Gigi Proietti, 3 anni dalla sua morte. Buon compleanno, Mandrake!

Sono già passati 3 anni. Ci pensate?
Il 2 novembre 2020, invece di festeggiare il suo compleanno, eravamo qui a piangere Gigi Proietti, il nostro Gigi, nato e scomparso lo stesso giorno.
L’ultimo colpo di teatro di un gigante della cultura nazionale. Irripetibile. Infinito.
La verità è che non abbiamo capito bene cosa sia successo.
Gigi Proietti morto? Macché! Ma quando! C’è il Globe Theatre da portare avanti (a proposito: chissà cosa penserebbe del casino che sta succedendo in questi giorni).
Ci sono i suoi allievi da svezzare.
C’è un mondo della cultura in sofferenza a cui mancano i punti di riferimento, i maestri, quelli come lui che non esistono più perché incarnano tutto quello che c’è da incarnare: talento cristallino, passione, onestà, generosità.
La morte di Gigi Proietti io personalmente non l’ho proprio digerita.
Sono quei titoli che leggi 6 o 7 volte per capire bene se il sussulto dentro al cuore sia stato solo un abbaglio, un tuo errore.
Una cosa che non hai colto perché leggi troppo in fretta.
Poi niente, trovi la stessa frase ovunque e quindi mi sa che è vero.
Gigi Proietti è morto. All’improvviso. Come Chris Cornell. Ma senza la nota tragica del suicidio.
Se n’è andato mentre aveva tutte le intenzioni di restare al suo posto.
Cazzo, che botta che è stata.
“Una pallottola nel cuore“, appunto.
Sulla quale l’investigatore Bruno Palmieri non avrebbe trovato né movente né arma del delitto.
Gigi Proietti, 3 anni dopo
Cosa ci rimane di lui, a 3 anni dall’ultimo viaggio di cui siamo stati tutti testimoni?
Innanzitutto un Globe che adesso ha il suo nome inciso per sempre sulle tavole di legno nel cuore di Villa Borghese.
Il Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti sta purtroppo vivendo un momento tragico, sballottato tra chi vuole ristrutturarlo e chi buttarlo giù e ricostruirlo.
Un casino vero che non ha colore politico, perché tutti i colori sono mescolati in un unico, enorme accrocco all’italiana.
Che per poco non costava la vita a 11 adolescenti.
Per tutti è stato ed è ancora uno shock. Il teatro elisabettiano senza il suo condottiero romano stride, è una distonia vertiginosa.
Sono le monete d’oro di Willy l’Orbo appoggiate sulla bilancia: non si possono toccare. Non si DEVONO toccare.
L’eredità artistica? Sì, ma quale? E che cosa vuol dire?
Che oggi, per le strade di Roma e di tutto il Paese, le sue battute e i suoi modi di dire sono diventati patrimonio nazionale.
Declinati in ogni possibile situazione, luogo, scenario.
E da chiunque, letteralmente. Dal giornalaio al barbiere, dall’avvocato al chirurgo, dalla vecchia matrona trasteverina alla signora sciantosa di Roma Nord.
Gigi ha polverizzato i confini e ha fatto diventare Roma “più Roma”, più vicina, più simile a quella città aperta il cui perno è il sorriso sornione e la presa in giro cattiva ma bonaria.
Gigi ha tradotto una città per chi quella città non la vive.
Ha esportato un mondo antico e popolare facendolo atterrare sui palcoscenici di tutte le Regioni.
Ha fatto capire Roma a chi si ferma alla “maestà del Colosseo” e alla “santità del Cuppolone“.
Un lavoro eterno. Che eternamente resterà.

I figli e le figlie artistiche di Gigi
Cos’altro.
I suoi infiniti sketch. Le barzellette e le battute fulminee che YouTube custodisce per noi. A tonnellate.
Ogni volta è una nuova scoperta, un filamento dorato che penetra dal magma inesauribile del suo materiale: teatro, cinema, tv, pubblicità, radio.
Non basta un’intera esistenza per gustarselo tutto.
Gigi Proietti è stato un ultimo padre.
E come tale ha lasciato tantissimi figli e figlie artistiche dopo di lui: da Enrico Brignano a Edoardo Leo, da Giorgio Tirabassi a Nadia Rinaldi, da Francesca Nunzi a Flavio Insinna.
Chi più chi meno in grado di tramandare le sue lezioni, i meccanismi perfetti della risata, la scrittura fulminea.
Quel modo piacionesco di conquistarti con un gesto minimo del viso.
La cultura del massimo rispetto verso il pubblico.
Durante i funerali sul palco del suo Globe Theatre sono stati proprio loro a pronunciare le parole più struggenti e accorate.

“Eri e sei pura luce” diceva con la voce rotta Brignano.
“Grazie per questa lezione continua che ci hai regalato” singhiozzava Leo.
“Ci hai mostrato l’arte, il sogno, a volte la strada da percorrere” ricordava affranta Paola Cortellesi.
Inutile elencare i suoi capolavori, qui, oggi. “Febbre da cavallo“, la voce di “Aladdin“, “Meo Patacca“, il vecchietto delle favole e tantissimi altri totem inestinguibili.
Che la grave cardiopatia da cui era affetto non potrà mai cancellare. Né tantomeno l’arresto cardiaco che ne ha causato la morte.
Perché oggi come quel 2 novembre 2020, “Tutta la città sbrilluccica de lacrime e ricordi“.
(© The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)
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