Spettacoli a Roma, recensione: “La Ciociara” al Teatro Ghione

“La Ciociara” è forse uno degli spettacoli più cari a Caterina Costantini, mastodontica interprete che veste i panni della protagonista Cesira.
Ruolo affidato a Sophia Loren nella pellicola del 1960 di Vittorio De Sica.
Ad affiancare questa grande artista sul palco è un’altra grande interprete, Lorenza Guerrieri.
Mentre per la prima volta in scena nella parte di Rosetta troviamo Flavia De Stefano che ne incarna tutta l’innocenza della fanciullezza.
Spettacoli a Roma: “La Ciociara” al Teatro Ghione
“La Ciociara” è la rappresentazione più realistica e, mai come oggi, più attuale del tempo contemporaneo.
Al centro c’è la guerra, i disordini politici e sociali dei bombardamenti, lo sbarco delle truppe alleate, i nemici, gli opportunismi, la resistenza.
E ancora la lotta per la pace e per la conservazione dell’umanità e di quel che resta.
Tutto è incerto, nessun futuro all’orizzonte. Solo speranze e un po’ dei bisogni necessari per vivere.
È questa l’atmosfera che si respira seguendo le vicissitudini di Cesira e di sua figlia Rosetta.
La prima è una contadina analfabeta che gestisce un negozio di alimentari nel quartiere Trastevere a Roma.
La seconda la ritroviamo anni dopo cambiata, più matura e più coscienziosa di quel che accade nel mondo che la circonda.
Sì perché questa “Ciociara” inizia con un “dopo” la fine, come se lo spettacolo iniziasse al contrario.
Una sorta di prologo che dà avvio alla storia vera e propria con la fuga di madre e figlia che scappano da Roma a causa dei bombardamenti.
Per giungere infine a Fondi e trovare riparo in casa di Concetta (Lorenza Guerrieri).
Ma, si sa, quando c’è di mezzo la guerra qualsiasi posto non è mai sicuro.
Persino la stessa Concetta per salvare i propri figli dalla fucilazione per aver disertato il partito non esiterà a dare in pasto la 12enne Rosetta al soldato tedesco (Marco Blanchi).
Non sarà questo l’avvenimento spiacevole, o almeno non l’unico, a cui madre e figlia dovranno sottostare.
Quanto lo stupro che avviene per opera di alcuni marocchini durante il ritorno a Roma che cambierà profondamente l’animo della ragazza.
L’adattamento teatrale
L’adattamento teatrale di Annibale Ruccello per la regia di Aldo Reggiani non si discosta molto dalla pellicola.
La differenza sta nell’aver saputo rendere molto più riflessivo e mesto lo spirito dell’opera.
Gli attori si susseguono sul palcoscenico in una scenografia fatta di buio e di ombre.
Ma ciò che salta all’occhio dello spettatore non sono le loro figure ma quel che raccontano i loro personaggi con le loro disavventure, gli stati d’animo e le illusioni.
È un testo triste che narra di solitudini, di povertà, di gente che si vede piovere addosso l’avvenimento più nefasto nelle proprie case: la guerra.
Difficile non fare un paragone con quanto sta accadendo in questi ultimi mesi in Palestina e in territorio ucraino.
E non volgere un pensiero all’orrore vissuto da queste popolazioni toccate dall’odio e dalla brama di potere della politica.
La seconda guerra mondiale, periodo in cui è ambientata “La Ciociara“, sembra qualcosa di molto lontano nel 2023.
Invece anche a teatro scopriamo che questi episodi di odio e di violenza sono sempre dietro l’angolo pronti a esplodere.
In questa storia non c’è riscatto, niente volge a un lieto fine.
Anche se il finale (l’abbraccio di Cesira con Rosetta) lascia sperare che il buono resta sempre buono nonostante il male, nonostante tutto.
Perché quello che conta veramente resta. Sempre.
Scheda dello spettacolo
- “La Ciociara” di Alberto Moravia
- Adattamento teatrale di Annibale Ruccello
- regia: Aldo Reggiani
- messa in scena di Caterina Costantini
- con: Caterina Costantini, Lorenza Guerrieri, Armando De Ceccon, Vincenzo Bocciarelli, Vincenzo Pellicanò, Marco Blanchi, Flavia De Stefano
- musiche: Eugenio Tassitano
(© The Parallel Vision ⚭ _ Costanza Carla Iannacone)
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