Arte Cultura

#Intervista: Vito Bongiorno, “fare arte è osare”

#Intervista: Vito Bongiorno, “fare arte è osare, siamo tutti artisti”

Le storie d’artista iniziano spesso con una frattura.

La storia di Vito Bongiorno, nato ad Alcamo nel 1963, riceve il suo primo segno indelebile nel 1968, quando il Belice viene scosso dal terremoto che lo devasta.

Vito ha 5 anni, e la sua famiglia si trasferisce a Genova.

Ha 8 anni quando arriva a Roma, sua città d’adozione, dalla quale poi non si separa se non per periodi dedicati a formare un talento artistico che già in tenerissima età non aveva esitato a manifestarsi.

Infatti, se gli chiedi quando ha realizzato la sua prima mostra, lui ti risponde che aveva 13 anni quando il parroco della chiesa di Casal de’ Pazzi, nella periferia romana, gli chiedeva di illustrare con un disegno il Vangelo della domenica.

La mostra fu, pertanto, una Via Crucis.

Dai disegni realizzati in quell’oratorio sulla Tiburtina il giovane Vito è passato al liceo artistico (uno dei suoi professori è stato Mino delle Site, esponente dell’aeropittura futurista) e poi a Monaco e a New York, dove – con una gavetta fatta di dipinti di paesaggi italiani per i ristoranti tedeschi e grazie a qualche fortunato incontro, come quello con Keith Haring – è entrato in contatto con i movimenti artistici degli anni ’80 e ’90. 

Le sue opere sono state esposte – tra gli altri siti – nella Centrale Montemartini, alla Triennale di Roma, alla Biennale di Venezia e al Macro di Via Nizza.

Nel 2019 il Museo d’arte contemporanea di Alcamo MACA, che ha dedicato all’artista una sala, ne ha ospitato l’Antologica, mentre tra le mostre più recenti ricordiamo “Contaminazione” (Roma, Hub/Art 39, 2020).

Il Museo delle Trame Mediterranee “Fondazione Orestiadi” di Gibellina ospita il suo “Oltremare” a Gibellina. 

Noi l’abbiamo incontrato in occasione della mostra Rinascita, ospitata alla Galleria Fidia di Fausto Fiume fino al 10 luglio (lunedì-venerdì ore 10 – 13 | 16 – 19.30, sabato ore 10 – 13, domenica chiuso).

L’8 luglio è in programma una giornata di approfondimento alla presenza dell’artista con la proiezione del corto “L’arte degli elementi, la rivoluzione culturale di Bongiorno”, regia di Gianfilippo Minervini.

L’incontro è libero ma su prenotazione (info@artefidia.it o 334.9053563).

L’esposizione, a cura di Gemma Gulisano, ospita 16 nuovi lavori.

Si tratta di mappe, carbone e foglia d’oro su tela: protagoniste le Regioni italiane, simboli di un’Italia frammentata, smembrata: “paesaggi brulli, privi di vegetazione, anneriti dallo smog, impregnati di petrolio; paesaggi quasi spettrali, desolati, abbandonati da individui troppo dediti all’egoismo”, si spiega nel catalogo. 

Pittore, scultore, artista multimediale (così lo definisce il dizionario biografico della Treccani), Bongiorno ha iniziato a farsi conoscere in Italia con uno stile molto personale, che fonde suggestioni della body art e della land art, utilizzando i grigi e i neri della cenere e del carbone in contrasto con le monocromie in blu.

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Vito Bongiorno

Perché questi due colori?

Il blu è il mio colore preferito, è la purezza.

Non solo il colore del mare e del cielo, è la tonalità che mi riporta in Sicilia.

È il colore che ho scelto, in un periodo precedente della mia attività artistica, per le impronte dei corpi femminili.

Il carbone l’ho scelto perché per me è il simbolo di un inquinamento che è sì ambientale, ma anche politico e culturale.

Ma contiene una scintilla di vita, l’energia che innesca il processo di rinascita e il fulcro della mia arte è tirar fuori da qualcosa di negativo marcio inquinato, una fiammella, una luce.

Per questo in “Rinascita” ho aggiunto l’oro, il mio tentativo di trovare la positività per me e per gli altri in un momento storico tanto buio.

Il corpo femminile è sempre presente nei tuoi lavori, cosa rappresenta per te?

Dio è donna e per me il corpo femminile incarna la purezza, la delicatezza e la raffinatezza che all’uomo manca.

Nelle mie istallazioni la donna è un’impronta e una presenza reale, è la Grande Madre Terra che vuole tornare a togliersi la maschera per respirare aria pulita.

Dobbiamo metaforicamente levare la maschera, essere audaci.

Fare arte è osare.

Tutti siamo artisti, dobbiamo solo saper sprigionare il germe che abbiamo dentro.

Ma la messa in atto dell’idea deve essere fulminea, rapida. 

Se potessi scegliere dove esporre le tue opere?

Il carbone si addice al silenzio, sarebbe bello esporre sulla Luna.

Però, rimanendo più con i piedi per terra, c’è un posto a cui sto pensando da un po’ ed è la cosiddetta Casa Albero che si trova a Fregene, sul litorale laziale, dove vivo da alcuni anni.

Progettata da Giuseppe Perugini, Uga De Plaisant e Raynaldo Perugini, è un capolavoro di architettura razionalista ed è in corso il progetto di riqualificazione.

Potrebbe essere quello il prossimo contenitore.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Paola Polidoro)

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