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#Intervista: D’Angelo, “L’arte ha una funzione evolutiva”

#Intervista: Desirè D’Angelo, “L’arte ha una funzione evolutiva”

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Desirè D’Angelo

Giovanissima e in continua mutazione ed evoluzione, Desirè D’Angelo è una talentuosa artista di Frosinone che dal figurativo sta passando a varie forme di sperimentazione legate sempre a una profonda ricerca interiore.

Per me l’arte ha una funzione evolutiva” mi ha detto.

Per Desirè infatti è importante usare l’arte “come mezzo per distruggere vecchie visioni, vecchi schemi, vecchi assetti. Per poter, allo stesso tempo, ricostruirne di nuovi“.

Un viaggio iniziato fin da bambina, quando a 2 anni dipinge il suo primo quadro e poco dopo crea la sua personalissima linea di colori, la “Linea Desirè“.

Ispirata e sostenuta da una famiglia in cui si è sempre respirata arte.


Mi racconti da dove nasce la storia artistica di Desirè?

La mia storia artistica comincia nella prima infanzia.

Sono nata in un contesto artistico, mio nonno ha un colorificio e produce vernici, mentre mio zio è un pittore e questo mi ha permesso sin da subito di entrare in contatto con il mondo dell’arte.

Il mio primo approccio alla pittura risale a quando avevo 2 anni, quando ho dipinto il mio primo quadro insieme a mio zio.

E alla mia prima estemporanea ho partecipato all’età di 6 anni. 

Da piccola, inoltre, frequentavo già molto l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, in occasione di feste in cui mi divertivo a dipingere con artisti locali.

Sono sempre stata, infatti, la più piccola ad esporre con gli adulti durante le estemporanee che organizzavano nella mia città.

Sono stata molto fortunata perché la mia famiglia ha sempre appoggiato le mie inclinazioni artistiche e mi ha sempre sostenuta in questa scelta.

La cosa divertente è che avevo già una mia linea di colori che si chiama ”Linea Desirè”, che da bambina utilizzavo per dipingere i miei primi quadri.

Parlami della tua arte: cosa ti piace proporre, soprattutto?

Il mio scopo è quello di conoscere me stessa attraverso l’arte.

Alcune delle mie recenti produzioni, per esempio, affrontano il tema dell’Alchimia Trasformativa e della conoscenza di sé stessi e del proprio inconscio.

Per me l’arte ha una funzione evolutiva: l’artista è colui che si fa canale di un qualcosa di superiore, cioè del suo Io più profondo, per veicolare un messaggio evolutivo e di consapevolezza in chi guarda.

Attraverso le mie opere spero sempre di lasciare un quesito che porti a una nuova comprensione di sé stessi.

Secondo te cosa distingue il tuo modo di esprimerti da quello di altri tuoi colleghi?

Credo che ciò che mi distingue dai miei colleghi sia la ricerca interiore che c’è dietro le mie opere.

Che, talvolta, presento in maniera anche ironica.

La particolarità del tratto e l’energia che traspare dalle mie produzioni.

Al momento di cosa ti stai occupando?

Fino a poco tempo fa mi sono dedicata moltissimo allo studio figurativo per poter affinare sempre di più la tecnica tanto del tratto quanto dell’uso del colore.

Per arrivare poi a dipingere in quadricromia ed evitare l’utilizzo di troppe terre. 

Adesso, invece, mi trovo in un momento in cui mi sto dedicando alla trasformazione del figurativo e il mio obiettivo è quello di arrivare a disgregarlo.

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Da quanti anni fai questo lavoro? E da allora com’è cambiato il tuo modo di intraprendere iniziative artistiche?

Come ti dicevo il mio percorso artistico nasce a partire dai primi anni dell’infanzia e da quel momento in poi, in modo ciclico, il mio modo di approcciare alla pittura è cambiato e si è trasformato.

Sicuramente una costante in questo processo è rimasta: la volontà di usare l’arte come mezzo per distruggere vecchie visioni, vecchi schemi, vecchi assetti.

Per poter, allo stesso tempo, ricostruirne di nuovi.

Come si dice, la distruzione fa parte del processo creativo.

Da una parte mi piacerebbe ritornare all’arte della mia infanzia, che è sempre stata figurativa.

Non ho mai dipinto paesaggi, ad esempio, ma sempre e solo autoritratti.

Hai un pubblico-tipo?

Non ho un pubblico tipo perché credo che ciò che dipingo può arrivare a chiunque e chiunque può cogliere ciò che c’è dietro una mia produzione.

C’è una cosa che un’artista non deve mai fare e un’altra invece che va sempre fatta?

Non c’è un qualcosa che l’artista deve o non deve fare.

Sicuramente credo che per l’artista sia importante ascoltare e conoscere sé stesso, affinando le percezioni della natura e dei segnali che la vita ci invita a osservare.

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul tuo lavoro?

L’emergenza Covid ha inciso notevolmente sulla mia produzione artistica perché fino a quel momento per me era difficile trovare dei momenti in cui fermarmi e guardarmi dentro.

In questa occasione ho, invece, avuto modo di rallentare e di far emergere della sofferenza che era già presente in me e osservarla chiaramente.

Questo mi ha permesso di entrare maggiormente in contatto con me stessa. 

Parlami delle iniziative che hai in mente per i prossimi mesi

Ciò a cui vorrei dedicarmi nei prossimi mesi è meditare sulla strada che sento più mia e rallentare un po’.

In questo momento sto ancora frequentando l’Accademia e i miei ritmi sono molto serrati.

Questo non mi dà modo di avere del tempo per me stessa.

Sento l’esigenza di fermarmi per poter produrre in modo ancora più stimolante.

Dimmi un progetto artistico di cui vai particolarmente fiera

Un progetto artistico di cui vado particolarmente fiera, oltre i miei lavori che stanno seguendo un andamento preciso di crescita personale, è un video performativo che si intitola ”Magnum Opus”.

Il video riguarda il mio percorso di crescita descritto attraverso l’uso delle tre fasi alchemiche, che rappresenta pienamente la metamorfosi che ho portato avanti durante questi anni.

Mi descriveresti il lavoro artistico di Desirè D’Angelo con un’immagine e con 3 parole?

Evoluzione, energia, intuito!

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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