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Non rimanere nella trappola del revenge porn: tutelati!

Non rimanere nella trappola del revenge porn tutelati!

Il fenomeno del revenge porn sta avendo un’ampia diffusione negli ultimi tempi e assume risvolti talvolta tragici. 

Di cosa si tratta nello specifico e come ci si può tutelare lo vediamo con l’Avvocato Fatima Kochtab nel seguente articolo.

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Photo by Karolina Grabowska on Pexels.com

Cosa si intende con l’espressione “revenge porn”

Iniziamo con il chiarire che il termine “Revenge porn” è di derivazione anglosassone ed è stato tradotto dall’Accademia della Crusca in “vendetta pornografica”.

L’espressione fa, infatti, riferimento a un atteggiamento vendicativo posto in essere mediante la minaccia di diffondere o l’effettiva diffusione di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso della persona ritratta con il fine precipuo di metterne in cattiva luce la reputazione. 

Come è evidente si tratta di un comportamento violento in quanto mina la libera determinazione delle vittime e ne pone in periocolo l’onere, il decoro, la reputazione, la privacy, nonché il cosiddetto onore sessuale.

La normativa vigente

Al fine di evitare che simili condotte oltraggiose rimanessero impunite o punite non adeguatamente la Legge 19 luglio 2019,n. 69, meglio nota con il nome di “Codice Rosso”, ha introdotto nel codice penale il reato di “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti” previsto e punito dall’art. 612 ter.

L’articolo in questione pone l’accento, ai fini della configurazione del reato, sulla mancanza di consenso alla divulgazione da parte delle persone ritratte.

A nulla rileva la circostanza che la vittima abbia approvato la realizzazione della foto o del video in forma strettamente privata oppure che li abbia realizzati autonomamente e spediti al possessore laddove la stessa non abbia, altresì, espressamente manifestato il consenso anche alla loro divulgazione. 

Chi è l’autore del reato

È considerato colpevole del reato in questione chi invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati.

Per la legge sono considerati parimenti colpevoli:

  • sia coloro i quali sono in possesso delle immagini o dei video perché li hanno realizzati (ad esempio l’ex fidanzato che ha realizzato la foto o il filmato)
  • sia coloro che li hanno ricevuti o comunque acquisiti e contribuiscono alla loro diffusione (ad esempio gli amici di calcetto che hanno ricevuto le foto o il video e contribuiscono alla divulgazione)
  • sia, infine, coloro i quali ne sono entrati in possesso sottraendoli (come ad esempio il soggetto che viene in possesso dell’immagine o del video hackerando e-mail, cloud, smartphon, tablet delle persone rappresentate)

L’addove poi l’autore del reato è una persona che è o è stata legata alla vittima da relazione affettiva compreso il coniuge, anche separato o divorziato, si applica un aggravio di pena.

Altrettanto è a dirsi per il caso in cui i fatti siano stati commessi mediante l’utilizzo di strumenti informatici o telematici.

Come agire se si teme o si è vittima di revenge porn

Dati i tempi che corrono sicuramente è raccomandabile una condotta prudente anche quando si decide di realizzare un filmato o una foto dal contenuto “hot” con una persona fidata.

Pertanto, allorché si decida di acconsentire alla loro elaborazione o di inviarli, è opportuno specificare che la riproduzione è riservata.

Se ancora non si è vittima di revenge porn ma si vuole agire in via preventiva ed evitare che video o foto siano diffusi, la prima cosa da fare è inviare una diffida alla (o alle) persona/e in possesso del materiale tramite un messaggio che consenta una ricevuta di lettura in cui si chiarisce che la foto è privata e si nega l’autorizzazione a qualsiasi tipo di pubblicazione o divulgazione.

Se invece l’immagine o il video è già stato divulgato, o si teme che lo sia, allora bisogna denunciare l’accaduto alle autorità competenti affinché possano fare le dovute indagini, bloccare la diffusione delle immagini o dei video e procedere in giudizio contro gli autori del reato. 

Chi denuncia può farlo autonomamente recandosi presso un commissariato di polizia postale, presso i carabinieri o la questura raccontando i fatti, anche semplicemente di avere il timore che il video o l’immagine stia circolando online.

Si consiglia di allegare alla denuncia screenshot, una chiavetta USB o un cd che contengano le prove dei video o dei filmati e un breve documento che includa tutti gli url dove essi sono ancora visibili in maniera tale da aiutare l’autorità a volgere le indagini in modo celere e più funzionale possibile. 

Una volta sporta denuncia sarà la polizia postale, incaricata dal pubblico ministero titolare delle indagini, ad aiutare la vittima a raccogliere le prove necessarie per sostenere l’accusa in giudizio. 

Si può, inoltre, fare una segnalazione diretta al Garante per la privacy.

La legge sul cyberbullismo ha consentito, infatti, a tutti, anche ai minorenni, di agire in autonomia e celerità.

Qualche consiglio utile

Anche se la normativa vigente mette a disposizione della persona offesa 6 mesi di tempo per sporgere denuncia, decorrenti dal momento in cui è venuta a conoscenza della divulgazione illecita, si raccomanda di agire il prima possibile. 

Trattandosi di un reato le cui prove sono difficili da produrre si consiglia ad ogni modo di non agire da soli ma di farsi assistere da un legale.

Ricordo che è previsto il gratuito patrocinio per il caso in cui non si abbiano le disponibilità economiche per farlo. 

Sono stati, inoltre, messi a punto anche alcuni strumenti utili al fine di supportare la vittima nel percorso di fuoriuscita dalla violenza, come ad esempio:

  • l’associazione “Permesso Negato”, che mette a disposizione una linea attiva h24 e una chat
  • la piattaforma “chi odia paga” che consente alle vittime di avere un primo orientamento legale ed alcuni consigli operativi anche su come sporgere denuncia e cosa allegare alla medesima, acquisire in autonomia la prova digitale delle immagini o dei video presenti online in modo da poter presentare tali prove in giudizio e infine rimuovere i contenuti illeciti condivisi

L’Autrice

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Fatima Santina Kochtab è avvocata freelance, insegnante privata di diritto e dottoressa in legge con una tesi in diritto processuale penale dal titolo “Presunzione di innocenza e considerazione di non colpevolezza alla luce della disciplina normativa dei diritti dell’imputato“.

Ha approfondito la materia legale attraverso vari corsi di formazione e di preparazione all’esame di abilitazione, conseguendo quindi l’abilitazione forense.

Attualmente svolge l’attività di avvocata freelance e scrive numerosi articoli per il web, materiale di studio e approfondimento di leggi, normative vigenti e di questioni dottrinali e giurisprudenziali.

In continuo aggiornamento professionale, ha da poco terminato di seguire il corso pratico di formazione sul processo tributario tenuto dall’Istituto Carlo Arturo Jemolo.

Al fine di mettere anche al servizio degli altri il suo bagaglio personale e culturale, Fatima è discente del corso di formazione per operatrici anti-violenza domestica e di genere tenuto dalla cooperativa “Befree”.

(© The Parallel Vision ⚭ ­_ Fatima Santina Kochtab)

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