Cultura Teatro

#Intervista: Carlotta Tommasi, il suo Branco e Tribalta Teatro

#Intervista: Tommasi, il Branco e il ritorno in scena di Tribalta Teatro

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Carlotta Tommasi

L’estate è alle porte, il cielo è azzurro, il sole caldo e dunque ci sono tutti i presupposti per parlare di cose belle, artisti appassionati e ritorni in scena.

Noi di The Parallel abbiamo fatto 2 chiacchiere con Carlotta Tommasi: regista, attrice, insegnante, coreografa, cantante e… chi più ne ha più ne metta! 

La sua è una vita, ci racconta, fatta di amore per l’arte ed entusiasmo: il suo e quello dei suoi “ragazzi” che reputa essere la linfa vitale del suo lavoro.

Ci parla della sua formazione, delle sue passioni, dei suoi ragazzi e di quella che, insieme alla sua compagna di avventure Barbara Nucci, è la sua “creatura”: la Tribalta.

Abbiamo parlato di cose belle, ma anche di cose “forti”: il concetto di resistenza artistica.

E se con questa intervista siamo riusciti ad appassionarvi almeno un pochino, allora siete anche invitati al grande ritorno della Tribalta il 4 e 5 giugno con “Nodi di Dialogo” al Teatro della Visitazione.


Partiamo proprio dalle origini: raccontaci il tuo percorso artistico. Da dove hai cominciato?

Diciamo che con un padre docente al conservatorio e una madre cantante lirica, con un via-vai di artisti per casa fin da piccolissima, le possibilità erano 2: scappare a gambe levate nella direzione opposta alla loro oppure innamorarmi di questo mondo io stessa.

Purtroppo per i miei genitori ho preso la seconda strada.

In realtà il mio sogno di bambina era fare la ballerina. Poi ho studiato pianoforte e violoncello, ma sono stati amori relativamente brevi.

Il vero colpo di fulmine con il mondo dello spettacolo lo ebbi per caso, a circa 15 anni.

Un regista venne a fare delle audizioni interne alla scuola dove studiavo per selezionare un piccolo gruppo di aspiranti allievi.

E la mia migliore amica dell’epoca mi convinse ad accompagnarla e fare l’audizione insieme.

Ricordo ancora che portammo un estratto delle streghe del “Macbeth di Shakespeare in quello che potremmo definire il mio primo audace e banalissimo tentativo di regia.

Per fortuna non dovette risultare un lavoro così pessimo, perché venimmo prese entrambe nel cast. 

Solo all’università mi decisi a fare il grande passo e provare a entrare in una vera scuola di recitazione.

Ho cominciato con Paola Tiziana Cruciani, poi l’alta formazione con Massimiliano Bruno.

L’approccio con il musical l’ho avuto con Cristian Ginepro. Da lì poi l’accademia di musical americana e ovviamente tanta gavetta sul palco.

La passione per l’insegnamento, invece, credo venga direttamente da mio padre. Me lo ricordo appassionato al fianco dei suoi allievi e un po’ mi piace pensare che questa cosa ci accomuni ancora, nonostante non ci sia più da tanti anni.

E quindi hai anche fondato la Tribalta. Ti va di raccontarci come, quando e perché nasce?

Come tutte le cose belle della mia vita, è nato tutto per un caso fortuito.

10 anni fa ho condiviso per 3 mesi il palco con una danzatrice e coreografa della quale mi sono subito innamorata tanto artisticamente quanto umanamente: Barbara Nucci.

Lei viveva a Milano, io a Roma. Quando si è trasferita nella Capitale per lavoro, iniziare una collaborazione artistica è stata la conseguenza più naturale del mondo.

Abbiamo insegnato in team in varie scuole e cominciato a portare le nostre idee sul palco in diversi allestimenti che ci hanno dato molta soddisfazione.

Però sentivamo la mancanza di qualcosa. Non eravamo completamente libere di seguire quella che sentivamo essere la nostra strada.

Fu il mio compagno, dopo anni, a dirci: “Ormai avete una vostra identità, dovreste avere anche la vostra scuola“. È stata un’illuminazione.

E così, tra mille dubbi e tanto entusiasmo, abbiamo fondato insieme la Tribalta Teatro.

Sicuramente la decisione migliore che potessimo prendere.

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Barbara Nucci

Ti aspettavi una così grande adesione alla vostra “creatura”? 

Posso essere onesta? è la cosa che più continua a stupirci ogni volta.

Da principio non facevamo pubblicità perché economicamente non potevamo permettercelo. Adesso è diventata una scelta di vita.

Mi spiego: tutti gli artisti che sono arrivati da noi lo hanno fatto per passaparola di chi aveva già visto o provato sulla propria pelle il nostro lavoro.

E non c’è cosa più appagante di qualcuno che “mette la faccia” per te. 

Ad oggi, ad esempio, abbiamo in scena uno spettacolo con un cast di 27 elementi e circa 100 artisti che vanno e vengono nei nostri corsi.

Contando il periodo storico che stiamo vivendo è una grandissima dimostrazione di stima nei nostri confronti.

Cos’è che ti dà più soddisfazione nel tuo lavoro?

L’entusiasmo.

Quello che vedo negli occhi degli allievi quando riescono in un lavoro.

Quello del pubblico emozionato che ti viene a stringere la mano con gioia a fine spettacolo.

Quello che senti vibrare in un cast quando si innamora di un tuo testo o delle tue scelte di regia.

Perché non credo ci possano essere i presupposti per un ottimo lavoro, in questo ambiente, se non si ha l’entusiasmo di fare questo mestiere.

E quando agisci con passione vuoi che tutto sia fatto con cura, vuoi che il pubblico goda di un prodotto all’altezza dei suoi sogni. Perché lo merita.

Ecco perché per me l’entusiasmo, che sia in sala con gli allievi quando si insegna, in regia o sul palco è fondamentale.

Perché è lo stesso motore che accenderà l’entusiasmo del pubblico.

Anche la Tribalta negli ultimi 2 anni è rimasta ferma. Cos’è stato e cosa ha significato per voi rimanere letteralmente in attesa?

Si è parlato, anche se forse non abbastanza, del disagio dei lavoratori dello spettacolo che per quasi 2 anni hanno dovuto mettere la vita in pausa.

Siamo stati i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire… Ed il danno economico è stato pazzesco.

La situazione pandemica ha tagliato le gambe a teatri e cinema, tagliato budget all’osso e le produzioni si stanno orientando sempre di più verso lo streaming e l’arte digitale.

Io e Barbara abbiamo scelto, durante il lockdown, di continuare a fornire lezioni gratuite online ai nostri ragazzi.

E abbiamo deciso di farlo per non far morire anche in loro la speranza.

Prima che si potesse tornare in sala, poi, abbiamo tenuto lezioni gratuite di danza nei parchi, aperte a tutti.

Abbiamo combattuto la paura con la gioia di questo mestiere. È stato un modo per dire: “Noi ci siamo. Siamo una famiglia“. E la famiglia non ti abbandona.

Ma un uccellino ci ha raccontato che a breve, finalmente, la Tribalta torna in scena con “Nodi di Dialogo”

Innanzitutto posso dirvi che ci piace giocare, spaziare dalla serietà all’ironia con un pizzico di audacia, che non guasta mai.

Abbiamo sempre provato a portare in scena, nella nostra visione, quello che alla fine è la vita: un turbinio di emozioni.

Quindi se ci state chiedendo se sia uno spettacolo comico o drammatico non possiamo rispondervi.

Posso però dirvi che questo spettacolo è un grande gioco delle parti. Un prendere in giro noi stessi e tutte le nostre fissazioni e convinzioni.

Per ricordarci quanto essere diversi gli uni dagli altri sia un valore aggiunto… Ma anche che mettersi un pochino in discussione non sia poi una cattiva idea.

E poi è indubbiamente una dichiarazione d’amore che tenevo a scrivere di mio pugno.

Per questo mestiere, per chi ci supporta e sopporta giornalmente, per il pubblico che ci ha aspettati per 2 anni… Ma soprattutto per il cast stesso, che è per noi una grande famiglia.

Anzi, come diciamo sempre: noi siamo un Branco. E il branco si protegge sempre.

Come spiegheresti a una persona che non lavora né si nutre di spettacolo il concetto di “resistenza artistica”?

Il fatto è che tutti, anche se inconsciamente, ci nutriamo di spettacolo. Si dà quasi per scontato.

Eppure, dietro e al fianco di tutto questo, ci sono migliaia di artisti che studiano, lavorano e danno la loro vita a questo mestiere. 

Resistenza artistica è continuare a lottare per far sognare gli altri.

Lottare per avere il diritto e la possibilità di regalare un po’ della propria anima a qualcuno che nemmeno conosci, ma con il quale vuoi condividere le tue emozioni e il tuo lavoro.

È la lotta per venir riconosciuti come lavoratori, concetto non ancora chiaro nel nostro Paese, come se il nostro non fosse un mestiere ma un pigro passatempo.

Artista è colui che si alza la mattina e combatte con permessi, assenza di fondi pubblici, casting, prove a tutte le ore, allestimenti in notturna, sveglia alle 5 per andare su un set, riunioni infinite per capire quando, come e se si riuscirà a portare uno spettacolo in tour.

L’artista è colui che respira questo mestiere… Ma soprattutto ci spreme dentro l’anima ogni giorno lavorando sodo.

I fannulloni che si grattano la pancia sognando fama e gloria non sono artisti, ma fannulloni.

E se sono risultata un po’ dura è perché certe cose vanno dette, i cliché cancellati, le verità gridate e la parità di diritti in quanto lavoratori va pretesa.

Anche questo è fare Resistenza Artistica.

E dunque, se vogliono venire a conoscerci e vedere cosa combiniamo con passione e follia, noi siamo in scena con “Nodi di dialogo” sabato 4 (ore 21) e domenica 5 giugno (ore 16.30 e 20.30) al Teatro della Visitazione in Via dei Crispolti 142.

Per info e prenotazioni possono scrivere su WhatsApp al numero 327-9331956.

E noi di The Parallel glielo auguriamo perché cast appassionati meritano platee affollate.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Redazione)

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