Cultura

Quello che le mamme e i papà non si dicono (ma dovrebbero)

Quello che le mamme e i papà non si dicono (ma dovrebbero)

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Excusatio non petita, accusatio manifesta“.

Non ho figli e quindi non posso capire, lo dico subito io, con buona pace di tutti, mamme “pancine” comprese, e ci togliamo il pensiero.

Come la volpe che non arriva all’uva, non ritenendomi nemmeno in grado di crescere come si deve una creatura, ho pensato di dover provare a cambiare idea.

Di dovermi aprire al fatto che diventare genitori è possibile (mamma non ti agitare, al momento non c’è pericolo).

Esiste un modo per non soccombere all’essere genitori?

Ho chiamato a raccolta uno sparuto gruppo di genitori coetanei, fra i pochissimi di cui mi fido.

Ho parlato con quelli che davvero mi piacciono e ho chiesto com’è, perché, cosa si sente, ma come vi viene in mente.

Nel tentativo di capire se esiste un modo per non soccombere all’essere genitori.

Soprattutto all’essere MADRI.

Perché a guardarle, innamorate dei loro bambini, vedo sempre nelle maglie della loro fatica una tristezza atavica, densa e vischiosa.

Una sorta di sconsolata resa all’insostituibilità e all’essere quasi le uniche depositarie di un peso troppo grande.

E perché, vuoi o non vuoi, quel peso lo portano quasi tutto da sole.

In linea con l’abbattimento istantaneo di ogni tipo di aspettativa che ha caratterizzato le prime righe di questo pezzo vi spoilero subito il finale: no, il modo non c’è.

Si soccombe. 

Si fanno pensieri che non si raccontano.

Il senso di colpa di non corrispondere a ciò che ci si aspetta

Ho raccolto racconti di gravidanze non del tutto scelte o previste, accomunate dalla sensazione di un parassita che cresce dentro, mangiando e sformando il corpo.

Come contrappeso alla gioia che tutti si aspettano di leggere negli occhi di una futura madre.

Il senso di colpa di non corrispondere a ciò che ci si aspetta.

Anche chi la gravidanza l’ha voluta e cercata vive con un senso di estraniamento il fatto che nessuno chieda mai “come stai?”, se non in funzione di portatrice di pancia.

E l’isolamento rispetto ad amicizie storiche che sembravano non capire l’esigenza di un po’ di semplice compagnia, in quel tempo fermo che non passa più.

Le mani di tutti sulla pancia e i costanti commenti sul peso – troppo, troppo poco.

Infiniti consigli non richiesti su ciò che si dovrebbe o non si dovrebbe mangiare e la mortificazione della paura per il parto: “Le donne partoriscono da sempre, è una cosa naturale, che sarà mai. Anzi“.

La paura del giudizio degli altri

E dopo il parto?

La cosa che pesa su tutte, oltre alla difficoltà fisica, la privazione del sonno e il quasi totale annullamento del sé, cose che già prese singolarmente stenderebbero chiunque, è una solitudine muta e sorda.

La paura del giudizio degli altri su tutto.

Sul modo di allattare o meno al disordine in casa, non fa che ingrandire una serie di pensieri che sono umani e più che tremendi proprio perché umani, che nessuno dice ad alta voce, ma che sono comuni.

Tutte le genitorialità sono accomunate dall’estrema difficoltà nelle cose più semplici.

Andare in bagno da soli o una doccia se in quel momento non hai nessuno a cui lasciare il bambino, l’annientamento della vita di prima, la voglia di scappare.

I momenti in cui si prova rancore per il tempo libero che il partner riesce a prendersi (anche solo andando al lavoro) a dispetto di quello che si sente di non potersi prendere per sé.

Genitori sempre più isolati

E tutto questo non toglie niente all’amore infinito che tuo figlio, volente o nolente, farà scaturire in te.

Scegliere di avere un figlio consapevolmente non vuol dire essere pronti (o capaci) ad accollarsi volentieri ogni singola parte dell’essere genitori.

Mi sono chiesta come sia possibile che nel 2021, con tutto il progresso impensabile fino a pochi anni fa, un genitore ancora si debba sentire terribilmente sempre più isolato, generazione dopo generazione.

Sempre di più, perché se “per crescere un bambino serve un intero villaggio”, ora i villaggi non esistono più.

La migrazione verso le città e la genitorialità in età sempre più avanzata hanno fatto sì che non si abbiano più i nonni ad aiutare, né gli zii. 

Figurarsi a mandare i figli dopo scuola dai vicini di casa.

Le minoranze genitoriali

Accanto ai giudizi feroci su chi dovrebbe fare un figlio e ancora non lo fa poi, ci sono quelli ancora più tremendi sulle minoranze genitoriali.

Le persone a cui un figlio non arriva in modo naturale o normale: i genitori in età avanzata, le adozioni, la genitorialità per i single, le coppie (omogenitoriali e non) che ricorrono alla fecondazione in vitro e alla gestazione per altri.

Per queste categorie oltre alle solitudini, i giudizi e i sensi di colpa uguali per tutti gli altri si aggiunge lo spettro del “beh, ve lo siete cercato voi, e ora vi lamentate?”.

La sensazione ancora più acuta di sentirsi inadatti al ruolo che investe ogni padre e madre.

Il latente sentimento di dover costantemente difendere la propria scelta e dimostrarne la bontà.

Come se il semplice fatto di avere 2 sistemi riproduttivi compatibili e utili allo scopo rendesse una coppia di genitori più meritevole (anche di sentirsi stanca) rispetto a tutte le altre.

Non dico che per quanto mi riguarda dovrebbe essere esattamente l’opposto, ma se è la vita che qui si celebra e tutela, allora dovrebbe essere esattamente lo stesso.

Se la mamma non c’è

E siccome, come già detto, il peso della stanchezza viene portato spesso maggiormente dalla donna in quanto mamma, non ho potuto fare a meno di chiedermi se non sia un po’ responsabilità sua che non è in grado (o non si concede) di delegare al proprio compagno parte di questo peso.

Che succede se la mamma non c’è?

Ho avuto l’immensa fortuna di potermi confrontare anche con una coppia di papà.

E l’ho fatto sperando che ci fosse una soluzione a questa disparità di carico.

E anche in questo caso le mie speranze sono state (parzialmente) disattese.

In una coppia omogenitoriale, che siano 2 donne o 2 uomini, si definisce in ogni caso un genitore con un ruolo primario, per predisposizioni e condizioni.

Ad esempio chi è più facilitato a prendersi del tempo da un impiego più elastico.

In sintesi: si soccombe?

Ma per 2 genitori dello stesso sesso è più facile non dico dividersi i compiti, ma quantomeno farsi sostituire dall’altro.

E questa è assolutamente una cosa che le mamme di famiglie etero genitoriali dovrebbero rubare alle altre.

In estrema analisi, come già anticipato: si soccombe. 

Ma magari può essere meno pesante di quanto sembra ci si debba rassegnare che sia.

Per i genitori, imparando a far valere il proprio diritto di chiedere aiuto e di rispondere a tono.

E per chi i genitori li circonda imparando a usare un po’ di empatia, comprensione, silenzio, ascolto e braccia buone ad aiutare.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Valentina Dispari)

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