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#Intervista: Matemù, “L’arte è un bisogno primario”

Intervista: Matemù, “L’arte è un bisogno primario”

La prima sensazione ad occhi chiusi avuta mentre ascoltavo il brano “Come Te”, che oggi vi presento, è stata quella di voler iniziare a ballare.

Movimenti di allegra liberazione dagli stereotipi, dai pregiudizi e dalle difficoltà di ogni giorno. 

Come Te” è il pezzo realizzato dai ragazzi e le ragazze di MaTeMù, lo Spazio Giovani e Scuola d’Arti creato e gestito dal CIES Onlus dal 2010, in collaborazione con il Municipio Roma I.

Un luogo di incontro e produzione artistica e culturale, dove giovani di tutte le culture e provenienze possono esprimere la propria creatività e trovare sostegno in uno spazio di inclusione che è una fucina di idee e iniziative.

Come Te” è un brano pulito, che si ascolta con leggerezza e che regala 4 minuti e 22 secondi di colorata armonia.

Il testo ci invita ad assaporare la vita e sorridere sempre.

È omaggio stesso alle attività di MaTeMù dove i tanti diventano uno con un obiettivo essenziale: cambiare le prospettive se quelle che viviamo non hanno il colore che vogliamo noi.

Il brano, oltre a esprimere la creatività e l’impegno dei ragazzi che frequentano lo spazio, ha anche un secondo obiettivo: quello di riuscire a reperire le risorse necessarie per produrre il disco di esordio della MaTeMusik band.

Aiutateci a realizzare un sogno”, dice Claudio Bruno, il bassista della band.

L’uscita del singolo “Come Te” infatti, lancia anche una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso che ha come obiettivo quello di riuscire a realizzare il primo disco della MaTeMusik band & crew, che prenderà proprio il nome del singolo: “Come Te”.

Ad accompagnare e arricchire l’uscita del brano c’è il videoclip realizzato da Andrea Segre che così racconta i giorni di riprese: “Da MaTeMù le idee escono anche se non vuoi. Con le parole, con i corpi, con gli sguardi, con le vite“.

Ho semplicemente avuto l’onore di poterle ascoltare e farmi trascinare in una danza collettiva tra silenzio e follia, tra pensiero e libertà, tra solitudine e gruppo“.

Così è nato questo nostro videoclip. Le scene sono state girate a Roma, tra il Circo Massimo, Colle Oppio, Torpignattara e il Parco degli Acquedotti“.

Ho avuto il piacere di raggiungere telefonicamente la Dott.ssa Dina Giuseppetti, responsabile della scuola di MaTeMù, per approfondire il valore dell’azione educativa, culturale e cooperativa che questa realtà offre ai ragazzi che la frequentano e al territorio stesso.

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MaTeMù

Cosa rende distintivo il lavoro che MaTeMù svolge?

Io penso che ci siano 2 tratti distintivi principali.

Il primo è che MaTeMù è l’unica, almeno per quel che mi risulti, scuola d’arte completamente gratuita con 11 corsi di attività artistiche tenute da professionisti dal mondo della musica, del teatro, dell’hip hop e del fumetto e non da operatori del mondo del sociale prestati all’arte.

Sin dalla sua nascita MaTeMù si è rivolto non a un target specifico di utenza in condizioni di disagio, non soltanto ai migranti, non soltanto ai ragazzi e alle ragazze in condizioni di difficoltà, ma ha fatto un gigantesco sforzo per essere per tutti.

Per creare un mix di estrazione sociale e culturale per non trasformarsi in un ghetto, seppur dorato, e questo ha permesso che a MaTeMù suonino insieme, ad esempio, i ragazzi dei centri d’accoglienza e delle case famiglia ma anche i ragazzi del conservatorio o del Saint Louis.

Lo sforzo, anche molto alto che sembrava strano a quei tempi di cercare dei giovani che non fossero in condizioni di disagio, è stato ripagato perché l’intuizione del creare un posto per tutti dove ci si possa aiutare si è rivelata una buona intuizione. 

“L’idea alla base è che l’arte e la cultura siano l’unica reale possibilità di riscatto per tutti questi giovani che noi conosciamo che sembrerebbero tutti destinati a fare i camerieri o i pizzaioli

Il valore inclusivo delle arti: cosa ci può dire a riguardo?

L’idea è che l’arte e la cultura siano dei diritti e non dei lussi, dei bisogni primari che dovrebbero essere accessibili a tutti e perché lo siano ci sono 2 caratteristiche.

Una è sicuramente la gratuità, la seconda è il fatto che questi corsi sono affiancati da servizi considerati già bisogni primari.

Quindi vicino ai corsi di musica troviamo la scuola di italiano per stranieri, il supporto scolastico, psicologico, l’orientamento e la formazione al lavoro.

La nostra idea è che queste possibilità siano contemporanee sia per orario sia per luogo in modo che i ragazzi che si avvicinano per imparare l’italiano (ad esempio) si trovino coinvolti da coetanei dentro corsi di tipo artistico.

Accogliere che cosa significa?

Io penso che il modo in cui oggi venga usata la parola accoglienza sia molto fastidioso, un po’ peloso.

Le Nazioni non sono case.

A casa mia accolgo le persone, invece la Nazione è uno Stato con dentro dei cittadini.

La possibilità di muoversi dal proprio Paese a un altro per cercare una vita diversa dovrebbe essere un diritto, non una questione di solidarietà da parte di qualcuno che ti accoglie.

Uno Stato stabilisce che tutti i cittadini hanno delle opportunità per cercare delle condizioni di vita migliori.

Quindi l’accoglienza sarebbe una bella parola, solo che la limitiamo nell’uso come se ci fossero dei buoni che accolgono dei poveracci.

Invece noi stiamo parlando di persone che hanno attraversato il mondo e che hanno delle competenze non formali, molta forza e molto coraggio e che hanno deciso di intraprendere un viaggio per vivere meglio.

Come in tutte le situazioni ci sono persone migliori e persone peggiori.

Ma questo va oltre il termine “accoglienza”.

Un messaggio per i ragazzi della band e per quelli che con determinazione scelgono il percorso delle arti per dare un significato altro alla vita 

Un augurio grande che voglio fare ai ragazzi è di vedersi sempre davanti tutte le possibilità, tutti i futuri possibili.

La cosa pazzesca di lavorare con gli adolescenti è che, in qualunque situazione essi siano, hanno di fronte tutti i futuri possibili e si tratta solo di vederli.

Auguro loro che riescano a immaginarsi in una situazione diversa quando quella che vivono non gli piace.

Più nel piccolo, alla MaTeMusik band & crew auguro che il progetto vada alla grande e che possano realizzare il sogno di fare un Ep con 6 pezzi.

Invito tutti voi a fare questa donazione!

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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