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)


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