Spettacoli a Roma, recensione: “Tre uomini e una culla” al Manzoni

3 scapoli incalliti che dividono un appartamento a Parigi: Michel (Gabriele Pignotta), Pierre (Giorgio Lupano) e Jacques (Attilio Fontana).
3 uomini che non sanno e non pensano ad altro che fare festini e spassarsela a donne quando non sono impegnati a lavorare.
3 individui che snobbano ogni responsabilità che non sia legata al lavoro.
3 anime libere, 3 eterni Peter Pan, 3 tra le persone più inaffidabili che si possa incontrare per strada.
Spettacoli a Roma: “Tre uomini e una culla” al Teatro Manzoni
Eppure Michel, Pierre e Jacques, dopo l’ennesima serata passata a far baldoria, dovranno fare i conti con la più grossa delle responsabilità: quella di diventare genitori.
Sì perché a scombussolare il tran-tran quotidiano ci penserà una bambina di pochi mesi, Marie, che si fa trovare dietro la porta del pianerottolo dell’appartamento che dividono i nostri eroi.
Eroi? Beh, volenti o nolenti lo diventeranno subito.
La piccola Marie infatti è la figlia di Jacques, avuta durante una notte di passione con Sylvia (Malvina Ruggiano).
La quale, non potendosi occupare della prole per via di un lavoro a New York, decide di affidarla al padre che però fa lo steward di volo.
Essendo sempre in giro, non sa nemmeno che è diventato padre da pochi mesi.
Pertanto, i primi a occuparsi della piccola sono Michel e Pierre (salvo poi dividere il ruolo di padre con Jacques dal suo ritorno in Thailandia) che non sanno neanche da parte cominciare.
Non sanno che esistono i pannolini della prima età e seconda età, il latte da primi dentini e non, le salviette emollienti o idratanti e il biberon da una a 3 velocità.
Postilla: la gag dei “2 papà” che scendono in farmacia per comprare tutto l’occorrente diventa un vero e proprio esame con la dottoressa dietro il bancone.
E le risate sono assicurate.
Spettacolo garanzia di comicità e divertimento
Nel complesso, tutto lo spettacolo è garanzia di comicità e divertimento grazie a tutti gli attori presenti sulla scena e ben calati nei loro ruoli.
La riflessione che ci viene da fare è quella di riscontrare la professionalità e la bravura data non soltanto dalla capacità di interpretazione.
Ma dal saper proporre lo spettacolo come se fosse sempre la prima messa in scena e non una replica.
Gli attori sono presi dalle battute, sono divertiti e divertono, sono spigliati, naturali e molto empatici.
Aspetto quest’ultimo che decreta la perfetta riuscita e il successo di “Tre uomini e una culla“.
Si potrebbe pensare che il trionfo della rappresentazione sia dovuto soprattutto al registro della pellicola dell’85 di Coline Serreau.
Di per sé il film è una commedia e quindi si può pensare che sia bastato trasporlo a teatro, ma non è così.
La regia di Gabriele Pignotta, benché fedele al testo originale, ha saputo renderlo uno spettacolo unico.
Addirittura più spassoso soprattutto nelle scene in cui un misterioso “pacco” lasciato dal corriere viene scambiato per la piccola Marie (trattasi in realtà di droga).
Da qui scaturiranno una serie di equivoci e gag alla Totò che non risparmieranno i 3 amici/padri.
Né resteranno indenni dall’innocenza e dalla tenerezza di Marie che finirà per conquistarli e far sentire loro la mancanza quando la mamma verrà a riprendersela.

Il mestiere di genitore? Nessuna pretesa di insegnamento
Tranquillizziamo chiunque avrà piacere di andare a seguire questo gioiello di teatro con tutto è bene quel che finisce bene.
“Tre uomini e una culla” non ha nessuna pretesa e nessun insegnamento da impartire su come essere dei buoni genitori.
Nessuno nasce perfetto e nessun genitore lo è, ma lo si apprende sul campo.
Né consiglia modelli di famiglia da seguire.
Ma anzi consente una riflessione sul tema e lo fa con brio e con leggerezza, senza alcun obbligo.
Se non quello di prenotare un posto a teatro per assistere e non lasciarsi sfuggire questo spettacolo.
(© The Parallel Vision ⚭ _ Costanza Carla Iannacone)
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