Cultura

#Intervista: Stefania Nardini, la scrittrice del Mediterraneo

#Intervista: Stefania Nardini, la scrittrice del Mediterraneo

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Stefania Nardini

Ho conosciuto Stefania Nardini grazie a un incantesimo. L’incantesimo si chiama Jean Claude Izzo.

Stefania vive a Marsiglia da circa 20 anni. È arrivata nel porto più affascinante d’Europa proprio inseguendo le orme di colui che tutto il mondo chiama “Lo scrittore di Marsiglia”.

Voleva in qualche modo conoscere, vivere, assaporare quelle atmosfere che solo lui era in grado di regalare.

Io, e come me molti altri, ho fatto la stessa cosa. È grazie ai suoi libri se mi sono innamorato di Marsiglia.

Se ho conosciuto quartieri e bar prima di arrivarci fisicamente, se ho cominciato ad ascoltare Leo Ferrè, sognato di invecchiare davanti i Calanchi, bere Pastis.

Grazie a lui ho inseguito donne misteriose sotto i portici ciondolando in vie strettissime come Fabio Montale, l’antieroe dei suoi romanzi.

Stefania Nardini è nata a Roma e prima di Marsiglia viveva a Napoli.

È lì che è iniziata la sua carriera di giornalista: Il Messaggero, Paese Sera, Il Mattino. Dove si occupava di inchieste legate alla camorra e dove incontrerà l’uomo della sua vita, Ciro Paglia, giornalista già affermato.

Io la chiamo “la scrittrice del Mediterraneo” perché quando leggo le cose che scrive o le sue interviste o le ricerche quasi magiche su Izzo, beh immagino il Mediterraneo e quello strano profumo che arriva un po’ ovunque mentre tira il Mistral.

Il suo romanzo “Jean Claude Izzo, STORIA DI UN MARSIGLIESE” ripercorre atmosfere, musiche, odori, inquietudini, che automaticamente sono capaci di trasportarti proprio lì, nei bar del vecchio porto ad aspettare qualcuno o qualcosa che non arriva mai.

Vicino i “marinai perduti”. O i “ladri di fuoco “come li chiamava Rimbaud.

Donandoti continuamente un’idea di amore e di morte, di morte e di amore, ma sempre con una leggerezza di sottofondo.

Perché forse come diceva J.C. Izzo: “Davanti al mare la felicità è un’idea semplice“.


Ciao Stefania. Come prima domanda vorrei parlare di come è iniziato il tuo interesse per l’opera e la persona di Jean Claude Izzo

Stavo scrivendo un romanzo e decisi che sarebbe dovuto passare per Marsiglia.

Un omaggio a una persona, una signora di Marsiglia che viveva a Roma, che mi regalò la mia prima scrivania.

Naturalmente avevo bisogno di documentarmi sulla città. All’epoca vivevo con la mia famiglia nel casale in Umbria, avevo lasciato il giornale da qualche anno.

Andai in libreria e proprio in quel momento era arrivata una scatola con i libri di Izzo. Li lessi in un battibaleno.

Inizia a cercare qualcuno della sua famiglia. Riuscii a contattare suo figlio Sebastien.

Andai a Marsiglia per una settimana. Poi mi trasferii con la mia famiglia.

E adesso dopo 20 anni sono ancora qui.

Izzo, come ha scritto un giornale francese, mi ha cambiato la vita.

Sembra che nelle tue parole, i protagonisti delle storie cerchino sempre il mare, o meglio il Mediterraneo. Cosa significa vivere a Marsiglia? E quanto è simile a quella Napoli della tua giovinezza?

Napoli l’ho scoperta da adulta, la mia giovinezza l’ho vissuta nella mia città, a Roma.

Ma quando mi trasferii a Napoli per lavoro fu una gioia. Adoravo Napoli e la amo ancora.

Come Marsiglia l’ho studiata, l’ho osservata, al di là del mio lavoro di giornalista. 

Vivere a Marsiglia è stata una scelta importante. Anche qui il mare, il Mediterraneo, la tragedia e la passione, il disincanto e la felicità che ti regala non solo il mare ma la sua luce.

Marsiglia è una città in continuo divenire. 70 etnie non sono poche. È una finestra sul Mediterraneo. Mentre Napoli ne è la capitale.

Marsiglia è una scoperta continua. È una città che per molti francesi snob è considerata come l’Africa. È un corpo estraneo.

Ha un’identità in continua evoluzione. Un mosaico fatto di gente, di storie. Naturalmente con le inevitabili contraddizioni.

Ho notato (ma forse sbaglio) che in Francia Izzo è meno letto che in Italia. Perché?

In Francia Izzo andava dimenticato. Lo fecero anche nel 2013 quando la città fu nominata capitale della cultura europea.

Izzo non è congeniale al progetto che vorrebbe di Marsiglia una città di mare e non del mare. 

La Marsiglia che vediamo e immaginiamo nei romanzi di Izzo è una Marsiglia che esiste ancora?

Sì. A Marsiglia bisogna cercare. Ci vuole una certa apertura. È una città che si ama o si odia.

La Marsiglia di Izzo cercano di tirarla a lucido. Ma è difficile in questo luogo tanto francese quanto indisciplinato. La Marsiglia di Izzo è nelle lotte, quando la gente fa sentire la sua voce.

Quando crolla un palazzo si fa la conta dei morti e la gente si organizza nel dolore e nel pretendere dei diritti.

Come narra Izzo, qui c’è la passione che sopravvive: “Anche per perdere bisogna sapersi battere”. 

Vengo spesso a Marsiglia. La scorsa estate dopo 2 anni dall’ultima volta ho notato un aumento di fervore culturale e giovanile. È stata una mia impressione?

Credo sia una costante. In questo momento la città è piena di giovani italiani. 

Come sono passati nella tua vita lavorativa questi 2 anni di pandemia mondiale pieni di restrizioni?

Ho vissuto il confinement qui. Io abito in centro e vedere questa città deserta è stato impressionante. La pandemia mi ha bloccata in continuazione.

Quando rientravo in Italia chiudevano in Italia, quando tornavo a Marsiglia chiudevano la Francia.

La mia vita di lavoro è stata di letture, riflessioni.

Soprattutto ho cercato di capire cosa stava accadendo. E con i disagi che tutti abbiamo vissuto. Ho cercato di fare un lavoro su me stessa. Un punto della situazione.

Anche faticoso che però mi ha portato a scoprire il valore della felicità.

Stefania un’ultima domanda. Quale libro di Izzo  rileggi più spesso? E perché?

I libri di Izzo li sfoglio. Li conosco a menadito e adoro rileggere dei passaggi della trilogia, la vecchia edizione che conservo gelosamente con mille sottolineature.

Perché? Izzo è sempre attuale. È stato profetico. E personalmente gli devo molto.

The Parallel Vision ⚭ _ Marco Amoroso)

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