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L’Ammazzacaffé: Johnny Cash e l’altra faccia (nera) del rock

L’Ammazzacaffé: Johnny Cash e l’altra faccia (nera) del rock 

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Il Rock & Roll nasce contagiato sin dal primo fascio embrionale.

Elvis lo aveva strappato alla cultura blues, che lo aveva strappato allo swing, che lo aveva strappato al jazz. Fu senza ombra di dubbio il ciuffo di Memphis ad averne fatto successivamente una questione per bianchi, di classe borghese, altolocata, ma il rock, quello verace, nasceva dalla musica afro, dagli anfratti della società americana.

Nato con la finalità di liberare dal male, come in genere fanno le preghiere, il rock diventa poi, grazie al King, componente estetica della vita, della contemporaneità, finché non acquisisce quella spinta etica che grazie a Johnny Cash, quello di “I walk the line”, diventa anche un manifesto civico.

Sesso da una parte, con Elvis. Rabbia dall’altra, con Cash.

Nessuno dei due esente da droghe e frustrazioni. 

Scoperto da Sam Phillips, lo stesso che acquisì, tra i graziati della Sun Records, Jerry Lee Lewis, Johnny Cash dell’Arkansas aveva modi bruti e suonava la chitarra in chiave country.

C’era del soul in ciò che componeva. E anche del rock, con arie gospel.

Insomma, Cash sapeva fare di ingredienti spuri un bel companatico adatto a tutte le ore. A ogni languorino musicale.

Si capisce presto che Johnny non è uno che vuole farsi amare. Anche per questo entra ben presto nelle grazie degli ultimi da cui si fa chiamare il becchino, probabilmente per i suoi abiti neri. Il becchino si trasformerà presto in Man in Black.

Il primo gennaio 1958 Johnny Cash è in gattabuia al Penitenziario di San Quentin, a suonare per i detenuti.

Quando suona e canta, Johnny Cash compie una magia: il ghigno scompare da quella faccia anagrammata di vicende tristi e tutte quelle persone dimenticate dal resto della società si sentono, per il tempo di un concerto, vivi. 

“Indosso il nero per i poveri e gli oppressi,
Che vivono nel lato disperato e affamato della città,
Lo indosso per il detenuto che ha a lungo pagato per il suo crimine,
Ma è lì, perché è una vittima dei tempi”

Johnny Cash – “Man in black

L’AUTRICE

Ho scritto 10 romanzi – di cui 2 conclusi e pubblicati -, un corale, un musical, brani, articoli, interviste, pezzi, aforismi, memoranda, lapidari, fiabe e barzellette. Ho vinto qualche premio e ricevuto un po’ di applausi. Poi ho smesso di fumare e ho perso l’appeal, come Vasco da quando non si droga più. Ghost writer di “writers” più famosi. Questo rubrica la dedico a tutti. A tutti quelli che amano l’aroma del caffè mischiato al sapore alcolico dell’inchiostro sul moleskine.
Elisa Mauro

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(© The Parallel Vision ⚭ _ Elisa Mauro)

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