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Mostre a Roma, recensione: ”Virginia Woolf” a Palazzo Altemps

Mostre a Roma: La recensione di ”Virginia Woolf” a Palazzo Altemps

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George Charles Beresford, Virginia Woolf, 1902, stampa istantanea vintage, 15,2 x 10,8 cm, National Portrait Gallery, Londra © National Portrait Gallery, London

Non è facile avvicinarsi ad autrici del calibro di Virginia Woolf né tantomeno affrontarle sul loro campo prediletto, ovvero la parola scritta.

Penso e rifletto per molto tempo, cercando un modo per iniziare a scrivere, per prenderle la mano e condurla all’interno del mio spazio, della mia piccola stanza. 

È proprio il motivo della “stanza” che apre il pertugio nel quale mi intrufolo e dal quale le parole iniziano a fuoriuscire.

La mia stanza come “luogo di dimora” e come derivazione del verbo “stare” e “stare fermo” mi permette di “scrivere esattamente ciò che penso“.

Senza che nessun essere umano mi precluda la visuale, di camminare da sola ed entrare in rapporto con il mondo della realtà“.

Mostre a Roma: “Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing Life”

Prendo la conclusione di “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf e mi perdo nei suoi pensieri e nei suoi suggerimenti.

Così immagino la linfa vitale che si è sviluppata a Bloomsbury, quel quartiere di Londra dove Virginia, Vanessa, Thoby e Adrian Stephen si trasferiscono nel 1904, abbandonando il più altolocato quartiere di Kensington.

Un cambiamento di residenza che rappresenta simbolicamente il superamento dell’austera e rigida mentalità vittoriana e del suo conformismo sociale.

E l’inizio di una serie di incontri nella casa al 46 di Gordon Square dove i pensieri si fondono per creare una vita nuova e libera. 

Oggi a Roma è possibile ripercorrere le vicende delle più influenti figure del circolo di Bloomsbury.

Fino al 23 febbraio 2023 si può visitare l’esposizione “Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing Life” ospitata nella splendida cornice di Palazzo Altemps.

Ideata e curata da Nadia Fusini con la collaborazione di Luca Scarlini, la mostra regala ai visitatori 5 sezioni in cui è possibile incontrare i Bloomsberries.

Come, scherzosamente, giocando con i doppi sensi delle parole “bloom” (fiorire) e “berries” (bacche), verranno definiti Virginia, Vanessa, Thoby, Stephen, Keynes e tutti gli altri.

Diventeranno economisti, storici, scrittori, filosofi e artisti.

Ma prima di tutto membri di una “comunità” in cui l’egoismo borghese viene soppiantato dal potere creativo che l’appartenenza a una comunità genera.

Dalla “felicità che deriva dall’essere in società“. 

Le sezioni della mostra a Palazzo Altemps

Se nella prima sezione della mostra il tema conduttore è proprio quello della stanza, nella seconda il verso “Society is the happiness of life” tratto da “Love’s Labour’s Lost” di Shakespeare risuona fragoroso nei dipinti e nelle foto realizzate dagli amici del gruppo londinese.

Amici che, con la loro gioia di vivere e di raccontare il mondo, ripercorrono le loro storie in modo diverso rispetto ai loro predecessori.

In questa sezione possiamo ammirare il ritratto di E. M. Forster di Dora Carrington o quello di Aldous Huxley di Vanessa Bell

I libri Hogart Press in Italia costituiscono la terza sezione.

Con uno slancio di conservazione del patrimonio culturale, questa espone le edizioni della casa editrice dei Woolf, nata con lo scopo ergoterapico di assorbire Virginia distogliendola dalla sua malattia nervosa.

Bellissime le illustrazioni in xilografia di Carrington di Jacob’s Room” o del volume Cezanne di Roger Fry che seguono la tradizione di William Morris e dei suoi art books

Nelle ultime 2 sezioni meritano una menzione a parte il critico d’arte, storico e pittore Roger Fry e i suoi Omega workshop.

Fry porta a Londra la pittura francese nelle opere di Cézanne, Gaugin, Van Gogh, Derain, Picasso e Matisse incontrando il dissenso del pubblico britannico ma allo stesso tempo incendiandone gli animi.

Questa rivoluzionaria mostra alle Grafton Galleries da lui organizzata tra il 1910/11 segnò uno spartiacque, aprì la strada verso la modernità e influenzò la ricerca narrativa di Virginia Woolf.

Gli Omega workshop invece incarnano perfettamente lo spirito comunitario e l’incontro dei saperi e dei mestieri.

Attraverso dei laboratori di pittura, scultura e design Fry, il loro fondatore, intraprende la strada del piacere dopo aver “sopportato troppo a  lungo la noia della serietà ottusa“.

Ecco che allora piatti, sedie, tavoli e oggetti utili e necessari si fanno portatori di un ideale estetico che risveglia e soddisfa l’animo di chi li acquista. 

Termina in questo modo la passeggiata nella stanze di Bloomsbury.

Ognuna di esse contiene uno scrigno di testimonianze preziose.

Veri e propri tesori che ci riportano indietro di poco più di 100 anni in un sogno realizzato che metteva in primo piano l’arte e la creazione artistica e il loro rapporto con l’idea di comunità e collettività.

The Parallel Vision ⚭ _ Silvia Torrioli)
(Foto: © Silvia Torrioli)

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