Intervista: Valeria Gargiullo, la vincitrice del Premio Vesta 2023

Con “Mai stati Innocenti” (Salani) Valeria Gargiullo si è appena aggiudicata la seconda edizione del Premio Letterario Vesta.
Autrice classe ’92, Valeria propone un libro indagine.
Il luogo dove si è nati non è una condanna: l’autrice decide di utilizzare la scrittura come riscatto sociale.
Grazie alla borsa di studio elargita dalla Fondazione Lumsa Human Academy, Valeria Gargiullo avrà la possibilità di frequentare uno dei corsi di formazione della prestigiosa istituzione culturale.
Ho scambiato 2 chiacchiere con la giovane vincitrice del Vesta 2023, premio ideato e organizzato da Sara Matteucci.
Valeria, intanto complimenti per la vittoria del Premio Vesta 2023! Mi racconti da dove nasce la tua storia letteraria?
Grazie, sei molto gentile.
Scrivo da quando ero bambina: ho iniziato raccontando storie a mio fratello per farlo addormentare, mi divertiva farlo.
Dopo un corso di scrittura alla Giulio Perrone Editore mi sono iscritta al master di scrittura creativa della Scuola Palomar.
Lì ho conosciuto Vicki Satlow, la mia agente, che collabora con la scuola e ha deciso di rappresentarmi.
Parlami dei libri che ti hanno fatta crescere: cosa ti piace leggere, soprattutto?
Sono cresciuta leggendo la saga di Harry Potter di JK Rowling.
Alle elementari chiedevo per Natale i libri.
Oltre ai classici, mi piace molto la letteratura americana: Roth, Carver, Faulkner, Tartt, Cline.
Anche se ho un amore viscerale per Pavese e Tondelli.
“Mai stati innocenti” (Salani) è il tuo primo romanzo. Di cosa si tratta e come hai lavorato sulla stesura del testo?
È la storia di Anna, che vive a Campo dell’oro, un quartiere popolare di Civitavecchia.
La partenza per Milano è imminente, si è iscritta all’università perché ha capito che per emanciparsi le servono lo studio e la letteratura.
Poco prima di andarsene, però, nota suo fratello Simone con la baby gang del posto, i Sorci.
A quel punto deve scegliere se restare (e privarsi del suo futuro) o lasciare tutto e partire.
Decide di restare, entrando nella banda per poterlo tirare fuori.
Le cose che accadranno all’interno dei Sorci la faranno avvicinare al male e alla sua tentazione quotidiana.
Il romanzo è nato alla scuola Palomar, da lì ho appreso le tecniche della narrazione.
Per molti mesi ho lavorato alla trama, ai personaggi, alla scaletta.
Solo dopo aver definito tutto ho iniziato con la prima stesura, di cui ne sono seguite altre prima di passare sotto l’occhio esperto di Stefano Izzo, editor della Salani.
Chi è Anna, la protagonista della tua storia?
Anna è una ragazza di 19 anni che vuole emanciparsi, sogna una vita diversa da quella che si sente cucita addosso.
Già molto presto ha imparato a difendersi, non è quel tipo di donna che si sbuccia le ginocchia, piuttosto te le rompe.
Entra nei Sorci perché sente una grande responsabilità nei confronti della sua famiglia.
La madre lavora tutto il giorno facendo le pulizie in un hotel, il padre li ha abbandonati e sa di essere l’unica che può aiutare Simone.
Salvando lui potrà capire sé stessa.

Chi avresti scelto tra gli altri 4 candidati del Premio se non avessi vinto tu?
Non avrei mai pensato di vincere, credevo che la vittoria sarebbe andata a “Panico 2.0” di Giulia Sorrentino o a Giada Alberti, con “La seta e il cotone“.
Non ho letto le opere in gara, quindi mi sollevo dal rispondere.
Di una cosa, però, sono contenta: di aver letto in cinquina – oltre al mio – 3 nomi femminili.
Secondo te c’è un problema di genere all’interno della letteratura italiana?
Certo che c’è, come nei programmi scolastici e universitari di letteratura.
Hai mai letto il nome di un’autrice, a parte Morante che viene citata – ogni tanto – per essere stata la moglie di Moravia?
Non voglio soffermarmi sulla dialogica irritante delle donne che scrivono storie “leggere”, quanto sull’errore comune di classificare un libro scritto da una donna come “al femminile”.
Come se quel romanzo sia stato pensato e scritto per un determinato pubblico, in questo caso di tutte le donne, senza considerare che ognuna di noi hai i propri gusti.
A me il romance non piace, sono meno donna di un’altra che lo preferisce leggere o scrivere?
O viceversa, una scrittrice che predilige romance è meno scrittrice di me che tratto temi sociali?
Già questa comunicazione, che parte dalla base, è discriminante.
Porta i lettori a recepire che i romanzi delle scrittrici siano destinati al loro stesso sesso e quindi utilizzino un linguaggio comune, neanche fossero scritti in un’altra lingua.
Eppure, sono testi che non hanno sesso.
Mi vengono in mente “Devozione” di Antonella Lattanzi, “Dio di illusioni” di Donna Tartt, “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara.
Mi dici un’autrice che per te è da sempre una musa ispiratrice e un’altra invece che reputi un talento emergente?
Vorrei scrivere come Nadia Terranova.
Quando leggo un suo libro mi innamoro delle parole, del modo che hanno di rincorrersi sulla pagina. Si nota tanto studio, tanta ricercatezza musicale.
Reputo Monica Acito una scrittrice brillante.
Ci ha regalato un esordio come “Uvaspina“, di una qualità letteraria altissima.
Io, se fossi in voi, la terrei sott’occhio.
Quale è secondo te il pubblico-tipo di Valeria Gargiullo?
Sartre sosteneva che lo scrittore deve essere “impegnato”, produrre romanzi con temi sociali, di attualità.
Indagare nell’animo umano con questi presupposti, non voltare la testa insomma.
Questo è ciò che voglio scrivere e ho scritto.
C’è una cosa che una scrittrice non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?
Chiunque voglia scrivere (per professione, quindi pubblicare il proprio romanzo per essere venduto) deve, per prima cosa, leggere.
Sono editor free lance e coach letteraria, lavoro con esordienti che non hanno chiaro come si struttura un romanzo.
Ma questo perché, oltre a non aver studiato le tecniche, talvolta non leggono proprio.
Non andrebbero mai sottovalutati i professionisti che ruotano attorno al libro.
Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi
A maggio 2024 dovrebbe uscire la raccolta di racconti di Arkadia a cui ho partecipato con il progetto Luoghi Letterari Veneto.
All’interno ci sarà un mio racconto sull’esperienza vissuta sull’Altopiano dei Sette Comuni a ottobre (sono stata una settimana a Enego e a Foza).
Sto lavorando alla stesura del mio secondo romanzo, ho un’idea per un podcast, poi mi occupo delle storie degli altri, il tempo è sempre poco.
Descrivimi Valeria Gargiullo con un’immagine e con 3 parole!
Gatti, De André, libri.
(© The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)
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